Lunga intervista al canale YouTube del Corriere dello Sport per Francesco Palmieri, direttore sportivo del Sassuolo. Vi proponiamo le sue parole trascritte dalla nostra redazione. Se dovesse descriversi professionalmente, quindi in questo caso da direttore sportivo, quali sono le tre caratteristiche che direbbe a tutti quanti? "Passionale, testardo e leale".
Questo calciomercato è iniziato con un po' di ritardo? Prima informalmente mi diceva il Mondiale in realtà non è la vera causa. Perché stanno un po' tutti aspettando le mosse degli altri?
"Perché oggettivamente ci sono tantissime difficoltà, il Mondiale non può essere l'unica scusante secondo me. Perché francamente tutte le società sono piene di calciatori, è sempre così bello e facile poter acquistare dei calciatori, ma la grande difficoltà è quando devono uscire dei ragazzi. Venderli o cercare di metterli a posto è la grande difficoltà nel mondo del calcio. Sappiamo benissimo che è un momento particolare, ma come tutti i momenti particolari bisogna dare il meglio di sé per cercare di sistemare le cose".
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Muharemovic in questo senso è stata un'eccellenza da parte del Sassuolo che in questi anni ci ha sempre abituato al saper valorizzare i propri talenti e poi quando c'è possibilità a lasciarli andare.
"Penso che sia stata una grandissima operazione perché è stato un ragazzo che abbiamo preso l'anno della Serie B, gli ultimi giorni di mercato, ha fatto un percorso incredibile con noi di crescita, era un giocatore che conoscevamo benissimo perché ha giocato sia nella Primavera che con l'Under 23 della Juve. Ci abbiamo creduto e ha acquistato un valore sia tecnico che economico molto importante. C'è stata una grandissima pressione da diverse squadre e in lì si è apparsa quella che concretamente voleva il giocatore e si è concretizzata questa grande operazione che ha fatto felice il ragazzo, felice un po' tutti quanti perché anche per noi è un motivo di grandissimo orgoglio e soddisfazione vendere un nostro giocatore a una cifra importante ma dare a lui la possibilità di giocare in Premier League che è il sogno di tanti calciatori".
Adesso è il sogno dei ragazzi giovani di giocare in Premier League, vero?
"Sì, come era il sogno una volta di giocare nella Serie A italiana, però in questo momento non bisogna nascondere la realtà che il calcio in Premier League adesso è di primissima fascia, è un livello importantissimo, hanno l'aspetto economico importante, hanno grandissima forza e i giocatori più forti sono tutti destinati a quel campionato. È un campionato affascinante, bello e auguro a tanti di poter ambire e andare a fare quel campionato importante".
Direttore, ha appena preso un giocatore di cui si parla un gran bene, c'è molta curiosità da parte dei tifosi, da parte anche degli appassionati di calcio nel vedere Adzic con più continuità rispetto a quella avuta nella Juventus. Che calciatore è? Che cosa l'ha colpita? Perché l'ha voluto qui?
"È un giocatore che conosciamo un po' tutti gli addetti ai lavori, anche se è un 2006, è un giocatore con grandissime qualità tecniche, grande talento, preso dalla Juve qualche anno fa, è stato anche pagato all'epoca dei soldi importanti, perché questo ragazzo ha delle caratteristiche spiccate, grande qualità, grande tecnica, elegante, è un giocatore che secondo me in questo ambiente potrebbe fare grandissime cose. Abbiamo dato la possibilità a tanti ragazzi di crescere, spero che possa darci una grande mano. Ci serve un giocatore con determinate caratteristiche, un giocatore di qualità e si è scelto di puntare su di lui".
Sembra che la qualità comunque sia un tratto distintivo, sia della storia del Sassuolo, sia la storia sua come direttore, anche quella di Alberto Aquilani, ovviamente la scelta non può essere casuale, e Adzic un po' va in quella direzione, un trequartista potenziale potrebbe essere, magari si gioca sempre a fare questi paragoni, magari a lei possono stare antipatici, immagino, però potrebbe essere il nuovo Liberali in termini di valorizzazione tattica. Con il mister, quanto effettivamente condividete l'idea del mercato, o quanto poi un direttore sportivo ha la responsabilità di credere a prescindere dal sistema tattico su un giocatore?
"Io penso che sia da condividere sempre la scelta dei calciatori, poi ognuno deve fare come giusto che sia il proprio ruolo, perché i calciatori non sono né di Palmieri né di Aquilani, o meglio ancora né del direttore sportivo ma dell'allenatore, i calciatori sono delle società e le società in questo momento devono stare attente non solamente al discorso tecnico ma anche al discorso economico, per cui si fanno delle scelte in base a quello che si può fare, quello che si deve fare, io ho la fortuna di lavorare in una grande società con una proprietà incredibile, in questi anni abbiamo fatto dei grandissimi investimenti, abbiamo un parco giocatori importante, lo scorso anno, primo anno di Serie A dopo il ritorno da una stagione fatta in Serie B trionfalmente, abbiamo fatto una grandissima stagione, la maggior parte del gruppo dello scorso anno è ancora con noi, per cui cerchiamo di fare anche quest'anno una squadra competitiva per far sì che si possa parlare del Sassuolo anche quest'anno".
Bene, sono praticamente certo che sarà così perché la Serie del Sassuolo ci insegna questo, io ho una curiosità a prescindere dal mercato, per noi diciamo che non abbiamo la fortuna di vivere la Serie A, un direttore sportivo come ragiona nel momento in cui per esempio io adesso preparando l'intervista mi chiedevo Ismael Koné, un giocatore che due anni fa era in Championship, poi non giocava al Marsiglia, poi al Rennes ha fatto abbastanza bene, però voi ci avete effettivamente creduto, come si arriva a Ismael Koné, come si arriva a scovare un giocatore che è sotto traccia?
"Ci sono tanti modi, nella società del calcio si lavorano tante figure che a volte non si vedono ma che bisogna valorizzarle secondo me, si ha l'occasione di poter confrontarsi su tante cose, poi il direttore sportivo deve giustamente scegliere quello che si può fare e quello che non si può fare, a volte attraverso gli scout, attraverso il gruppo scout che lavora per la società, a volte attraverso le segnalazioni che ci sono, confrontandosi con degli amici, insomma ormai i calciatori si conoscono sotto tutti gli aspetti, bisogna avere solamente, come ho sempre detto anche per i giovani, la forza e la volontà di credere in loro, dare la possibilità a loro di poter giocare, di poter sbagliare e poi tirare le somme dopo un po', invece a volte abbiamo tutti poco coraggio e questo secondo me ci penalizza un pochettino".
Però il Sassuolo anche sentendo una sua intervista che mi ha colpito molto, lei diceva io sono stato per anni, se non sbaglio 9 anni, il responsabile del settore giovanile qui nel Sassuolo, intanto lasciamo questa splendida terrazza ma solo per il caldo perché il Mapei Football Center, devo dire che a me fa impressione, un'impressione positiva. Direttore, ho sentito una sua intervista in cui diceva, una volta ho riportato le parole di un direttore dell'Atletico Bilbao, perché c'erano queste riunioni tra voi responsabili del settore giovanile, io adesso lo so che lei va di fretta, non la voglio tenere di fiore ma vorrei parlarne.
"Mi fa enormemente piacere dire quello che ho vissuto anche nella mia esperienza, in tante riunioni che sono state fatte tra detti chiaramente lavori e colleghi, c'è stato questo invito da parte della FIGC ad un direttore sportivo dell'Atletico Bilbao che ha raccontato un po' la sua esperienza, che mi ha colpito molto, che ricordo con grandissimo piacere, quella che ha spiegato che l'Atletico Bilbao proprio come prassi, come idea, come voglia, come impostazione era quella di dover o voler cercare di portare almeno un calciatore all'anno con la prima squadra. Io penso che sia un'idea bella da perseguire un po' tutti quanti perché se si fanno degli investimenti, se c'è una filiera che parte dal basso per cercare di far sì che si possa creare i presupposti ai ragazzi di poter crescere, si deve anche avere la possibilità di far intravedere lo sbocco della prima squadra, sennò le difficoltà sono enormi, le difficoltà per tutti sono gigantesche e ancora di più non diamo la possibilità di poter sognare a questi ragazzi. La cosa più bella nel mondo del calcio è quello che si può sognare, tutti da bambini come me, come tutti quelli che hanno fatto i calciatori, avevano il sogno di giocare in Serie A, almeno una partita di voler giocare in Serie A, di andare con la prima squadra. Una volta si vedevano i calciatori poco, invece noi abbiamo la fortuna di avere in questa società una grande partecipazione, prima squadra col settore giovanile, un'unione che ha voluto da sempre la proprietà, che è stata sempre inculcata a tutti quelli che sono arrivati dopo e che cercheremo di portarci sempre avanti, perché secondo me credere in quello che si fa all'interno è ancora più importante di quello che si possa pensare, ma in tutti i ruoli, perché questa è una società che ha dato la possibilità a tanti di crescere, sia calciatori che allenatori che dirigenti, perciò penso che ci sia una grandissima linea da seguire. Chiaramente più passa il tempo, più si fanno esperienze, si vedono esperienze, si sta cercando sempre di portare avanti, di andare avanti e di crescere ancora di più. Noi abbiamo, come ho detto prima, la fortuna di avere una proprietà molto ma molto importante, che sotto l'aspetto organizzativo sono all'avanguardia, hanno più di 110 aziende nel mondo, c'è la Veronica e Marco che danno grande supporto al Sassuolo Calcio da sempre, ancora di più la Veronica adesso che è diventata anche l'amministratore del Sassuolo Calcio, sta dando un'impronta molto ma molto precisa e siamo ben felici di poter fare delle cose in una certa maniera, perché c'è la voglia e c'è la determinazione per far sì che possa sempre crescere il movimento del Sassuolo Calcio".
Questo direi che è un esempio dell'impegno anche della proprietà, il centro sportivo veramente impressionante. Direttore, le ultime due battute. La prima è, nota delle differenze, ovviamente anche positive, ma cosa l'ha colpita di più tra questi giovani allenatori che stanno crescendo anche nel Sassuolo, anche grazie al Sassuolo, Grosso, Aquilani. Nota qualche differenza rispetto agli allenatori del passato, che non sia solo sicuramente l'attenzione tecnologica o l'utilizzo di qualche strumento in più, ma è proprio una forma mentis?
"Sì, che poi anche con la tecnologia è meglio andarci un po' cauti, che secondo me a volte si esagera anche in quello e secondo me non è tutto veritiero, perché poi anche sotto l'aspetto della scelta dei calciatori è meglio vederli, guardarli dal vivo e non solamente fidarsi di quelli che sono i numeri dati, che sono sicuramente di contorno, che possono aiutare, ma che non debbano essere indeterminate scelte. Ma gli allenatori adesso sono sicuramente evoluti. Io ho avuto la fortuna nella mia carriera da calciatore di conoscere tanti grandi allenatori che mi hanno lasciato qualcosa. Avuto Ventura, Prandelli, Sonetti, Spalletti, Zaccheroni, Olivieri. Ho avuto tanti importantissimi che mi hanno tutti lasciato qualcosa e in qualcuno di questi nuovi intravedo anche qualcosa che ho visto nel passato, perché di quelli che ho menzionato io, tanti erano all'avanguardia già tantissimi anni fa. Vedo grande partecipazione adesso degli allenatori e grande voglia nella quotidianità di migliorarsi, di voler dare la propria impronta alla squadra, ma devono sempre essere sostenuti chiaramente da una società, da un gruppo di giocatori che abbiano voglia e determinazione, delle caratteristiche giuste per far sì che si possa poi mettere in pratica quello che dovrebbe succedere sul rettangolo verde. Noi abbiamo la fortuna, come hai detto prima, di avere un centro sportivo bello e la forza di questa società, di questa proprietà è stata proprio che qualche settimana fa hanno annunciato che siamo già partiti con Rogito per allargare ancora di più questo centro sportivo, per far sì che possano essere convogliate tutte le squadre del settore giovanile, perché l'attenzione che presta la proprietà al sassuolo calcio è veramente massima".
Direttore, grazie, la lascio con l'ultima battuta. Qual è la parte più difficile di una trattativa al mondo d'oggi? Perché credo che, la mia curiosità anche, ma lei lo sente poi direttamente il giocatore? Quanto lo coccola, quanto lo riesce poi a raggiungere? Perché credo che intermediari, agenti, insomma, non siamo una cosa facile...
"Il giocatore si sente, non è la prima persona che si sente chiaramente, anzi a volte devi presentarsi, bisogna presentarsi direttamente dal giocatore di persona, perché secondo me dai più attenzione, hai più appeal, no? Chiaramente però la trattativa è veramente faticosa, è lunghissima, non è mai niente facile, discontato, non c'è mai niente. Ci sono tante sfaccettature che si fa fatica veramente a raccontare. È diventato veramente difficile qualsiasi tipo di trasferimento, sia in entrata che in uscita, ma mi piace rimarcare e dire ancora che quando hai la possibilità di fare acquisti, hai la possibilità di prendere, si fa in fretta, il problema è quando devi fare delle cessioni che ci sono tantissime difficoltà, che forse qualcuno che forse non fa questo lavoro non si rende conto. La volontà dei giocatori in primis, penso anche agli interessi degli intermediari. L'interesse degli intermediari, l'interesse dei procuratori, l'interesse dei giocatori. Quando non fanno bene è chiaramente difficilissimo poter piazzare, come si suol dire, qualche giocatore fuori, però è bello, è faticosissimo, lo dico sinceramente, per chi non vive all'interno di una società, non sa il lavoro che fa un dirigente nella quotidianità, però finché piace è giusto che si vada avanti".
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