A tutto Domenico Berardi! L'attaccante del Sassuolo rompe il silenzio e torna a parlare alla Gazzetta dello Sport, raccontando il suo amore per i neroverdi, la voglia di futuro. Ma prima un voto alla stagione del Sassuolo e al suo campionato: "Stesso voto: 8 alla squadra e 8 a me. Avremmo potuto fare meglio nell’ultimo periodo, superando quota 50 punti e raggiungendo il decimo posto. Credo anche che sarebbe stato meritato. A me è dispiaciuto non essere andato in doppia cifra con i gol: ci tenevo, in A era successo già sei volte e quattro di fila prima del grave infortunio del 2024. Otto reti e cinque assist sono comunque un buon bottino considerando anche il lungo stop per un problema muscolare".

Nelle ultime sei giornate avete battuto Como e Milan ma avete fatto un punto in quattro gare contro avversari che in classifica erano dietro di voi. Cosa vi manca per puntare al settimo-ottavo posto?
"A volte manca un po’ di cattiveria e così non sempre esprimiamo il nostro potenziale. Magari servirebbe un pizzico di esperienza in più per puntare all’ottavo posto, ma credo che la società segua sempre un’ottima politica, trovando la giusta fusione tra esperti e giovani".

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Dopo i trent’anni è cambiato qualcosa nel suo modo di vivere il calcio?
"Me lo godo di più. Sono più maturo e ho messo alle spalle i brutti pensieri. Dopo l’infortunio del 2024 (rottura del tendine d’Achille, ndr) ho vissuto momenti critici: la testa voleva smettere. Ma il cuore e il corpo no. Per fortuna hanno vinto loro".

Ha pensato davvero di smettere?
"Sì, temevo di non essere più in grado di giocare. La riabilitazione è stata difficile, soprattutto dal punto di vista mentale. Mi chiedevano di salire sulle punte dei piedi, ci provavo con tutto me stesso ma non ci riuscivo. Il cervello dava l’impulso, ma il corpo non rispondeva: sensazione bruttissima. E mi chiedevo se fosse il caso di insistere: mi sembrava una montagna troppo alta. Quando tornavo a casa, ne parlavo con mia moglie: lei mi ascoltava e poi mi calmava. Grazie a Francesca e ai fisioterapisti ho continuato a combattere e sono tornato più forte di prima".

Si è mai sentito sottovalutato?
"Sì, ma non è mai stato un problema perché ho sempre creduto in me stesso. So di avere grandi qualità calcistiche e umane. Mi ritengo un leader. Ho sempre cercato di far parlare il campo".

Dice sempre (quasi...) no alle interviste. Non le piace apparire in tv. Tra qualche anno non rimpiangerà questa chiusura?
"Non lo so. Per fortuna i miei figli Nicolò (cinque anni) e Riccardo (tre) mi seguono nelle partite e poi vanno a cercare le immagini. Basta quello. Poi qualche intervista l’ho anche fatta eh... Diciamo che se posso evitare è meglio".

Vivrà un’estate da bandiera del Sassuolo, dopo il rinnovo a vita (contratto fino al 2029, ndr) e non da uomo mercato. Sarà strano?
"Sarà bellissimo. Finalmente posso andare al mare e rilassarmi...".

Ma sarà davvero così? Se arrivasse una chiamata da un club che gioca le coppe e magari la Champions che tanto desiderava, la ascolterebbe?
"Le porte sono sempre aperte, nella vita niente è impossibile, quindi ascolterei. Però il concetto è sempre quello: io prenderei in considerazione l’idea di cambiare solo se pensassi di potermi divertire e di far parte di un progetto in cui non sarei considerato un 'passeggero'. Vorrei giocare la Champions da protagonista, non viverla da comprimario".

Come ha fatto a tenere sotto controllo il desiderio della Champions restando sempre molto concentrato sul Sassuolo?
"Con la forza dell’amore. Io amo giocare e amo il Sassuolo: ho dato tanto a questo club e viceversa. Quindi non si è mai posto il problema. Avevo detto che mi sarebbe piaciuto giocare la Champions e lo confermo. Ma per fare le cose bisogna essere in tre e, quando sembrava ci fosse la possibilità di cambiare, a essere d’accordo erano solo due componenti".

Quale Serie A ha ritrovato dopo l’anno in B?
"Un campionato sempre difficile. Però troppo tattico: si cerca di far bella figura più con il risultato che con il gioco. Con De Zerbi sembrava che noi ci muovessimo con il joystick, ma ci divertivamo tantissimo. Adesso in campo vedo tanti soldati".

In questi anni al Sassuolo ha visto arrivare e poi partire tanti giocatori. Qual è stato il più forte?
"Il più forte è ancora qui: Matic. Calciatore eccezionale e uomo di grandi valori. Ci ha dato una grande mano con la sua esperienza".

Cosa chiede agli ultimi anni della carriera?
"Vorrei solo che il fisico reggesse nel modo migliore. E ritrovare la maglia azzurra. Spero di fare altri quattro o cinque anni al top e poi si vedrà. Ma una cosa è sicura: non voglio vivacchiare o spegnermi progressivamente. Quando sarà, finirò da protagonista".

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Sezione: News / Data: Gio 28 maggio 2026 alle 09:28
Autore: Sarah G. Comotto
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