Ospitato da Stati Uniti, Messico e Canada, il Mondiale 2026 si propone fin dai primissimi giorni come l’evento imperdibile dell’anno, con match che saranno sicuramente capaci di calamitare l’interesse del pubblico internazionale. Due in particolare hanno intorno a loro delle narrazioni talmente interessanti da meritare una breve discussione intorno ai contesti in cui si sviluppano queste partite..
Da una parte abbiamo Spagna - Capo Verde, in programma il 15 Giugno ad Atlanta e dall’altra abbiamo Brasile - Marocco, in programma per il 13 giugno al MetLife Stadium di East Rutherford. Da una parte il debutto storico di una piccola nazione africana contro la “favoritissima” campionessa degli Europei, dall’altra il primo banco di prova per il Brasile guidato per la prima volta da… un allenatore che brasiliano non è.
Parliamo di partite molto diverse tra loro ma, entrambe, portano in dote con sé elementi di interesse che vanno ben oltre il semplice esito sportivo. Sono storie che meritano di essere raccontate.
Il debutto del Capo Verde contro il gigante Europeo
Partita numero uno: quella tra Spagna e Capo Verde. Una storia molto suggestiva se consideriamo che la nazionale capoverdiana sta partecipando per la primissima volta nella sua storia al mondiale. L’arcipelago, che conta poco più di 500.000 abitanti, è una delle nazioni più piccole di sempre ad accedere alla competizione e c’è riuscita grazie a una vittoria per 3-0 sull Eswatini, al termine di una qualificazione africana piuttosto solida.
A guidare la squadra c’è Pedro Leitao Brito, noto anche come Bubista, tra le nomination per il Coach Of The Year 2025; la sua rosa combina esperienza europea e identità locale, con giocatori provenienti da alcune squadre delle massime leghe portoghesi e spagnole. La Spagna, invece, può vantare in rosa alcuni dei giocatori considerati tra i più forti del mondo come Lamine Yamal o Nico Williams, per un centrocampo da primi della classe.
Non è un caso che le quote Spagna - Capo Verde restituiscano in maniera prevedibile il divario tecnico fra le due squadre, ma in un esordio mondiale il rischio mentale per la Roja resta alto e la sfida può rivelarsi più impegnativa di quanto suggerisca il nome dell'avversario.
L’esame di Ancelotti col Brasile
Il 13 giugno il Brasile si presenterà al Mondiale con una novità notevole per una squadra del suo calibro: per la prima volta affiderà la panchina a un tecnico non Brasiliano ovvero Carlo Ancelotti, che ha sessantasei anni e una ricca carriera piena di di trofei alle spalle.
Ancelotti ha preso il posto di Dorival Júnior nel maggio del 2025, lasciando il Real Madrid per accettare un incarico tanto sportivo quanto simbolico. A complicare però il percorso del Brasile troviamo il suo primo avversario, il Marocco.
La squadra nordafricana, infatti, è ben lontana dall’essere quella che una volta avremmo chiamato come una nazionale di secondo piano. Arrivata in semifinale ai mondiali del 2022, il Marocco ha dalla sua un’identità di gioco chiara, fatta di grandi capacità difensive mescolate a una forte capacità di fare pressing, oltre che unita a una gran velocità una volta recuperato il pallone.
La rosa è cresciuta tanto nel tempo e ad oggi conta calciatori abituati ai ritmi del grande Calcio Europeo. Certo, le quote Brasile - Marocco confermano i sudamericani come la squadra favorita ma il margine appare più stretto di quanto si possa pensare.
Il vero rischio per il Brasile non è il talento innegabile dei suoi giocatori ma la capacità degli avversari di prenderli in contropiede dopo delle azioni ben realizzate, punendoli per le disattenzioni. Per Ancelotti sarà la prima vera prova del nove per il proprio progetto di allenatore e sarà anche l'occasione migliore per capire se l’estro tipico del calcio sudamericano possa incontrarsi in maniera efficace con il pragmatismo Europeo.
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