Ci sono immagini che fanno più male di una sconfitta. Non hanno bisogno di moviola, statistiche o analisi tattiche: basta accendere la televisione. Mercoledì pomeriggio, durante Sassuolo-Frosinone di Coppa Italia, il Mapei Stadium ha restituito una fotografia difficile da ignorare. Sole feroce, più di 30 gradi, calcio d'inizio alle 15 e una distesa quasi interminabile di seggiolini vuoti. Gli spettatori ufficialmente presenti erano appena 1.391. Sembrava una partita organizzata quando il calcio avrebbe dovuto fare di tutto per non giocare. E così una competizione che continua a parlare di rilancio, visibilità e valorizzazione è riuscita nell'impresa opposta: presentarsi in diretta nazionale con uno stadio praticamente deserto.
Il problema, sia chiaro, non è Sassuolo-Frosinone. E nemmeno Sassuolo o Frosinone. Le due squadre hanno fatto il loro mestiere, giocando una partita vera, combattuta fino ai rigori e con una qualificazione agli ottavi in palio. Il problema era tutto ciò che stava intorno. O, più precisamente, ciò che non c'era intorno.
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1.391 spettatori: l'immagine che fa male alla Coppa Italia
Il dato è impietoso: 1.391 presenti al Mapei Stadium. Un numero che ha trasformato un impianto da oltre ventimila posti in una scenografia quasi surreale. Dalla televisione arrivavano immagini che ricordavano inevitabilmente le partite disputate durante il periodo delle restrizioni per la pandemia: spalti vuoti, voci dei giocatori perfettamente distinguibili, rumori del pallone amplificati dal silenzio.
Con una differenza sostanziale. Allora il pubblico non poteva entrare. Stavolta, molto semplicemente, gran parte del pubblico non poteva esserci perché alle 15 di un mercoledì normale la gente lavora, studia, accompagna i figli, vive. Non è esattamente una scoperta rivoluzionaria.
Perché giocare alle 15 di mercoledì?
È questa la domanda più semplice e, proprio per questo, quella alla quale diventa complicato trovare una risposta convincente. Perché programmare un sedicesimo di Coppa Italia alle 15 di mercoledì 2 settembre, con temperature superiori ai 30 gradi? Sarebbe stato così impossibile disputare Sassuolo-Frosinone alle 18 e collocare la successiva Udinese-Venezia in prima serata?
Tre ore avrebbero cambiato parecchio. Temperature meno pesanti, maggiori possibilità per i tifosi di raggiungere lo stadio dopo il lavoro, un'atmosfera diversa e soprattutto un'immagine televisiva decisamente più dignitosa per la competizione. Non sarebbe stata necessaria una rivoluzione del calcio italiano. Sarebbe bastato guardare un orologio.
Si vuole valorizzare la Coppa, ma così la si svuota
Il cortocircuito diventa ancora più evidente considerando quanto si parli da anni della necessità di rilanciare la Coppa Italia. Diritti televisivi in chiaro, sponsor importanti, nuovi format, comunicazione, promozione del prodotto. Tutto legittimo. Poi però arriva il momento di stabilire quando giocare e una partita viene piazzata nel cuore di un pomeriggio lavorativo di inizio settembre.
È difficile vendere uno spettacolo dopo aver fatto tutto il possibile per impedire agli spettatori di assistervi dal vivo. E non basta che una partita sia disponibile gratuitamente in televisione. Il pubblico sugli spalti fa parte dello spettacolo televisivo stesso. Il rumore, i colori, le reazioni, la sensazione che ciò che sta accadendo interessi davvero a qualcuno rappresentano una componente fondamentale del prodotto. Mercoledì pomeriggio quella componente semplicemente non esisteva.
Il paradosso del calcio giocato in orario d'ufficio
Il calcio italiano continua a interrogarsi su come diventare più moderno, internazionale, appetibile e competitivo. Discute di ricavi, audience, nuovi mercati e valorizzazione commerciale. Poi organizza una partita professionistica alle tre del pomeriggio di un giorno lavorativo. Il calcio che vuole conquistare nuovi spettatori finisce così per rendere complicata la vita proprio a quelli che possiede già.
Le telecamere possono scegliere un'inquadratura più stretta. Possono seguire il pallone, abbassarsi sul terreno di gioco, evitare qualche settore particolarmente vuoto. Ma non possono fabbricare un'atmosfera che non esiste.
Sassuolo e Frosinone non hanno colpe
Va ribadito perché sarebbe troppo semplice trasformare il numero degli spettatori in un processo alle due tifoserie. Il punto non è stabilire quanti sostenitori avrebbe dovuto portare Sassuolo-Frosinone in condizioni normali. Probabilmente non avremmo comunque assistito al tutto esaurito.
Ma tra un Mapei Stadium pieno e 1.391 spettatori esiste un universo. E se una manifestazione vuole essere valorizzata, il compito dell'organizzazione dovrebbe essere creare le migliori condizioni possibili affinché il pubblico possa partecipare. Non chiedergli di prendere ferie per assistere a un sedicesimo di Coppa Italia.
Un autogol che il calcio italiano potrebbe evitare
Alla fine il Sassuolo ha vinto ai rigori, il Frosinone ha combattuto fino all'ultimo e sul terreno di gioco non è mancato nemmeno lo spettacolo, peccato che intorno ci fosse quasi nessuno a guardarlo. La Coppa Italia cerca prestigio ma viene programmata come una pratica da sbrigare prima della chiusura degli uffici. Vuole essere un prodotto televisivo appetibile e poi offre alla televisione l'immagine di migliaia di seggiolini vuoti sotto il sole. Chiede ai tifosi di tornare allo stadio e contemporaneamente sceglie un orario nel quale moltissimi tifosi allo stadio non possono andarci.
Non servono rivoluzioni per migliorare il calcio italiano. Ogni tanto basterebbe evitare di complicare le cose semplici. Mercoledì al Mapei Stadium il pallone ha fatto il suo dovere. I giocatori pure. A sbagliare partita, stavolta, è stato l'orologio ma soprattutto chi ha pensato di far giocare una gara alle 15 il 2 settembre...
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