Leonardo Pavoletti ha scelto le parole per salutare il pallone. Non una conferenza, non un post frettoloso, ma una lunga lettera pubblicata su gianlucadimarzio.com, quasi un racconto di formazione. A 37 anni, "per alcuni Pavoloso, per altri solo Leo", l’attaccante livornese ha annunciato l’addio al calcio giocato, lasciando però una piccola porta socchiusa sul futuro

Nel suo racconto c’è tutta una carriera costruita senza scorciatoie: Livorno, le prime panchine, i dubbi, Viareggio, Pavia, Juve Stabia, Casale, Lanciano. Poi il Sassuolo.

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Sassuolo, una tappa decisiva ma non semplice

"A Lanciano ho fatto 16 gol. Potevo essere davvero un calciatore. Poi Sassuolo in B. 5 gol in tre partite, una squadra fortissima", racconta Pavoletti nella lettera. Ma il percorso in neroverde non fu lineare: "Qualche incomprensione con l’allenatore, pochi minuti, la promozione in A e un altro prestito in B. Per loro, non ero pronto".

Il club gli aprì le porte della Serie B e della promozione nella massima categoria, ma la consacrazione arrivò soltanto dopo, quando Pavoletti riuscì a "riprendersi" la Serie A. Nella sua lettera scrive infatti: "La Serie A me la sono ripresa mesi dopo. A Sassuolo e, soprattutto, a Genova".

Genova e la nascita di “Pavoloso”

È al Genoa, sotto la guida di Gasperini, che Pavoletti diventa definitivamente "Pavoloso". Definisce il tecnico "un genio" e ricorda anche un impatto tutt’altro che morbido, con una strigliata pubblica attraverso un video tattico dopo appena tre giorni dal suo arrivo.

Poi, però, arrivò l’esplosione: gol, vittorie, Marassi che urlava il suo nome e la sensazione di essere finalmente diventato il giocatore che aveva inseguito per anni.

Dal sogno Serie A al gol che vale una promozione

Nel racconto c’è poi naturalmente Cagliari, città e club con cui Pavoletti ha costruito un legame profondissimo. Uno dei momenti simbolo resta il gol segnato al Bari nella finale playoff: ingresso all’89’, rete decisiva poco dopo e promozione in Serie A. Una scena che riassume bene tutta la sua carriera: spesso costretto ad aspettare, ma quasi sempre pronto quando arrivava il suo momento.

Pavoletti chiude la lettera con serenità, senza retorica e con la consapevolezza di chi sa di aver fatto molta più strada di quanto immaginasse a sedici anni: "Oggi sono sereno. Ho deciso di dire addio al calcio", scrive. Poi aggiunge: "Anche se una piccola porta la lascio ancora aperta. Chissà, non si sa mai. Ma al momento, sto bene così. È iniziata una nuova pagina della mia vita".

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Sezione: News / Data: Mer 21 ottobre 2026 alle 19:15
Autore: Sarah G. Comotto
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