Dai primi calci dati da bambino seguendo il fratello maggiore fino al Sassuolo. Ignace Van der Brempt si è raccontato a SassuoloChannel, ripercorrendo le tappe della propria carriera, il passaggio dal Belgio all’estero, l’esperienza al Como e i primi mesi in neroverde. Una lunga chiacchierata nella quale il difensore belga ha parlato soprattutto di calcio, crescita personale e ambizioni, soffermandosi anche sulla sfida speciale di sabato contro la sua ex squadra.

"Ho iniziato a giocare a calcio molto presto. Credo sia stato anche grazie a mio fratello maggiore, perché lui giocava già in una squadra e i miei genitori portavano anche me. Io giocavo a bordo campo aspettando di essere abbastanza grande per poter cominciare. A quattro anni ero già in una squadra e da lì la passione è cresciuta sempre di più. Ora sono un calciatore professionista: è davvero un sogno".

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Il fratello e il sogno di giocare insieme

Van der Brempt ha raccontato anche il rapporto con il fratello, più grande di tre anni: "Non abbiamo mai giocato contro perché abbiamo tre anni di differenza. Abbiamo fatto qualche piccolo torneo insieme, però. Il mio sogno, magari alla fine della carriera, sarebbe quello di giocare con lui da qualche parte e divertirci insieme".

Due giocatori dalle caratteristiche differenti: "Lui è un trequartista, molto tecnico e raffinato. Io invece sono più fisico. È una bella differenza".

"Giocavamo dalle otto del mattino alle otto di sera"

I primi ricordi calcistici sono quelli delle giornate trascorse interamente con il pallone: "È lì che è iniziato tutto. Ho dei ricordi bellissimi: giocavamo a calcio dalle otto del mattino fino alle otto di sera. Stavamo tutto il giorno lì con gli amici, con mio fratello e con i suoi amici. È stato un periodo davvero fantastico".

Poi qualcuno si accorge che Ignace ha qualcosa in più: "Alcune persone videro che forse avevo un po' più talento e così andai al Beerschot. Lì iniziai a conoscere cosa significasse essere in un club professionistico. Si vedeva subito la differenza: c'erano giocatori più forti, affrontavi squadre professionistiche, viaggiavi in autobus per le trasferte. È lì che è iniziato davvero il mio percorso professionale".

Il fallimento del club lo obbliga però a cambiare strada: "Purtroppo la squadra fallì e dovetti trovare un'altra soluzione. Andai al Boom, dove giocai per un anno. Anche quello fu un anno bellissimo, nel quale ho conosciuto tanti amici e costruito bei ricordi".

La rivincita con il Mechelen

Van der Brempt ha ricordato anche una prima delusione trasformata successivamente in una piccola rivincita: "Prima che il Beerschot fallisse avevo fatto un provino al Mechelen, ma inizialmente non mi presero. Così andai al Boom. Durante quell'anno avevo una fame enorme di tornare in un club professionistico".

L'occasione arriva proprio contro chi lo aveva scartato: "A fine stagione giocammo un'amichevole contro il Mechelen e dopo quella partita decisero di prendermi. È stato bello tornare in un club professionistico. Dentro di me si è riacceso il fuoco".

Al Mechelen resta tre anni: "Ho tantissimi bei ricordi e ho conosciuto molte persone. Lì ho giocato anche con un ragazzo che lo scorso anno era al Sassuolo e siamo ancora molto amici".

Bruges, il salto tra i grandi

Il passaggio successivo conduce Van der Brempt al Club Brugge, una delle realtà più importanti del Belgio: "È stato un altro grande passo della mia carriera e una sfida enorme, perché dovevo lasciare casa e la mia famiglia e cambiare anche scuola. All'inizio è stato davvero difficile, ma dopo un po' mi sono sentito a casa".

La concorrenza diventa però molto più alta: "Andare nel club più grande del Belgio e riuscire a competere non era semplice. C'era tantissima concorrenza e dovevi essere mentalmente molto forte. Fortunatamente le persone del club mi hanno aiutato tanto e sono molto riconoscente nei loro confronti. Quando sei giovane non è sempre facile".

"In panchina ero nervosissimo"

Il debutto tra i professionisti arriva prestissimo, in un derby: "A 17 anni ho fatto il mio esordio contro il Cercle Brugge. È stato un momento davvero speciale, anche perché l'allenatore mi diede fiducia proprio in un derby. Essere finalmente un calciatore professionista era un sogno".

Van der Brempt ricorda ancora l'attesa in panchina: "Ero nervosissimo. Mi chiedevo: "Arriverà il mio momento oppure no?". Poi ho iniziato a riscaldarmi. Stavamo vincendo, credo 2-0, e intorno al 72' l'allenatore mi disse: "Ignace, entri tu". Ero emozionato, ma allo stesso tempo molto concentrato perché volevo fare bene. Dopo la partita c'era soltanto gioia: ce l'avevo fatta".

Da quel momento arrivano altre opportunità: "Ho avuto altre occasioni e sono riuscito a sfruttarle. Poi è arrivata la prima partita da titolare, ho segnato il mio primo gol e ho giocato i miei primi minuti in Europa. Da ragazzo, quando inizi a vivere queste cose, voli. Vai al cento per cento e cerchi di sfruttare ogni possibilità".

I titoli e il calcio durante il Covid

Van der Brempt ha vinto anche il campionato belga in un periodo particolare, segnato dalle restrizioni: "È stato strano, perché non sapevo cosa significasse vincere un campionato. Avevo 17 o 18 anni e non avevo mai provato una cosa simile. Festeggi con la squadra e con il gruppo, ma non realmente con i tifosi. È stato speciale, però ancora oggi non so come sarebbe viverlo davvero con lo stadio pieno".

Successivamente arriva la chiamata del Salisburgo: "Per me era un sogno poter giocare all'estero, in un campionato diverso. Il Salisburgo in quel momento stava facendo molto bene e riusciva a valorizzare giovani che poi finivano nelle grandissime squadre. Quando mi hanno cercato è stato speciale e mi sono sentito onorato".

Il livello si alza ancora: "Quando arrivi lì ti trovi davanti giocatori pieni di talento, tutti vanno al cento per cento e danno tutto. Era anche la mia prima esperienza all'estero: ero solo e non parlavo la lingua. Non è stato semplice adattarmi, però ho imparato moltissimo. Ho conosciuto nuove persone, un nuovo modo di giocare e una nuova lingua".

E arrivano altri successi: "Credo che abbiamo vinto due volte il campionato, quindi è stata anche sotto questo aspetto una bella esperienza".

La scelta del Como

Poi la possibilità di trasferirsi in Italia: 2I miei agenti entrarono in contatto con il club e mi raccontarono il progetto. A Salisburgo c'era il dubbio su quanto spazio avrei avuto e così abbiamo deciso di fare il passo verso Como".

Una scelta che Van der Brempt considera ancora oggi determinante: "Credo sia andata davvero molto bene. Ho vissuto due anni fantastici. Anche il club è cresciuto in maniera incredibile. Guardandomi indietro posso dire che è stata davvero una scelta giusta, con tantissimi bei momenti".

"Fabregas mi ha insegnato a capire il gioco"

Il biennio lariano ha inciso sia sul giocatore sia sull'uomo: "Il periodo a Como mi ha cambiato come calciatore e come persona. Credo di essere cresciuto molto perché ero in uno spogliatoio con giocatori di grande esperienza e vedevo come si comportavano. Ho capito che dovevo crescere anch'io".

Fondamentale il rapporto con Cesc Fabregas: "Sul campo, con Fabregas, sono cresciuto soprattutto nella comprensione del gioco. Era molto attento ai dettagli e iniziavi davvero a capire tutto quello che succedeva. In due anni mi ha aiutato moltissimo a leggere il calcio".

Van der Brempt gli riconosce un ruolo importante nella propria crescita: "Per un calciatore la cosa più importante è comprendere ciò che succede in campo. Quando puoi imparare da una persona con la sua esperienza è davvero qualcosa di importante".

Mario Kart con Morata e Sergi Roberto

Non soltanto campo. Del Como conserva anche tanti momenti vissuti nello spogliatoio e durante le trasferte: "Eravamo in sei o sette con la Nintendo Switch. Quando viaggi con la squadra passi tanto tempo in autobus o in aereo e giocavamo tutti insieme. Nasceva una competizione, ci prendevamo in giro ed era bello anche per creare chimica nel gruppo".

E sorride ricordando alcuni avversari decisamente particolari: "Giocare a Mario Kart con Morata e Sergi Roberto fa un certo effetto".

L'impressione sul Sassuolo

Prima di trasferirsi in neroverde, Van der Brempt aveva già osservato il Sassuolo da vicino: "Non avevo una sensazione particolare, ma ricordo la partita in cui il Sassuolo vinse in trasferta contro di noi. Io ero in panchina. Mi impressionò: era una squadra molto forte, giocava davvero bene e rimasi sorpreso dalla qualità dei giocatori".

Le sensazioni sono state confermate dopo l'arrivo in Emilia: "Non mi aspettavo che il Sassuolo fosse un club così ben organizzato. Le strutture sono fantastiche. Adesso, con l'allenatore, vedo come vuole giocare, come lavora la squadra e tutto quello che viene fatto quotidianamente: è davvero impressionante".

Il belga vede Sassuolo come una tappa importante del proprio percorso: "Sento di poter fare qui il prossimo passo. È un calcio molto tecnico, ma allo stesso tempo anche fisico. Credo sia davvero un posto ottimo per me per crescere. Non vedo l'ora di giocare altri minuti, aiutare la squadra e continuare a migliorare".

"Contro il Como sarà speciale, ma in campo sarà una battaglia"

Il calendario mette subito Van der Brempt di fronte al suo recente passato: "La partita contro il Como sarà speciale perché lì ho tanti amici e ho conosciuto persone fantastiche. Sarà sicuramente un po' emozionante".

Ma durante i novanta minuti non ci sarà spazio per i sentimentalismi: "È calcio. Adesso devo combattere in campo per il Sassuolo. Dopo la partita sarà bello rivedere tutti, ma prima e durante la gara sarà una battaglia".

Van der Brempt ha indicato anche quella che, a suo giudizio, può essere una delle chiavi della sfida del Sinigaglia: "Dovremo seguire il piano partita ed essere preparati ad affrontare una squadra molto forte con il pallone. Però credo che anche noi siamo molto bravi quando abbiamo il possesso. Potrebbe essere importante tenere noi la palla e costringerli a correre dietro di noi".

"In Italia sto benissimo"

Il rapporto con l'Italia, intanto, è già molto positivo: "Dell'Italia mi piacciono innanzitutto il campionato e il modo di giocare, ma anche il cibo, le persone e il clima. Mi sto godendo davvero molto il periodo che sto vivendo qui". E il desiderio è quello di restarci a lungo: "Spero possa continuare per altri anni, perché qui mi piace davvero".

La sua compagna lavora invece nel mondo del calcio in Belgio: "Lavora per DAZN in Belgio. Ogni fine settimana viaggia per seguire le partite, presentare e fare interviste. Sono davvero orgoglioso di lei. Quando giochiamo in casa cerca comunque di essere qui per me e questa è una cosa molto bella".

Anversa e la passione per la cucina

Fuori dal campo, Van der Brempt si dice molto legato alla propria città: "Sono orgoglioso di venire da Anversa. Abbiamo davvero tante cose. Consiglierei di visitare la cattedrale, è bellissima. È una città adatta ai giovani ma anche alle persone più grandi: ci sono ottimi ristoranti, puoi fare shopping, c'è praticamente tutto".

E per il futuro c'è anche una curiosità lontana dal calcio: 2Mi piace cucinare. Credo che dopo la carriera vorrei approfondire questa passione, magari frequentare dei corsi da chef e imparare a cucinare davvero bene".

Per il momento, però, prevalgono i dolci: "Adesso mi piace soprattutto preparare dessert. Faccio anche il tiramisù".

Dal Belgio all'Austria, passando per Como e arrivando a Sassuolo. Van der Brempt ha già attraversato parecchie tappe a soli 24 anni. Adesso vuole trasformare quella curiosità e quella voglia di crescere in minuti e prestazioni con la maglia neroverde. E il prossimo appuntamento, proprio contro il Como, non potrebbe essere più significativo.

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Sezione: News / Data: Gio 22 ottobre 2026 alle 15:14
Autore: Manuel Rizzo
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