Daniela Sabatino ha smesso da poco di giocare, ma nelle sue parole il calcio continua a occupare praticamente tutto. L’ex attaccante, protagonista anche con il Sassuolo Femminile e fresca di ritiro, si è raccontata ai microfoni di SassuoloChannel ripercorrendo una carriera lunghissima, il rapporto con il club neroverde e quel legame con il pallone che, a 41 anni, non sembra destinato a spezzarsi davvero.

Il filo conduttore è chiaro: orgoglio, riconoscenza e soprattutto la sensazione che Sassuolo sia stato molto più di una semplice tappa professionale.

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“A Sassuolo ho scritto un pezzo di storia”

Uno dei ricordi più forti è quello delle 100 presenze in neroverde, un traguardo che Sabatino avrebbe voluto celebrare con un gol: “Avevo un'adrenalina che forse era un po' troppa, che non mi ha permesso di essere tranquilla, infatti ho avuto due occasioni che se fossi stata leggermente più tranquilla avrei fatto gol. Sono contenta comunque di aver raggiunto in casa soprattutto le 100 presenze”. 

Poi la consapevolezza di aver lasciato comunque qualcosa: “Ho pensato di aver scritto un pezzo di storia a Sassuolo e di questo sono veramente orgogliosa”.

“Sassuolo è una famiglia”

Il passaggio più intenso riguarda però il rapporto con il club: “Qua a Sassuolo ho sempre visto una società che è una famiglia, una piccola società che ti permette di lavorare in tranquillità, che permette alle piccole di crescere”, ha spiegato Sabatino.

Un ambiente che le ha dato serenità in momenti anche molto delicati della sua vita e della sua carriera: “Per me Sassuolo è sempre stato questo, famiglia e un posto che si sta bene e che piano piano anno dopo anno cerca di migliorare e di far crescere questo calcio femminile”. 

Il ritorno dopo un momento difficile

Sabatino ha ricordato anche come il Sassuolo le abbia offerto una nuova occasione in una fase in cui alla Fiorentina trovava poco spazio: “Avevo tanta voglia di riscatto, quindi ho colto quest'occasione e ringrazio il Sassuolo perché comunque ha creduto in me”. 

Il tema del futuro resta aperto, ma una cosa Sabatino sembra averla già decisa: difficilmente si allontanerà davvero dal suo mondo: “Come ho sempre detto amo questo sport e non riesco a pensare a quel che sarà. Faccio ancora fatica perché mi rivedo sempre in una calciatrice e mi auguro che possa trovare un ruolo che mi appassioni, che mi dia la stessa adrenalina come essere una calciatrice”. E ancora: “Il calcio è la mia vita e quindi non riesco a vedere un'altra Daniela lontano dal mondo del calcio”. 

Il ricordo di chi l’ha formata

Nel corso dell’intervista Sabatino ha voluto anche rendere omaggio a figure che hanno segnato la sua crescita, come Betty Vignotto e Milena Bertolini. Ha raccontato come alla Reggiana abbia imparato a cambiare atteggiamento e mentalità, fino a comprendere cosa volesse dire diventare una calciatrice completa. “Mi hanno fatto capire cosa bisognava fare per raggiungere certi obiettivi”, ha ricordato. 

Su Vignotto, parole ancora più dirette: “Se sono riuscita a raggiungere degli obiettivi importanti, un po' lo devo anche a lei”. 

Brescia, Milan, Mondiale: una carriera piena di immagini

Nel racconto trovano spazio anche i grandi capitoli della carriera: gli otto anni al Brescia, lo Scudetto, il sogno di vestire la maglia del Milan e il Mondiale del 2019, uno dei momenti che Sabatino definisce indescrivibili.

Ma il calcio, per lei, è sempre stato anche famiglia. Ha ricordato il padre, la sua scomparsa e il momento in cui aveva pensato di smettere. “La mia famiglia mi ha sempre detto che il sogno di mio padre era quello di vedermi calciatrice. Sassuolo mi ha dato quella serenità, quella tranquillità”. 

“Spero di aver lasciato un segno”

La parte finale dell’intervista è forse quella che riassume meglio Daniela Sabatino. Messaggi ricevuti dopo il ritiro, ringraziamenti, critiche trasformate in carburante e la speranza di aver lasciato qualcosa soprattutto alle più giovani.

“Mi auguro comunque di aver lasciato un bellissimo segno con la mia simpatia, così mi dicono, la mia leggerezza, forse nei momenti più tesi, però anche la voglia di raggiungere certi obiettivi con passione, con sudore, con sacrificio. E quindi mi auguro che le giovani lo possano vedere”. 

Il calcio giocato è finito. Quello di Daniela Sabatino con il calcio, invece, probabilmente no.

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Sezione: Sassuolo Femminile / Data: Gio 22 ottobre 2026 alle 12:50
Autore: Sarah G. Comotto
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