Dal Siglo 21 al Gimnasia La Plata, dall’Argentina all’Italia, dalla Coppa Italia conquistata con il Bologna alla nuova avventura con il Sassuolo. Benjamin Dominguez si racconta a SassuoloChannel ripercorrendo praticamente tutta la propria storia calcistica e personale. Il soprannome “El Nene”, l’esordio a diciassette anni, il rapporto con i tifosi del Lobo, Maradona e Messi, il trasferimento in Serie A e infine la scelta neroverde. Con un obiettivo che non è cambiato: ricevere il pallone, puntare l’uomo e provare a saltarlo. “Non ho mai paura di andare a duello”, racconta l’argentino.

Tutto comincia nel quartiere, molto prima che Dominguez potesse immaginare di arrivare in Serie A. “Ho iniziato in un club del quartiere, Siglo 21 si chiama. Poi ho giocato nelle comunità rurali e poi sono andato al Gimnasia. Avevo 14 anni e lì ho fatto tutto il settore giovanile”.

“Il soprannome ‘El Nene’ viene perché la gente del Gimnasia mi chiamava così, perché ho la faccia di un ragazzino, sembro più giovane. Anche perché sono andato in prima squadra quando avevo 17-18 anni”.

Quasi sette anni trascorsi nello stesso club hanno trasformato il rapporto con il Gimnasia in qualcosa che va ben oltre il calcio. “Mi ricordo che abbiamo giocato una partita nel derby. Abbiamo fatto una giocata all’ultimo minuto, abbiamo pareggiato la partita e da lì è iniziato un bellissimo rapporto con i tifosi del Gimnasia. Sono arrivato quando avevo 14 anni e sono stato lì quasi sette anni, quindi una grande parte della mia vita. Mi sono innamorato del club. È un club storico che ha dei tifosi pazzi. I pazzi vogliono molto bene al club”.

Il percorso, però, non è stato sempre semplice. “Ho fatto il settore giovanile. Il primo anno ero lì e sembrava quasi che mi volessero lasciare fuori. Alla fine è arrivato Rodrigo Roselli, un mister che ho avuto ed è stato molto importante. Da lì ho fatto tutto il settore giovanile. Poi sono andato in Primavera quando avevo 17 anni, ho giocato 22 partite e poi ho fatto l’esordio. È stato un bel percorso”.

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“All’esordio ho giocato tre minuti e non ho toccato la palla”

La prima convocazione con i grandi rimane uno dei ricordi più nitidi. “È stato bello perché significa molto per me. Ero molto contento quando mi hanno detto che mi convocavano. Quando sei ragazzo vuoi giocare per una squadra e io sono tifoso di quella squadra, quindi è stato bellissimo”.

L’esordio, invece, Dominguez lo racconta con il sorriso: “Mi ricordo che ho giocato tre minuti e non ho toccato la palla. Però è stato bello perché c’era un obiettivo”.

Tra le partite rimaste maggiormente nella memoria c’è inevitabilmente il derby contro l’Estudiantes. "Quando abbiamo vinto il derby contro l’Estudiantes abbiamo iniziato la partita perdendo 1-0, poi alla fine l’abbiamo vinta 2-1. Quella partita me la ricordo molto bene”.

E poi il primo gol tra i professionisti: “Mettono il cross, un mio compagno, Alemán, e loro la respingono. Io ero lì fuori dall’area e l’ho presa al volo. È stato un bel gol”.

Dominguez conosce bene anche le differenze tra il calcio argentino e quello trovato successivamente in Europa. “La prima divisione argentina è molto fisica. Non è facile perché non trovi gli spazi molto facilmente. La qualità è più alta qui in Europa, ma lì si vive il calcio e i tifosi sono pazzi. A me piace molto”.

L’ultima con il Gimnasia: “Mi dicevano di non giocare, ma non potevo”

Anche l’addio al Gimnasia ha una storia particolare. “L’ultima partita contro il Barracas è stata bella. Mi ricordo che nei giorni prima mi dicevano di non giocare la partita, però io non potevo lasciare la mia squadra senza giocare davanti alla mia gente. È stata bella. Ho fatto gol e il Gimnasia è andato ai quarti di finale. Poi ha perso, però è stata bella. Ho salutato davanti ai tifosi”.

La Plata per Dominguez resta casa. “Io sono della città, sono di La Plata. Quando andavo in strada avevo sempre un rapporto molto rispettoso con la gente. È stato bellissimo perché è la mia città. Ero lì con i tifosi. È stata una bellissima parte della mia vita”.

Tra gli allenatori che hanno segnato quel percorso c’è Néstor Gorosito. “Il mio primo allenatore. Mi ha fatto debuttare. Un mister all’antica, si dice. All’antica. Mi sono trovato molto bene e lo ringrazio per avermi fatto debuttare”.

Poi Leonardo Madelón: “Bravissima persona. È stato un anno al Gimnasia ed è stato un bel campionato. Mi sa che è stata la mia migliore stagione”.

Italiano, il Bologna e la Coppa Italia

L’approdo in Italia porta invece direttamente a Vincenzo Italiano. “È stato importante per me perché quando sono arrivato qui in Italia mi ha detto che la società del Bologna gli aveva chiesto di me e lui ha detto di sì. Poi sono arrivato”.

La prima stagione italiana ha regalato a Dominguez anche un trofeo.“Il primo anno è stato importantissimo perché abbiamo vinto la Coppa Italia con il Bologna. È stato un anno bellissimo. La città era impazzita. Sono molto contento di aver fatto parte di quel Bologna. Ha vinto dopo 52 anni, sono tanti. Rimarrà nella storia”.

Due stagioni che hanno contribuito alla sua crescita: “I due anni al Bologna sono stati molto interessanti perché non mi aspettavo di crescere così nei primi due anni in Italia. Il primo anno, come ho già detto, è stato più importante del secondo perché ho avuto più campo, ho giocato di più e abbiamo vinto la Coppa Italia. Però in generale sono cresciuto molto e oggi sono qui al Sassuolo e cercherò di fare del mio meglio”.

“Maradona è un dio. Ha reso felice un Paese intero”

Quando vengono pronunciati due nomi come Diego Armando Maradona e Lionel Messi, per un argentino il racconto cambia inevitabilmente tono.

Su Maradona, Dominguez non ha bisogno di molte parole: “Non so neanche come spiegarlo perché è un dio. È un dio. Lui è stato allenatore del Gimnasia, della mia squadra, però io ero giovane e non ho potuto vederlo. Significa tanto. A volte non si spiega. Ma ha reso felice un Paese intero. È una cosa bellissima”.

Poi Messi: “Poco fa ha detto che ha lasciato la Nazionale. Io sono andato l’anno scorso e mi sarebbe piaciuto vederlo. Purtroppo ero infortunato. Ma per noi Messi e Diego significano tanto. In Argentina tutti i ragazzi hanno la maglia o di Maradona o di Messi”. “Da piccolo pensavo: sarebbe bellissimo giocare in Italia”

Quello che oggi rappresenta la normalità, qualche anno fa era soltanto un pensiero lontano. “Quando guardavo la Serie A da piccolo dicevo che l’obiettivo era arrivare in prima squadra. Tutto questo non so se me lo aspettavo, ma pensavo che magari un giorno giocare in Italia sarebbe stato bellissimo. Oggi sono qui e sono molto contento”.

Dominguez sottolinea ancora le caratteristiche del calcio italiano:

“Qui è molto fisico, fisico fisico. C’è più qualità e poi è uno dei primi campionati in Europa. Qui ci sono i più forti”. Ed è proprio contro avversari di questo livello che vuole continuare a sfruttare la propria caratteristica principale. “L’uno contro uno è la mia caratteristica. È quello che mi ha portato qui in Italia, alla Nazionale argentina. È quello che mi ha portato a fare molto bene al Gimnasia. Sono contento di essere così e di puntare sempre l’uomo”.

La paura del duello non appartiene al suo vocabolario. “No, non ho mai paura di andare a duello. Mi sa che questo è un po’ il lavoro della palestra. Da quando avevo 15 anni andavo in palestra con il mio preparatore personale Ramiro Picasso. Ancora oggi mi alleno in palestra a casa mia, quindi credo che si vedano i risultati”.

Il primo gol col Sassuolo: “Ho vinto il duello e l’ho messa dentro”

Una qualità mostrata anche nel primo gol con la maglia neroverde, realizzato in Coppa Italia contro il Frosinone. “Il gol col Frosinone è bellissimo. Sono contento perché segnare è sempre bello. Mi fa un passaggio Turati e poi la palla rimbalza. Lì ho visto il centrale che era un po’ attaccato alla palla, ma sono andato forte a duello. Ho vinto il duello, poi ho visto il portiere e gliel’ho aperta tra i piedi. Molto contento perché ho fatto quattro partite col Sassuolo e ho già fatto gol. È importante per me”.

Dominguez sorride anche quando gli viene ricordata la sua predisposizione per le conclusioni spettacolari: "Quelli al volo mi piacciono anche, ma non sempre fai questi gol al volo. A volte bisogna fare questi gol: vai a duello, vinci il duello, la palla è lì e la metti dentro”.

“Ho scelto il Sassuolo anche per il legame che crea con i giocatori”

Poi il presente. “Sapevo che il Sassuolo è una squadra molto importante qui in Italia e che con i giocatori crea un rapporto bellissimo, c’è un legame. Queste sono le cose che a volte ti fanno scegliere il Sassuolo, per esempio”.

Le prime impressioni hanno confermato quanto gli era stato raccontato. “Adesso che li conosco sono bravissimi, mi sto trovando benissimo con i ragazzi. Sono bellissime persone, molto amabili. Mi sto ambientando al club e sta andando bene”.

Prima del trasferimento era arrivata anche una telefonata di Alberto Aquilani. “Con mister Aquilani ho parlato prima di venire qui, mi ha chiamato. Mi piace, mi piace lui”.

E Dominguez entra anche nei dettagli delle richieste tattiche dell’allenatore: “Chiede alla squadra di far arrivare la palla agli esterni il più pulita possibile e giocare lì, negli ultimi trenta metri. Mi chiede di giocare aperto, poi a volte mi devo mettere dentro. Mi piace, mi sta piacendo. Sono contento di avere lui come mister”.

Quanto alla posizione preferita, l’argentino lascia aperta anche un’altra possibilità: “A me piace giocare un po’ dentro, però anche largo, così punto l’uomo. Ma mi piace anche giocare dentro. Falso nove? Mi piacerebbe giocare”.

Mate, asado e Argentina: “Quello è il top”

Fuori dal campo, invece, le cose diventano molto più semplici. “Non ho una passione specifica, ma mi piace molto passare tempo con la mia famiglia, con i miei amici. Asado, mate. Mi piace molto stare in Argentina”.

Il tempo per tornare a casa, però, è poco: “Purtroppo posso andare soltanto due settimane, in estate, e lì fa freddo. Però è una cosa che mi piace molto: riposarmi, amici, famiglia, mate, asado”.

E se Dominguez dovesse preparare l’asado perfetto? “Prima si inizia con una picada, che qui sarebbe il tagliere di salumi. Poi metterei sulla griglia entraña, asado, vacío, un’insalatina e poi basta. A posto così”.

Pausa, sorriso e giudizio definitivo: “Quello è il top”.

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Sezione: News / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 17:29
Autore: Sarah G. Comotto
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