Dalle Baleari alla Serie A, passando per Real Madrid, Deportivo La Coruña, Benfica e Torino. Rafa Obrador ha raccontato il proprio percorso ai microfoni di SassuoloChannel, soffermandosi soprattutto sulle origini, sulle tappe della carriera e sui motivi che lo hanno spinto a scegliere il Sassuolo.

Il terzino spagnolo ha spiegato quanto il legame con Maiorca e con la famiglia abbia accompagnato tutta la sua crescita: "Mi ricordo sempre di dove sono cresciuto, dei miei amici e della mia famiglia. Ho iniziato a giocare a calcio perché era vicino a casa, perché c'erano i miei amici. Mio padre ha sempre lavorato nel calcio e aveva giocato anche quando era più giovane".

Obrador ha ricordato anche i primissimi passi con il pallone, iniziati quando aveva appena tre anni, prima dell'ingresso nel settore giovanile del Mallorca. "Ho sempre avuto un affetto speciale per il campo. Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo tre anni".

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"Debuttare con il Mallorca a 16 anni è stato incredibile"

La prima grande svolta è arrivata proprio con il club della sua isola. "Il Mallorca è il club dove tutti i ragazzi dell'isola, o delle Baleari in generale, guardano e sognano di giocare. Per me, da ragazzo così piccolo, era un sogno".

Durante l'anno della pandemia arrivò anche la chiamata per allenarsi con la prima squadra, fino al debutto nella Liga. "Vicente Moreno mi ha dato l'opportunità di realizzare il mio sogno e debuttare in prima divisione. Un ragazzo di 16 anni che debutta con il club della sua città, della sua isola: era incredibile. Mia madre era felicissima, piangeva per l'emozione".

"Il Real Madrid? La scelta migliore per crescere"

Poco dopo arrivò la possibilità di trasferirsi al Real Madrid. "È stata una decisione molto complicata, perché il Mallorca mi aveva fatto una proposta che non mi piaceva. Parlando con il mio agente e con la mia famiglia abbiamo pensato che la cosa migliore per la mia crescita fosse andare al Real Madrid". 

Il passaggio da Maiorca a Madrid significò anche affrontare un cambiamento profondo nella vita quotidiana. "Passare da un'isola a una città come Madrid è stato un cambiamento molto grande, soprattutto perché sono andato da solo, ancora minorenne. Ho vissuto due anni nella residenza del Madrid. All'inizio è stato complicato, poi con il tempo mi sono adattato".

Le esperienze in Spagna, Benfica e Torino

Obrador ha poi ripercorso le successive tappe della propria carriera, soffermandosi sull'esperienza in Segunda División. "Giocare lì ti fa maturare velocemente. La seconda divisione spagnola è molto competitiva, tutto è molto equilibrato e competere in quel campionato ti aiuta a crescere".

Poi la chiamata del Benfica. "Quando mi ha chiamato il Benfica non ci ho pensato molto. Era una grande opportunità. Il sogno di qualsiasi giocatore è giocare in Champions League e il Benfica compete sempre in Europa. È un club gigante".

Prima del Sassuolo c'è stata anche l'esperienza a Torino. "Per me era importante aggiungere minuti, trovare ritmo e migliorare fisicamente. Ho giocato, i miei compagni e il club mi hanno aiutato molto e sento di essere cresciuto. Era il mio obiettivo principale".

Obrador: "Mi piace molto l'idea di calcio del Sassuolo"

Il passaggio centrale dell'intervista riguarda però il presente neroverde. "La Serie A ha una storia molto importante e penso di potermi adattare bene qui. Il calcio italiano è molto fisico e forte, ma mi piace molto l'idea che propone il Sassuolo: tenere il pallone, giocare con calma e trovare gli spazi".

Obrador ha poi spiegato nel dettaglio ciò che Alberto Aquilani gli chiede nel ruolo di terzino. "Ci chiede di essere una squadra che si associa, che abbia il pallone, personalità e coraggio. A me, come laterale, chiede anche di giocare un po' più dentro, non sempre come il tipico terzino attaccato alla fascia. Vuole che siamo versatili e che possiamo dare diverse opzioni alla squadra".

"Al Sassuolo mi hanno accolto subito molto bene"

Positivo anche l'impatto con il nuovo ambiente. "I miei primi giorni al Sassuolo sono stati molto belli. La squadra è composta da persone meravigliose che ti accolgono velocemente e ti aiutano in tutto, sia dentro il campo dal punto di vista tattico, sia fuori per qualsiasi dubbio sulla città o sul club. Sono molto contento di far parte di questa squadra".

Sul confronto tra calcio italiano e spagnolo, Obrador ha evidenziato soprattutto l'aspetto tattico. "La differenza è nel modo in cui ci si concentra sulla tattica e sullo stile di gioco. Per me l'Italia conserva maggiormente lo stile classico del calcio, mentre in Spagna negli anni il gioco si è evoluto e si sta adattando molto bene al calcio moderno".

"Con il Sassuolo voglio crescere e aspirare al massimo"

C'è poi il capitolo Nazionale. Obrador ha attraversato tutte le selezioni giovanili spagnole fino all'Under 21. "Per me è un onore poter difendere la Roja. Ho avuto la fortuna di poter partecipare a tutte le categorie giovanili fino all'Under 21 e spero di continuare a rappresentare la Spagna".

Infine, gli obiettivi con la maglia neroverde. "L'obiettivo con il Sassuolo, individualmente, è imparare cose nuove e crescere come giocatore e come persona. Competere in Serie A mi motiva molto e con la squadra voglio aspirare al massimo possibile".

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Obrador
Sezione: News / Data: Gio 01 ottobre 2026 alle 18:07
Autore: Manuel Rizzo
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