EiacuLazione precoce. Peccato però che per il Sassuolo non sia un grido di piacere. I neroverdi hanno preso gol dopo 80 secondi, hanno alzato bandiera bianca troppo presto. Ottavo gol nei primi 15 minuti di gara, record negativo in Serie A. Ogni volta serve la sberla in faccia per svegliarsi. Ma non sempre la rimonta riesce. E così, mentre in Italia si parla dell'anello di Sal Da Vinci e della sua "Per sempre sì" (e a chi dice che canzone più brutta non ha mai vinto il Festival gli ricordo, giusto per non rispolverare quelle degli anni '60, il piccione di Povia), negli USA si discute dell'anello "smart ring" Oura, capace di monitorare numerosi parametri fisiologici, e che Trump vuole che diventi obbligatorio per tutti gli americani entro il 2030.

Ma la scena più bella, si fa per dire, è arrivata proprio dagli USA e da Donald. Immaginate i neroverdi che pregano per un miracolo in campo, proprio come Donald Trump alla Casa Bianca, circondato da pastori evangelici a invocare la divina provvidenza mentre gli USA bombardano l'Iran. Trump con le mani giunte, pastori che lo toccano come in un esorcismo low-cost, implorando vittoria contro Teheran. Il Sassuolo? Stessa scena: "Dio, salvaci dal gol al 90' che magari non la perdiamo!" Ma il cielo ride e manda un contropiede laziale con Moro che spreca un potenziale quattro contro due e Muric che nuovamente va a farfalle. Ironia suprema: Trump prega per non perdere la guerra, il Sassuolo per non affondare in Serie A. Entrambi finiscono con le mani in alto, ma per arrendersi.

E il Sassuolo crolla nel finale sotto il fuoco amico, tradito dal proprio alleato, cioè Arijanet Muric, un po' come Guido Crosetto bloccato a Dubai con la famiglia, mentre gli "amici" USA attaccano l'Iran senza preavviso, ne ha fatta una stupenda parodia Crozza. Peccato perché la partita sembrava destinata a finire sull'1-1. Non è che la Lazio abbia fatto molto per vincere e portare a casa i 3 punti. Se Muric fosse stato al suo posto staremmo a commentare di un 1-1 simile a una gara di fine campionato perché onestamente nella prima mezz'ora del secondo tempo mancavano solo i racchettoni e le ciabatte per farmi immedesimare in quei ritmi da amichevole estiva.

Una sconfitta quella di ieri all'Olimpico che interrompe una striscia positiva di cinque vittorie nelle ultime sei partite (con l'unica macchia contro l'Inter) e di 3 vittorie consecutive, ma che non cancella i progressi della formazione di Grosso ma che ora si pone un interrogativo: come motivare la squadra da qui alla fine della stagione? Ieri chi ha giocato meno, Moro su tutti, è entrato male in partita. Abbiamo finalmente visto Bakola ma è troppo poco per giudicarlo, mentre Volpato continua a comparire solo nelle puntate di Chi l'Ha visto (a proposito, ascoltate il nostro esilarante podcast). Con la salvezza praticamente raggiunta e l'Europa lontana che sembra quasi un'oasi nel deserto per un viaggiatore disifratato, dovrà tirare fuori l'orgoglio e le motivazioni per non incorrere in figuracce nelle restanti 10 gare. Palla a Grosso.

Sezione: Editoriali / Data: Mar 10 marzo 2026 alle 13:03
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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