Giovanni Carnevali se ne va. Dopo dodici anni passati a trasformare un sogno provinciale in una realtà solida di Serie A, l'amministratore delegato nonché direttore generale del Sassuolo ha deciso di accettare la chiamata della Juventus. E io, come tanti di voi, ho avuto lo stesso pensiero: Pensavo, più che speravo, de morì prima. Perché fa male. Fa male vedere uno dei migliori dirigenti italiani, quello che ha reso il Sassuolo un modello di gestione intelligente, sostenibile e lungimirante, salutare la piazza neroverde per andare a Torino.

Fa male perché in questi anni Carnevali non è stato solo un dirigente. Dici Sassuolo e dici Berardi, dici Magnanelli, ma dici anche Carnevali. Quello che capiva al volo le esigenze del club, che sapeva quando vendere e quando trattenere, che ha costruito plusvalenze su plusvalenze trasformando Sassuolo in una bottega cara riconosciuta in tutto il mondo calcistico, quello che sapeva mettere in vetrina i gioielli neroverdi per far alzare il prezzo.

Dodici anni. Dalla stabilizzazione in A all'Europa, passando per un solo anno in B e al successivo ritorno. Dalla promozione con Grosso alla gestione di un mercato sempre più complicato. Ha valorizzato giovani, ha tenuto in piedi il bilancio, ha dato continuità a un progetto che sembrava destinato a bruciare in fretta come tante altre realtà di provincia. Ora se ne va. E fa male proprio perché lo capiamo. Perché sappiamo che per uno come lui, con quel curriculum e quella fame, la chiamata della Juventus è come il canto delle sirene. È la grande occasione. È il coronamento di una carriera straordinaria. E noi, egoisticamente, avremmo voluto tenercelo per sempre. Come Totti alla Roma. Come Berardi. Come un simbolo che non dovrebbe mai andarsene.

Ma il calcio è così. Crudele, cinico, ma anche giusto. Carnevali merita questa chance. Merita di misurarsi con una big, di dimostrare ancora una volta il suo valore su palcoscenici più grandi. Dopo Beppe Marotta, non a caso suo mentore, è il miglior dirigente italiano. E i tifosi del Sassuolo, anche se feriti per questa scelta improvvisa (unico rimpianto forse sulle tempistiche) devono avere la lucidità di ringraziarlo per tutto quello che ha fatto, invece di piangersi addosso come se gli avessero rubato il nonno.

Grazie Direttore. Per aver reso il Sassuolo un club rispettato e temuto e per certi versi anche invidiato e odiato. Grazie per gli Scamacca, i Demiral, i Politano, comprati per un tozzo di pane e rivenduti come se fossero caviale. Grazie per la prefazione al libro "Sassuolo, la promessa mantenuta". Ecco, in 12 anni hai mantenuto più di una promessa. Ora vai, prova a far tornare bella la Signora. Noi, nel frattempo, continueremo a seguire il Sassuolo. Con un po’ di nostalgia in più, ma con la consapevolezza di aver avuto uno dei migliori dirigenti d’Italia.

Sezione: Editoriali / Data: Ven 12 giugno 2026 alle 10:30
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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