Alla fine è successo. Fabio Grosso ha deciso di andar via da Sassuolo. Dopo due stagioni in cui ha preso una squadra in Serie B, l’ha portata in A con la faccia da salvatore della patria e poi ha fatto la salvezza passeggiando, il nostro campione del mondo ha scelto di cambiare aria. Destinazione: Fiorentina. Perché evidentemente qui, tra polli ruspanti e campi d’allenamento brillanti, non si sentiva abbastanza “importante”.

Due anni di promozione e un dignitoso undicesimo posto, tanto per non sfigurare. Poi, come da copione, ha tirato fuori dal cilindro una sfilza di talenti: Muharemovic trasformato in muro portatile, Laurienté che dribblava come se avesse le caviglie telecomandate, Koné che correva come se gli avessero rubato il motorino, Muric, Idzes e compagnia bella.

Nemmeno il tempo di affezionarsi che è già arrivato il tempo dei saluti. È la solita storia del Sassuolo: produce diamanti grezzi, li lucida con cura, e poi arriva la signora con i soldi e il blasone che se li porta via. Grosso ha fatto il suo: ha messo ordine, ha dato un’identità, ha giocato a fare il papà severo ma giusto. Poi, appena ha sentito odore di progetto più “ambizioso”, ha preso la valigia e ha salutato come quel fidanzato che ti porta al ristorante, ti fa sentire la principessa della serata e poi, alla fine della cena, ti dice che ha trovato una più ambiziosa. Dispiace. Ma ormai lo sappiamo, qui va così: Sassuolo viene visto come un trampolino di lancio. Grosso non è il primo e non sarà l'ultimo.

Il mister però va ringraziato per la promozione, per la salvezza senza infarto, per due anni intensi e bellissimi. Anche stavolta il Sassuolo è rimasto con il cerino in mano, a guardare un altro allenatore che se ne va convinto di aver fatto un passo avanti nella carriera. E noi? Noi restiamo qui, con la solita faccia che produce talenti per gli altri in attesa di riaprire un nuovo ciclo e ricominciare da zero. Ma il grosso problema, cari tifosi neroverdi, è quando gli Squinzi si stancheranno. Il resto passa e passerà.

Sezione: Editoriali / Data: Ven 05 giugno 2026 alle 09:36
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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