Pessimi! Inguardabili! Senza cuore! Vergognosi! Potrei continuare ancora ma sarebbe come sparare sulla croce rossa. La prestazione del Sassuolo con il Lecce, una delle più brutte degli ultimi anni, è stata forse la fotografia finale di un’annata iniziata con il piede storto e che non si è mai raddrizzata (e probabilmente mai si raddrizzerà, c’è l’aritmetica ancora ma come vi ho già detto con estrema onestà ho perso le speranze da un po’ e il titolo dell'editoriale la dice lunga). Degli errori e dei colpevoli (o dei presunti tali) ho parlato più volte e nessuno può tirarsi indietro: dalla proprietà alla società passando per i giocatori e gli allenatori che si sono succeduti, sono in tanti quest’anno a dover recitare un profondo mea culpa. Forse, e parlo dei calciatori, sono stati abituati troppo bene in questa piazza dalle poche pressioni (che palle) e dalle mille carezze che tratta tutti come dei figli appena arrivati in un nuova famiglia, li fa sentire importanti e coccolati, ma col senno del poi qualche calcio in culo in più (platonico eh) sarebbe servito. Tutti hanno pagato quel pizzico di presunzione che come un virus si è diffuso a macchia d’olio finendo per colpire tutti quanti. D’altronde lo ha detto anche Pinamonti la settimana scorsa (“All’inizio non davamo peso a questa situazione”), ma i campanelli d’allarme sono stati davvero tanti e, come dice il proverbio, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Avevo chiesto la scorsa settimana a Ballardini di dire ai ragazzi di non segnare il primo gol visti i 28 punti persi da situazione di vantaggio, per provare un brivido diverso, ma ragazzi stavo scherzando! Mi avete preso sin troppo alla lettera! Il naufragio neroverde contro il Lecce parte da lontano e ha radici profonde. Troppo alta la posta in palio per un Sassuolo che avrebbe dovuto sbranare l'avversario come Materazzi, Chiellini e Davina Philtjens in marcatura sulle caviglie avversarie, un Sassuolo che doveva solo vincere per alimentare le sue speranze salvezza, specie dopo il ‘traumatico’ sabato che aveva visto Hellas ed Empoli portare a casa i 3 punti, senza dimenticare il pari strappato dal Cagliari contro la Juve, con la vittoria sfiorata e svanita nel finale, mentre il Lecce aveva con sé la serenità della classifica e del doppio risultato a disposizione (lo ha detto anche Falcone in settimana, un pareggio al Lecce sarebbe andato bene). Tutte le squadre in lotta per la salvezza, Lecce compreso, hanno in comune lo spirito battagliero, quell’unione di intenti, quella voglia di andare a lottare su ogni pallone per sporcare la giocata all’avversario che porcogiuda non deve passare altrimenti lo faccio fuori (metaforicamente), quella voglia di sacrificarsi per il compagno che fa la differenza, specie in situazioni disperate come queste. E invece no. I ragazzi con la maglia neroverde camminano. Gli altri corrono. E fa male perché poi le cose sono due: ho (abbiamo) sopravvalutato questa squadra o si poteva davvero fare meglio di così visti anche i tanti nazionali presenti in rosa e i milioni investiti per costruirla?
Sono stati due nazionali a sbagliare (tanto) ieri, ovvero Thorstvedt sul primo gol (con la complicità di Consigli che sulle uscite non è mai stato un mostro di bravura) e Martin Erlic sul secondo, il terzo gol in contropiede è stata solo la conseguenza di un “non abbiamo niente da perdere” quindi tutti avanti sperando che succeda qualcosa, che poi puntualmente non è successa. Avanti ‘alla Carlona’ senza nemmeno la forza della disperazione, sperando che da lassù qualcuno potesse ascoltare le preghiere a tinta nero e verde ma se Mulattieri non ha mai giocato in questa stagione, se Volpato è stato scarsamente impiegato, se al 65' sullo 0-3 butti dentro Lipani, non puoi sperare che tirino fuori dal cilindro le giocate per la salvezza in una situazione così assurda e disperata. Attenzione, le mosse di Ballardini all'intervallo erano giuste, avrei fatto come lui fossi stato al suo posto (io avrei tolto il pessimo Laurienté, per giunta ammonito che da diffidato salterà la Fiorentina, e avrei tenuto Greg per inserire Volpato, la sostanza difficilmente sarebbe cambiata) ma il materiale a disposizione non è di primissima scelta, anche il miglior sarto del mondo senza delle stoffe pregiate probabilmente farebbe fatica a tirar fuori un bel vestito.
Restano 5 partite da qui alla fine. È giusto che Ballardini dichiari di credere ancora nella salvezza, d’altronde c’è l’aritmetica a non condannare il Sassuolo, ma obiettivamente appare difficile un risveglio in questo finale di stagione. "Per la prima volta da quando siamo arrivati abbiamo meritato di perdere" il commento senza troppi giri di parole di Davide Ballardini. E infatti, vista la prova dei suoi calciatori, c'era ben poco da aggiungere. Toni più pesanti quelli di Gian Marco Ferrari, il capitano: "È una sconfitta che fa male, malissimo, ma mancano 5 partite: se siamo quelli di oggi alziamo bandiera bianca ma dato che mancano 5 partite, siamo uomini prima di tutto, l'orgoglio deve venire fuori. Ci vuole più orgoglio, più cuore, altrimenti si va in campo e si fa una figura di merda". Giusto così, perché di figure di merda quest'anno i tifosi neroverdi ne hanno viste sin troppe. Ma dalle belle parole, diventate come una hit estiva che risuona nelle casse il mese di dicembre, sin qui non si è mai passati ai fatti e il Sassuolo in questo momento sembra solo un condannato a morte che attende di percorrere gli ultimi metri del suo percorso. Il miglio (nero)verde!
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