Il direttore sportivo del Sassuolo è intervenuto Francesco Palmieri a Sky Calcio Unplugged in LIVE streaming parlando del caso Reggiani che è andato al Borussia Dortmund a 16 anni. Ecco le sue parole trascritte per voi da SassuoloNews.net: "Io penso che non sia uno scippo vero e proprio ma è stata una cosa articolata da chi gestisce i ragazzi, dalle famiglie che hanno fatto una scelta ben precisa facendo un percorso ben diverso creando delle difficoltà ai club di appartenenza perché Reggiani lo abbiamo preso da ragazzino, lo abbiamo fatto sempre giocare da sotto età, ha fatto tutte le nazionali giovanili fino al 15esimo anno e mezzo. Abbiamo cercato in tutti i modi, convocando genitori e convocando chi lo gestiva al 16° anno di età perché si può fare un contratto solo allora, è sempre stato rifiutato, qualcuno ci ha giustamente fatto delle considerazioni per avere dei vantaggi sotto tutti gli aspetti, perché ci professiamo tutti bravi e tutti lindi, e poi ognuno fa i propri interessi. Sono contento per il ragazzo che sta facendo un bel percorso ma noi speravamo di farlo continuare con noi ma sono state fatte scelte diverse e ne abbiamo preso atto. Noi abbiamo fatto il massimo per poterlo trattenere, qualcuno fa fatica a guardarci negli occhi per come si è comportato".

Auspichi un cambiamento delle regole a livello italiano?
"Con le nuove normative ogni anno è una battaglia su tutti i ragazzi. Già è una fatica poter investire nei settori giovanili, ne parlano in tanti ma non sapendo le difficoltà, non sapendo quello che si può creare nel percorso dei giovani perché tante società cercano di investire sui giovani ma non danno poi lo sbocco in prima squadra perché le tematiche sono enormi, altri sono in difficoltà dal punto di vista delle strutture. Mi viene da sorridere quando leggo il discorso delle nazionali perché quando si è vinto l'Europeo andava bene, quando le cose non vanno bene è colpa dei settori giovanili. Ma quanto possono investire i club? Non tutti i giocatori sono campioni. Io sono partito dal basso e ho visto tanti campioni ma ci sono anche tanti calciatori che hanno fatto dei percorsi per far sì che siano cresciuti per raggiungere un livello altissimo come la A o la Nazionale. Pensiamo che il prodotto in Italia non c'è, l'aspetto tecnico non devo sottolinearlo io ma è un po' scemato, ma il fatto di credere ancora meno nei giovani è il cruccio maggiore che mi trascino io. A noi ci piace parlare di giovani ma ci piace crederci sempre meno. All'estero a 30 anni fanno i dirigenti d'azienda, in Italia se non hai 50-60 anni non puoi farlo ma se non diamo loro la possibilità di potersi sviluppare non capiremo mai il loro valore".

SCELTI DA SASSUOLONEWS:

Dopo Reggiani anche Fabbri. Il vizietto del procuratore e l'arte del riuso del Modena

Tu sì que Walu: l'importanza di Sebastian Walukiewicz per il Sassuolo

Sassuolo, la neopromossa che fa invidia all’Europa: il confronto con le altre big five

Servono riforme o serve cambiare in maniera culturale?
"Io penso che le due cose vadano di pari passo. Bisognerebbe affrontare varie tematiche non solo quando le cose non vanno bene, è facile prendere un fucile come quando un ragazzo fa l'esordio e alla seconda partita sbaglia già e viene accantonato. Bisognerebbe conoscere le difficoltà dei giovani, del movimento, ma non solo dall'alto, bisognerebbe mettersi seduti per cercare di capire le tematiche da affrontare, ma le vogliamo migliorare? Si vuole solo migliorare o solo parlare per cercare di migliorare? Ci sono grandi oratori in tutti i ruoli ma non ci servono. È bello fare le foto, farsi vedere, siamo tutti bravi, ma c'è gente che lavora 12 mesi all'anno, guadagnano un ventesimo e meritano massimo rispetto e attenzione, diamo le giuste attenzioni, bisogna dire le cose come stanno. È bellissimo fare i grandi. Io ho fatto per 20 anni il settore giovanile, da due anni faccio il direttore sportivo in una società top, sono fortunatissimo, sono a Sassuolo da 11 anni però penso e conosco benissimo il movimento del calcio giovanile e conosco le problematiche di tanti miei colleghi che non hanno la possibilità di poter lavorare in certi ambienti, che non hanno le giuste attenzioni, questa cosa mi lascia molto amaro in bocca. Ci ho messo 20 anni della mia vita, mi sono tolto grandi soddisfazioni e spero di poterlo fare ancora. Tutti dovrebbero credere nei giovani, dovremmo dare loro di trovare lo sbocco in prima squadra mentre in Italia mi sto accorgendo anche ultimamente che è molto difficile dare la possibilità a un ragazzo di potersi mettere in mostra".

Il Sassuolo?
"Siamo contenti. Ci sarà occasione di parlare della prima squadra, siamo contenti di quello che abbiamo fatto negli ultimi 2 anni ma negli ultimi 13 anni il Sassuolo ha fatto un solo anno di Serie B, c'è un percorso continuativo di questa società ed è la dimostrazione che quando le cose si fanno si fanno con la giusta serietà e la giusta empatia tra le varie componenti".

Berardi è l'esempio contrario?
"Berardi ha dimostrato negli anni di essere attaccatissimo a questo club, ha fatto 150 gol, penso non ci siano giocatori nel suo ruolo con quei numeri. È un ragazzo che ha dimostrato più con i fatti che con le parole quello che è l'attaccamento a una società così importante".

Tutti gli AGGIORNAMENTI sul Sassuolo Calcio in TEMPO REALE!
Aggiungi SassuoloNews.net tra i tuoi canali WhatsApp: clicca qui

Sezione: News / Data: Ven 27 febbraio 2026 alle 16:18
Autore: Manuel Rizzo
vedi letture