Francesco Farioli, preparatore dei portieri del Sassuolo, ha concesso un’intervista a Il Terzo Uomo, il podcast che parla di calcio giocato. E si è parlato di calcio, del lavoro di preparatore dei portieri, di come potrebbe evolvere il ruolo nei prossimi anni, di come vengono usati video e dati per analizzare le prestazioni e tanto altro. Ecco le sue dichiarazioni riprese da SassuoloNews.net.

In percentuale, quanto i portieri si allenano da soli e quanto in gruppo?
“Dipende dagli allenatori. Nella nostra proposta abbiamo cambiato le percentuali perché tutto va in base alle esigenze e alle necessità. A Benevento lavoravamo tantissimo tra portieri e squadra perché pensavamo fosse necessario fare così, nei due anni di Sassuolo abbiamo ridotto un pochino il volume perché il mister mette attenzione a dei momenti della gara diversi nei quali magari il portiere non è totalmente partecipe ma ci sono tantissimi momenti dove il portiere diventa parte integrante della squadra. Mediamente direi che passa dal 40 al 50% con la squadra e rispetto al trend nazionale degli ultimi anni o nella scuola dell’allenamento dei portieri, è una fetta abbondante. Il mio sogno sarebbe quello di riuscire a fare intorno al 90% con il mirino al 100% perché la variabilità delle situazioni, i momenti di crescita che si possono ricreare con un numero maggiore di elementi sono più ricchi e può avvenire quando il portiere è con la squadra”.

Quanto è cambiato il ruolo del portiere e le modalità di allenamento negli ultimi anni?
“Questa domanda è legata a quanto detto poco fa. Tutto cambia in base alle esigenze del tecnico, in base all’identità e al gioco da sviluppare. Fare confronti con partite di due-tre stagioni fa rischia di diventare anacronistico perché oggi stiamo vedendo qualcosa di diverso. Ci sono situazioni e conoscenze diverse e su questo si creano valutazioni che sono diverse. L’evoluzione del ruolo, andando dal primo Neuer passando per Ter Stegen, a quel tempo li vedevamo come marziani perché sembravano folli, oggi quei concetti sono sdoganati e sono state anche migliorate, arricchite e aumentate. L’evoluzione è totale come la metodologia di allenamento”.

In una prossima evoluzione sarà possibile vedere dei portieri che avanzano conducendo la pressione degli avversari?
“Questo è già il presente e il passato, non il futuro. Abbiamo già visto queste cose, come ad esempio Ederson, Neuer, Ter Stegen. Cinque anni fa quando ero in Qatar, giocavamo col portiere sulla trequarti abbondante o quasi a centrocampo, non perché fossimo matti ma perché in quella realtà avere un giocatore in più che riuscisse a creare una superiorità, in questo caso numerica, era fondamentale per avere un dominio del gioco che potesse supportare la nostra idea”.

A breve termine vedremo il portiere che va a giocare a 35 metri, magari potremo vederlo anche a Sassuolo?
“A Sassuolo non siamo a quel punto lì perché abbiamo giocatori che riescono a far uscire la palla in maniera pulita, anche senza quel tipo d’aiuto. E’ chiaro che non è da escludere e il fatto di aver già testato alcuni vantaggi per me è una ragione in più per valutarla come ipotesi e soluzione, ma sicuramente si vedrà con più frequenza e coraggio”.

Durante la quarantena i portieri hanno fatto qualche allenamento particolare in casa?
“La società è stata eccezionale e ha fornito tutto il materiale necessario a creare una mini palestra nelle case di ogni ragazzo. Abbiamo provato a staccare la spina perché soprattutto i primi 10 giorni sono stati molto particolari e c’era anche bisogno di fare mente locale su quello che stava accadendo, quindi ho lasciato libertà a loro, di fare o non fare nulla. Venivamo da un momento intenso e per certi versi l’interruzione è stata anche utile. Poi dopo bisognava ripartire e loro dovevano essere pronti a tornare ai loro standard e abbiamo costruito un modello di lavoro che prevedesse un mantenimento di una condizione fisica adeguata senza rischiare di incappare o incorrere in infortuni che in quel momento specifico sarebbero stati difficile da gestire, anche dal punto di vista logistico. Abbiamo creato esercizi o proposte conosciute a loro, abbiamo utilizzato anche vecchi filmati, chiedendo poi una continuità di lavoro con un monitoraggio giornaliero sulle loro attività. Ho la fortuna di avere un gruppo estremamente maturo e professionale e per cercare di andare incontro alle loro esigenze, ho i due senior che sono padri e gli altri che sono 2001, possono avere anche orari diversi e ho lasciato a loro libertà su quando fare il lavoro. Abbiamo variato molto durante le settimane per dare uno stimolo diverso e tenerli attivi anche mentalmente e si sono ripresentati in condizioni fisiche ottime, ovviamente con una piccola perdita di massa muscolare, che è fisiologica ma il kg di muscolo mediamente perso è stato già recuperato in 2 settimane e tanto di cappello a loro per come hanno gestito questo momento non semplice”.

Vista la particolarità del ruolo, quando si ripartirà, i portieri avranno più difficoltà rispetto ad altri ruoli?
“L’esempio della Germania credo sia abbastanza emblematico. Abbiamo visto tanti errori di valutazione su traiettorie, quindi sull’abc, e su questo stiamo lavorando nello specifico. Abbiamo ripreso i concetti sulla costruzione di gioco ma sono concetti che loro hanno chiari perché lavorano con questo modello da quasi 2 anni. La necessità è quella di ricreare i sincronismi con i compagni, riprendere più che le misure è determinante ristabilire le relazioni. Nel lavoro individuale mi sto concentrando anche sulle traiettorie e sulla velocità della palla, a loro è mancato lo stimolo rispetto alla velocità e alla dinamica e nei primi giorni ci sono state delle imperfezioni con la gestione della palla, ma perché l’occhio più che il corpo, per due mesi ha ricevuto come stimolo una pallina da tennis, le palline scambiate con i figli e non è paragonabile a quello che può essere un calcio di Berardi o altri calciatori. Abbiamo aumentato il volume inserendo anche l’utilizzo della sparapalloni che di solito faccio raramente ma in questo caso diventa un elemento chiave per riaccendere quei sensi di cui parlavo prima e nelle prossime settimane lavoreremo sicuramente in maniera diversa rispetto alla settimana tipo perché in questo momento credo ci siano necessità diverse”.

Come usate i video di analisi per i portieri e quali statistiche utilizzate per analizzare le prestazioni del portiere?
“Io ho due prospettive per gli allenamenti perché una mi dice una cosa e l’altra può dirmene un’altra ancora, poi c’è la prospettiva tattica, non sempre dallo stesso lato. Questo è fondamentale per il trasferimento di informazioni con i ragazzi e reputo fondamentale questa parte, forse è la parte principale. Soprattutto a Sassuolo, appena arrivato, in ritiro abbiamo lavorato più a video che sul campo perché c’era necessità di cambiare la loro prospettiva, far vedere quello che avremo fatto, giustificarlo, far capire quelli che potevano essere i lati oscuri e i lati evidenti che emergevano in maniera naturale. Abbiamo lavorato tantissimo anche sull’analisi della gara perché ogni gara dava occasioni diverse per discutere. Consigli era il soggetto-oggetto delle nostre analisi perché è quello che gioca di più e lo abbiamo utilizzato come riferimento delle nostre riflessioni e dopo circa 2-3 mesi ho interrotto questa proposta perché ho percepito che era diventata anche dall’altra parte una visione di insieme, che i ragazzi si ritrovavano e riuscivano a muoversi, questo vuol dire analizzare la situazione nella stessa modalità e questo molto spesso porta alla stessa soluzione, riuscire a valutarla secondo un principio ovviamente facilita e consente di creare un linguaggio comune, un modello di riferimento al quale potersi rifare per analizzare l’infinita serie che poi si presenta durante la gara o durante la stagione. Per quanto riguarda i dati, raccolgo i dati tattici-qualitativi, dal numero di passaggi effettuati al numero di interventi di difesa dello spazio, ecc, che a mio avviso hanno senso valutandoli nel lungo periodo e una delle più grandi soddisfazioni avute a Sassuolo, lo scorso anno, Consigli considerato sempre un grande portiere tra i pali e poco propenso alla difesa dello spazio, nella stagione 2018/2019 è stato il portiere in Serie A con il maggior numero di interventi nello spazio, inteso come intercetti, uscite alte, ecc. Questa è stata la conferma di come, modificando la eravamo, si potesse raggiungere un determinato obiettivo e questo poi andava a confermare quanto ci siamo detti a inizio anno. Per i dati fisici invece ho chiesto di raccogliere soprattutto in gara, durante la settimana utilizziamo il Gps o diversi dispositivi perché non esiste una letteratura scientifica che valida certi dati, ma negli anni ho cercato di interpretare quello che il Gps mi riportava come numero di tuffi, numeri di salto, ecc, ma un dato fisico che è interessante dal punto di vista tattico è in gara il dato della distanza totale perché ci racconta la partecipazione del portiere in determinate fasi di gioco e cambiare la proposta ha portato a un aumento del 20% della distanza totale, Consigli aveva 4-4,5 km di media, in questo anno e mezzo invece siamo sempre sopra i 5 km, con picchi di 6,5 km”.

Quanto è importante lo studio di come tirano gli attaccanti e quali sono i più difficili da affrontare?
“Lo studio è una parte fondamentale. Solitamente guardiamo un filmato il venerdì, quando iniziamo a preparare più nel dettaglio la gara, perché i calciatori, oltre ad avere informazioni basic (il piede preferito, la giocata, ecc) hanno bisogno di percepire se c’è qualcosa in più e sicuramente in Serie A ci sono tanti giocatori che hanno una unicità nel tiro in porta e i più difficili da poter leggere sono Dybala, Gomez e Ilicic. Tutti e tre hanno la grande capacità di riuscire a calciare con un tempo diverso e inferiore rispetto alla media dei calciatori, vanno a rubare il tempo al portiere”.

Andrea Consigli ha parato il 34% dei rigori calciati nel suo specchio di porta. Come bisogna allenare questo fondamentale e quali sono gli aspetti in cui eccelle Consigli?
“Ho cambiato tanto nel lavoro, ad esempio se penso a quello che facevo a Benevento e a quello che faccio a Sassuolo, è completamente diverso. Anche Pegolo ha questa qualità. Andrea parava i rigori prima di conoscermi e ha continuato a pararli con me, tra l’altro facendo il record di rigori parati nell’anno solare con 5 parati e uno fuori. Sono orgoglioso della mia scelta di aver fatto un passo indietro. Continuo a fornire il materiale, video, dati, immagini o degli spunti di riflessione ma in questo caso ho riconosciuto in Andrea una qualità e una sensibilità eccelsa nel percepire e nel portare gli attaccanti dove vuole lui che ho fatto un passo indietro e lascio a lui la decisione finale. E’ chiaro che ha i filmati, lo studio e un trend che ipotizziamo ma a Benevento decidevamo a tavolino dove andare e cosa fare, con Andrea la mia scelta è stata quella di non condizionarlo con il mio parere a priori. Io passo le informazioni, prima era un meeting da 40-50 minuti, in questo caso passo i filmati a ognuno di loro singolarmente, su Whatsapp, se li guardano quando vogliono. Io ovviamente ho la mia idea ed è capitato che davanti al dubbio abbia offerto un confronto e un supporto ma ho scelto che lui potesse esprimere il suo talento nella maniera più naturale possibile senza togliere il supporto col materiale e il mio parere, se richiesto”.

Sezione: News / Data: Gio 04 giugno 2020 alle 10:07
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
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