Quattro giornate fa il Sassuolo sembrava aver trovato una direzione precisa. Sette punti, vittorie contro Torino e Juventus, giovani come Adzic e Bakola già capaci di lasciare il segno, Sebastiano Esposito lanciato fino alla Nazionale e un calcio che, pur con qualche rischio, aveva idee, ritmo e personalità. Oggi il quadro è cambiato parecchio. Non ancora una caduta libera, ma qualcosa che le somiglia abbastanza da meritare attenzione.

Dopo il successo sulla Juventus, i neroverdi erano noni con 7 punti, 8 gol segnati e 7 subiti. Quattro partite dopo il bottino è cresciuto di appena un punto. Il Sassuolo è scivolato di sei posizioni, ha segnato soltanto quattro reti nelle ultime quattro giornate e ne ha incassate nove in 360 minuti.

La sconfitta di Como ha aggiunto un altro campanello d'allarme. Per la prima volta in questo campionato il Sassuolo non ha segnato e, dato ancora più pesante, ha chiuso senza un solo tiro nello specchio della porta di Butez.

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La qualità non basta più

Aquilani lo sta ripetendo da giorni con parole diverse ma con lo stesso concetto: il "fioretto" da solo non basta. Il Sassuolo continua ad avere qualità tecnica, ma fatica sempre di più a trasformarla in dominio reale della partita. Il possesso diventa spesso sterile, le seconde palle finiscono agli avversari e quando il match si sporca la squadra perde sicurezza.

Il problema più evidente resta però dietro. Sedici gol subiti in otto giornate, due di media a partita. Il Sassuolo ha sempre incassato almeno una rete dall'inizio del campionato e le assenze di elementi come Idzes e Leysen hanno inevitabilmente ridotto alternative e solidità. Gli errori individuali hanno fatto il resto.

Anche Berardi fatica

C'è poi un altro tema che pesa: il rendimento di Domenico Berardi. Il capitano ha segnato due gol, ma nelle ultime settimane è apparso lontano dai livelli ai quali ha abituato il Sassuolo. Non è naturalmente un problema soltanto suo. Quando la squadra perde metri e accompagna meno l'azione, anche i giocatori più qualitativi finiscono per ricevere palla più lontano dalla porta e in condizioni peggiori.

È un effetto domino: la difesa concede, il centrocampo si abbassa, l'attacco resta isolato. E il Sassuolo finisce per produrre meno proprio dove dovrebbe fare la differenza.

Numeri che iniziano a pesare

Il dato storico non aiuta a tranquillizzare. Soltanto in tre occasioni, nella sua storia in Serie A, il Sassuolo aveva raccolto meno punti dopo otto giornate. E soltanto nella stagione d'esordio, il 2013/14, aveva subito più reti nello stesso arco di campionato.

Non significa essere già dentro una crisi irreversibile. Otto partite restano un campione limitato. Ma il trend dell'ultimo mese è netto e soprattutto opposto rispetto a quello delle prime settimane. Da possibile sorpresa a squadra che deve ricominciare a guardarsi alle spalle: il passaggio è stato rapido. E il calendario non aiuta. Al Mapei Stadium arriva la Lazio capolista, poi toccherà alla Fiorentina e quindi alla Roma all'Olimpico prima della pausa.

Tre partite per capire se il Sassuolo sta attraversando soltanto una flessione oppure se il problema è diventato più profondo. Per Aquilani il punto di partenza è già chiaro: qualità sì, ma senza cattiveria, concretezza e capacità di soffrire, il bel gioco rischia di diventare soltanto una bella intenzione.

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Sezione: News / Data: Mar 27 ottobre 2026 alle 09:39
Autore: Manuel Rizzo
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