"È la dura legge del gol, fai un gran bel gioco però, se non hai difesa, gli altri segnano". Sembra il racconto di Cagliari-Sassuolo e invece è il testo de "La dura legge del gol" degli 883. Max Pezzali, nel 1997, sembra aver descritto esattamente la sfida di ieri della Sardegna Arena. Una gara che lascia l'amaro in bocca e per citare un cantautore che piace al sottoscritto ma anche a mister De Zerbi, anche il "Fegato fegato spappolato". Sì perché il Sassuolo, dopo una grandissima cavalcata ha steccato sul più bello. In tanti mi chiedono qual è la crescita che questo Sassuolo deve fare per diventare a tutti gli effetti una grande squadra. La risposta è sempre la stessa: migliorare la fase difensiva e specchiarsi di meno!

Sì perché il Sassuolo sa di essere bello, cazzo se lo sa, ma a volte esagera. A volte la convinzione sprofonda in presunzione. Questo è l'altro grande passo che il Sassuolo deve fare per crescere. Si dirà che la squadra è giovane e non ha molta esperienza, ed è vero, ma partite come quelle di ieri (anche al netto delle tante assenze, Berardi su tutti) vanno azzannate e chiuse già nel primo tempo. "Loro stanno chiusi ma alla prima opportunità salgon subito e la buttan dentro a noi": il Sasol è caduto nella trappola tesa da Walter Zenga. Il Cagliari - e l'atteggiamento della formazione sarda deve 'lusingare' i neroverdi - hanno giocato per 90 minuti nella propria metà campo. Il Cagliari aveva grande paura di questo Sassuolo e si è chiuso in difesa come se affrontasse le big del nostro calcio. I neroverdi, che avevano anche sbloccato la gara con il solito Caputo (18 gol in stagione e 30 su azione negli ultimi due anni, nessun italiano come lui in Serie A) non hanno trovato il colpo del ko. Il 77.3% di possesso palla nel match contro i sardi, segnando il record nella storia del club neroverde in una singola partita di Serie A, ma mostrano anche, forse, il lato 'brutto' del calcio di mister De Zerbi perché il Sassuolo ha tenuto il pallone palleggiando molte volte con i due difensori e il 'regista' Locatelli ma senza riuscire a velocizzare la manovra e senza trovare lo spazio giusto per far male al Cagliari. Come si dice in questi casi, possesso palla effimero.

Stavolta l'attacco ha steccato e le soluzioni dalla panchina erano poche, basti vedere i cambi di De Zerbi che ha gettato nella mischia, fra gli altri, i 2000 Raspadori, Ghion e Manzari. Col senno del poi, sarebbe stato meglio rinunciare a Boga per farlo entrare a 30-25 minuti dalla fine per provare a spaccare la gara (ma, ripetiamo, col senno del poi, quando tutti sono bravi a fare gli allenatori "Si alza dalla sedia del bar chiuso, lentamente Cisco e all'improvviso, dice: 'Voi, non capite un cazzo, e un po' come nel calcio'"). L'Europa è andata ma il sogno è stato bello. Per questo bisogna ringraziare questo gruppo per le emozioni provate sin qui. "Gli altri segneranno però, che spettacolo quando giochiamo noi, non molliamo mai. Loro stanno chiusi ma cosa importa chi vincerà? Perché in fondo lo squadrone siamo noi, lo squadrone siamo noi". Già.

Sezione: Editoriali / Data: Dom 19 luglio 2020 alle 16:00
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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