Al Mapei Stadium di Reggio Emilia prima di Sassuolo-Como è andata in scena una tavola rotonda dal titolo “Il calcio del futuro, tra modelli, idee e responsabilità” con Giovanni CarnevaliMirwan Suwarso bloccati in autostrada a Piacenza ma intervenuti in collegamento via streaming, mentre sul palco insieme alla giornalista Chiara Icardi era presente il direttore sportivo Francesco Palmieri. Ecco le dichiarazioni dei protagoniste riassunte dalla nostra redazione.

Ecco l'intervento del ds neroverde Francesco Palmieri: “Bisogna innanzitutto pensare alla crescita di questi giovani, facendoli divertire. Oggi purtroppo ci sono le figure dei procuratori che si avvicinano alle famiglie e fanno credere loro di avere in mano dei potenziali campioni. E così non va bene. Io ho avuto il procuratore quando ero maggiorenne. Ora è tutto diverso, io fino a 13 anni ho giocato in mezzo alla strada, forse non c’erano nemmeno le scuole calcio. Ora il mondo è cambiato e lo noto con i miei figli e dobbiamo adattarci noi altrimenti ci prendono per vecchi, loro hanno già tutto, ma dobbiamo dare loro delle regole. Dobbiamo far capire loro l’importanza di quello che devono fare durante la giornata, non si può far credere che c’è solo quello nella vita, c’è anche lo studio, lo stare con gli amici, divertirsi. Si è perso molto sotto questo aspetto. Il calcio bisogna prenderlo nella maniera giusta. Io benedico ogni giorno il pallone perché mi ha cambiato la vita ma il calcio diventa importante da una certa età in poi perché ci sono anche tante problematiche, gli scogli da superare sono anche tanti. È giusto che i ragazzi debbano sognare. Io nel mio lungo percorso ho visto tanti giocatori che seguono i ragazzi anche negli allenamenti, mio padre forse non ha mai visto nemmeno una partita dal vivo e questa è stata la mia fortuna perché bisogna lasciarli liberi senza mettergli addosso pressione. Bisogna metterci sempre grande passione che è sempre quella che fa la differenza. Molte volte ci sono quelli che lavorano con i giovani ma vogliono scimmiottare i grandi ma sono due mondi completamente diversi, con i giovani bisogna costruire un percorso, dar loro la possibilità di poter sbagliare con la massima serenità senza essere assillati dalla vittoria, dunque continuare a dare un supporto sotto l’aspetto psicologico. Futuro del calcio italiano? Io non ho la soluzione, invece di buttare addosso la croce a qualcuno dovremmo lavorare per trovare una soluzione, potrebbe anche essere una situazione ciclica. Quando tutto va bene poi siamo tutti padri della vittoria. Bisogna fare tutti qualcosa di più per tornare ai tempi che ci hanno dato soddisfazione, ci vuole del lavoro, penso che se ci si confronti tra le parti quotidianamente una soluzione si possa trovare. Io non la vedo così tragica come si fa in certi momenti, bisogna essere più freddi e razionali cercando di intraprendere la strada giusta. In questo momento le difficoltà sono enormi ma non ci dobbiamo abbattere, dobbiamo far vedere che siamo bravi a venire fuori da certe situazioni”.

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Queste le parole dell'a.d. Giovanni Carnevali: “Noi presentammo un progetto alla famiglia Squinzi su quello che potrà essere il Sassuolo in 10 anni, ne sono passati 12, e mi sento di poter dire che abbiamo realizzato tante cose, non dico tutto perché ancora tante cose dovremo realizzarle, è un progetto inizialmente nato dal punto di vista del marketing. All’inizio puntavamo tanto sui giovani e sugli italiani e questo ci ha permesso di crescere e tanti di loro sono in nazionale. Questo è un progetto sportivo ma non solo, pensiamo alle strutture, abbiamo uno dei centri sportivi più belli d’Italia, abbiamo ospitato più volte la Nazionale, ed è diventato un modello e penso che ci possano prendere anche da esempio. Io sono felice del Como perché sta investendo non solo nel lato sportivo e questo dimostra che alcune proprietà straniere che entrano nel nostro mondo si può anche imparare e su certi aspetti c’è molto in comune tra Como e Sassuolo.
Non c’è più talento in Italia? Forse ce ne sono di meno perché nei settori giovanili si investe di meno oppure ci sono meno talenti perché ci sono altre problematiche. Io ero in Bosnia, guardavo la partita, pensavo a quando c’erano Totti, Del Piero, altri talenti così. Ora ce ne sono meno ma magari abbiamo dei giocatori che devono crescere e migliorarsi e questo è il lavoro che dovrebbe essere fatto. Noi investiamo e crediamo tanto sul settore giovanile e penso che dovrebbero farlo anche altri club, c’è da fare un lavoro tutti insieme. I settori giovanili hanno una serie di difficoltà anche per via delle normative.
Il calcio è un’evoluzione continua. Se guardo l’album Panini di 30-20-10 anni fa vedo ora tante figure che sono andate a inserirsi a livello dirigenziale e tecnico che sono tantissime, poi c’è l’intelligenza artificiale, ci sono anche tante altre novità. A livello giovanile l’importante è far crescere i giovani non vincere. Poi quando arrivi a grandi livelli devi far lavorare tutti in gruppo per fare risultati. Noi come Sassuolo abbiamo sempre cercato di lavorare in un sistema con l’obiettivo del bel gioco, non sempre ci siamo riusciti ma ci abbiamo provato, e questo potrebbe anche essere un focus per altre, però questa è la nostra idea”.

Così invece il presidente del Como Mirwan Suwarso: “Il calcio è molto diverso rispetto agli altri tipi di business, ci sono molti più ostacoli, se uno vuole crescere come ha fatto il Como bisogna essere creativi e innovativi ma anche molto equilibrati sapendo le difficoltà e il mondo in cui ti trovi. Il calcio deve essere sempre sostenibile e per noi il Sassuolo è stato un ottimo modello, abbiamo provato anche a imitare il modello del Sassuolo sul lungo termine. Poi il calcio è anche business e abbiamo pensato ad aumentare il fatturato, abbiamo tanti prodotti di consumo, il merchandising, e anche il turismo per noi con il Lago di Como può essere un grande di forza. Noi possiamo anche essere un modello per altri sport, non soltanto per il calcio, ma il brand legato al Lago, la squadra, il merchandising, per provare poi ad esportare all’estero questa idea.
Giovani? Il nostro progetto è partito da poco, alcuni giovani sono nel giro delle nazionali giovanile, due anche con l’Italia. Siamo molto pazienti, stiamo investendo ma già nei prossimi 5 anni speriamo di riuscire a vedere i frutti dei nostri investimenti.
Pochi italiani in rosa? Non credo sia un problema solo del Como, il Milan ha solo Gabbia, Bartesaghi, parliamo del Milan, uno dei più grandi club italiani, non è un problema solo del Como ma anche degli altri grandi club. È un problema anche per i pagamenti e le modalità di pagamento, acquistare all'estero è differente, puoi pagare in differenti rate. Quando abbiamo avuto l'occasione abbiamo preso ad esempio Belotti a parametro zero. Poi bisogna adattarsi allo stile dell'allenatore. Magari potevamo volere Orsolini del Bologna, Parisi della Fiorentina, Bastoni o Barella dell'Inter ma i costi sono elevati. Così dobbiamo continuare a puntare anche sul settore giovanile per avere più italiani in futuro”.

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Sezione: News / Data: Ven 17 aprile 2026 alle 17:06
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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