Il centrocampista e capitano del Sassuolo Primavera, Federico Artioli, classe 2001, ha parlato in esclusiva a Nero&Verde, raccontando le sue ambizioni, il suo arrivo a Sassuolo e anche le sue prospettive future. Ecco le sue parole: "Prima di arrivare a Sassuolo ho fatto due anni alla Dribbling di Ferrara, poi sono passato alla Spal e a 14 anni è arrivata la chiamata del Sassuolo con Palmieri e non ho esitato. I miei genitori all'inizio erano titubanti, avevano paura che non ero ancora pronto a livello mentale. Sono arrivato in convitto e non vedevo l'ora di arrivare lì però dopo la prima notte chiamai mia mamma chiedendole di tornare. Nei giorni successi grazie alle splendide persone che ci sono, grazie alla cuoca Meris che ci ha fatto da nonna, ho trovato anche grandi compagni di vita come Ghion, La Rosa, grandi persone, grandi amici, e poi il campo dove ho incontrato mister Turrini che ha avuto un occhio di riguardo per i ragazzi in convitto".

Le prime esperienze a Sassuolo?
"La mia vita è stata spezzata in due perché da una parte le mie abitudini, gli amici, la mia famiglia, la mia infanzia a Ferrara, poi qui a Sassuolo per una nuova esperienza, una nuova avventura anche a scuola, ma i professori, il tutor, Enrico Costi, mi hanno dato una mano e poi mi sono abituato".

Il calcio?
"Sono partito a Sassuolo dai giovanissimi nazionali con mister Turrini fino alla Primavera ad essere il capitano, è il terzo anno per me, è una bella cosa. Sono partito dall'allenarmi ai campi di Madonna di Sotto, fare avanti e indietro coi pullmini, fino ad allenarsi al Mapei Football Center, una grande emozione, non tutte le società hanno queste strutture".

Primo contratto da professionista?
"Una grande emozione. Non è un punto d'arrivo ma di partenza, dove iniziare un cammino da professionista, sai che hai delle grosse responsabilità e quando mi ha chiamato il segretario Casciello non ci credevo, ero emozionatissimo".

Il primo allenamento con la prima squadra?
"Il primo giorno ero intimorito, non conoscevo nessuno, allenarsi con giocatori che fino al giorno prima hai visto in tv è una grande emozione, però sono dei grandi calciatori e delle grandi persone, grandi uomini che ti mettono a tuo agio".

De Zerbi?
"Il mister ti incoraggia sempre per far esaltare le tue qualità in campo, esprimerle al meglio".

I sogni futuri?
"L'obiettivo è quello di riuscire ad assaporare una convocazione, un sogno andare in panchina in A, anche per la mia famiglia, e il sogno più grande sarebbe quello di esordire in A".

L'obiettivo di squadra?
"Il campionato Primavera è molto difficile. Quest'anno stiamo facendo un buon campionato, rispetto ad altri anni quando lottavamo alla salvezza possiamo puntare a qualcosa di più grande".

Quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti?
"I miei pregi da calciatore sono un ragazzo che non molla mai, cerco di dare il massimo per il bene della squadra e per il mio. Per i difetti invece mi intestardisco un po', faccio un tocco in più e tengo la palla un po' troppo a volte".

Mister Bigica?
"Una grande persona e un grande mister, in campo e fuori. Conosce bene la categoria. Dall'inizio del 2021 mi ha dato la fascia da capitano, una grande responsabilità. E' una fortuna e un onore avere un ex calciatore come il mister, ci può far arrivare nelle zone alte della classifica"

La fascia da capitano?
"E' una grande emozione e una responsabilità. Devi dare l'esempio in campo e fuori. Ho avuto la fortuna di essermi allenato con Magnanelli, ho parlato con lui, è una bandiera, è un grande calciatore ed è un grande uomo che ti aiuta, ti dà consigli, veramente un esempio per tutti, per i più grandi e per i più piccoli".

La Nazionale?
"La Nazionale è una grande emozione, è il sogno di qualsiasi bambino. Ho indossato quella dell'U17 e Under 18, una grande emozione tornare a Coverciano, spero di tornare a indossare quella maglia in futuro, sarebbe un sogno per me e per i miei genitori".

Sezione: Settore Giovanile / Data: Mar 30 marzo 2021 alle 16:39
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
vedi letture
Print