Andrea Pinamonti ha parlato. E lo ha fatto con la serenità di chi ha appena scoperto che, in fondo, il gol non è tutto. Intervistato da Massimo Boccucci per il Corriere dello Sport, il centravanti del Sassuolo ha scelto proprio il momento in cui buona parte della tifoseria sassolese gli rinfaccia "pochi gol" per tirare fuori delle frasi che sembrano una rirposta pacata alle critiche che lo accompagnano ormai da quando è arrivato a Sassuolo perché non esiste personaggio più divisivo di Pinamonti a Sassuolo: o lo ami o lo odi.

"Sono soddisfatto perché miglioro negli anni. Analizzo le mie prestazioni per crescere, oltre alle statistiche di gol e assist sono contento di quanto riesco a dare alla squadra e perché so stare dentro la partita" ha detto. Traduzione dal pinamontese: “Sì, avrò segnato ‘solo’ sei reti in venticinque partite, ma avete visto come resto dentro la partita? Che profondità, che movimenti senza palla, che presenza scenica”. Come quel concorrente di Sanremo che arriva alla finale con una canzone intitolata “Non è il numero di note che conta” e poi si stupisce se qualcuno gli chiede perché non ha fatto l’acuto.

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Pinamonti: "Miglioro negli anni. Legittimo voler giocare in una big e in Nazionale"

Sei gol e tre assist in 25 presenze in Serie A non sono numeri da capocannoniere, e proprio su questo si è concentrata parte della tifoseria: pochi gol per chi è chiamato a essere il terminale offensivo della squadra di Fabio Grosso. Momenti di frustrazione collettiva, un digiuno prolungato, qualche fischio di troppo e persino quel gesto eloquente (il dito sulle labbra) rivolto al settore ospiti dopo la gara a Udine hanno acceso il dibattito. Il classico copione del centravanti sotto esame: se non segna abbastanza, il resto passa in secondo piano.

I detrattori, quelli che contano i gol come i like su Instagram, e che hanno letto queste frasi come dichiarazioni del tipo "sì, segno come un difensore centrale in giornata no, ma voi tifosi smettetela di guardare solo il tabellino" sono serviti. Pinamonti li ha liquidati con eleganza da prima serata: io non guardo solo i numeri, io analizzo, io cresco, io do tanto alla squadra. Frase che, detta da un attaccante, suona un po’ come il cantante che dopo l’eliminazione dichiara "ho vinto moralmente". Bellissimo. Poetico. E soprattutto utile a spiegare perché, nonostante i cinque gol in trasferta e i due assist a San Siro contro il Milan, qualcuno continui a mugugnare "ma un centravanti deve buttarla dentro, no?".

Pinamonti, però, non si nasconde dietro alibi. Non scarica colpe, non invoca la sfortuna. Ribadisce di analizzare ogni partita, di cercare il miglioramento costante, di sentirsi utile anche quando le polveri sono bagnate e nel tabellino non comprare il suo nome. È la risposta di chi ha capito che il ruolo di punta, in un calcio moderno e fisico come quello di oggi, non si esaurisce nel colpo di reni in area.

“Stare dentro la partita” significa tenere palla, fare sponde, aprire spazi per i compagni, partecipare al pressing alto, essere punto di riferimento costante. Tutte cose che non finiscono nei gol e negli assist o nei replay e gli highlights di fine gara, ma che una squadra come il Sassuolo non può permettersi di sottovalutare.

Attenzione, le critiche dei tifosi sono sacrosante: il pubblico paga il biglietto e ha diritto di pretendere. Ma pretendere solo gol da un centravanti significa ridurre il calcio a un videogioco. Pinamonti ricorda, con garbo e senza polemica, che il valore di un giocatore si misura anche nella continuità di rendimento, nella capacità di incidere sulle dinamiche di squadra, nella voglia di crescere partita dopo partita.

Insomma, mentre i puristi del gol continuano a dubitare di lui, l'Arciere di Cles ha trovato la sua melodia perfetta: “Io sto dentro la partita”. Canzone sanremese doc, con tanto di orchestra in sottofondo che annuisce convinta. E magari, un giorno, riuscirà anche a convincere i più scettici. O quantomeno a non farsi più rimproverare i pochi gol.

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Sezione: News / Data: Mer 25 febbraio 2026 alle 18:02
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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