C'era una volta un Sassuolo ammazza-grandi. A 26 giornate dal via, il Sassuolo naviga in acque tranquille: nono posto con 35 punti, a un passo dal Bologna, lontano dalle zone calde e ancora distante dall’Europa. Una stagione da neopromossa ottima, segnata da una solidità inattesa e da una recente striscia positiva culminata nel 3-0 al Verona di venerdì sera. Eppure, c’è un dato che stride e che racconta una storia per certi versi insolita in Serie A: contro le prime sei della classifica i neroverdi non hanno ancora vinto una partita.

Inter, Milan, Napoli, Roma, Juventus e Como. Sei avversari, sei incroci (alcuni da disputare ancora nel ritorno, ma il trend è chiaro). Il bilancio parla di un pareggio, il 2-2 di San Siro contro il Milan a dicembre, e di una sequenza di sconfitte: 2-1 a San Siro contro l’Inter all'andata e 0-5 in casa, 0-2 in casa contro il Napoli e 1-0 al Maradona, 0-1 con la Roma, 0-3 casalingo con la Juventus, ko anche a Como per 2-0. Zero vittorie, un solo punto, tanta fatica a reggere il passo quando di fronte ci sono le squadre che comandano il torneo. Non è un caso isolato. È la replica esatta di quanto accaduto dodici mesi fa in Serie B.

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Anche allora, nel campionato che ha regalato al Sassuolo il ritorno immediato in Serie A da campione con 82 punti, la squadra di Fabio Grosso aveva mostrato lo stesso limite contro le dirette concorrenti per la promozione. La sconfitta interna 1-4 contro la Cremonese, i passaggi a vuoto contro Pisa e Spezia nel girone d'andata (e ko anche in Liguria), le vittorie sofferte o mancate proprio nei big match della cadetteria con le prime 6 del campionato. Eppure alla fine il titolo arrivò lo stesso, grazie alla superiorità netta sul resto del gruppo e con la maledizione interrotta nel match di ritorno con il Pisa, vinto 1-0 grazie al gol di Luca Moro.

Ma il “tallone d’Achille” contro le prime della classe rimase evidente. Perché il Sassuolo di Fabio Grosso fatica tanto quando alza l’asticella? Le ragioni sono molteplici e intrecciate. C’è una rosa di qualità ma ancora giovane in alcuni reparti, capace di esaltarsi contro formazioni alla sua portata (vedi le vittorie recenti contro Udinese, Genoa o lo stesso Verona) ma che soffre la fisicità e l’organizzazione delle grandi. C’è lo stile di Grosso, verticale e propositivo, che premia il talento di Berardi (ancora il faro, nonostante i 31 anni), di Laurienté, di Thorstvedt quando è in forma, ma che fatica a reggere l'urto contro la forza delle big. E c’è, forse, una componente mentale: la consapevolezza di poter competere, ma non ancora la certezza di poterle battere.

Il paradosso è che proprio questa “debolezza selettiva” sta permettendo al Sassuolo di mantenere una classifica serena. I neroverdi prendono punti con regolarità contro il blocco centrale e basso della classifica, dove la qualità dei singoli fa la differenza. Contro le prime sei, invece, il divario emerge: meno possesso, meno occasioni, più errori in fase di non possesso. E delle difficoltà oggettive in tanti match, dove il Sassuolo ha provato comunque a giocarsi la partita ma alla fine ha raccolto poco. Però lo immaginate un Sassuolo a fare le barricate, a piazzare il pullman con il 28% di possesso palla, come Cagliari e Parma?

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Sezione: News / Data: Mer 25 febbraio 2026 alle 13:36
Autore: Manuel Rizzo
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