Storie di Serie A: il format di Radio TV Serie A racconta le storie di grandi personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nel nostro campionato. In questa puntata scopriamo aneddoti e racconti di Fabio Grosso. L'eroe del Mondiale 2006, ex terzino - tra le varie squadre - di Perugia, Palermo, Inter e Juventus, è ora allenatore di Serie A alla guida del Sassuolo, ma con un passato sulle panchine anche di Frosinone e Lione. Ecco la trascrizione completa delle sue parole realizzata per voi da SassuoloNews.net.

La classifica dice 20 punti dopo 14 giornate. Il bilancio direi che è molto positivo in termini di punti. Qual è il primo bilancio che lei ha fatto dopo questi primi tre mesi, dal suo punto di vista, con tutte le componenti che ci sono?
"Siamo molto, molto contenti di questa partenza. Poi siamo anche molto realisti e consapevoli del fatto che il campionato resta molto difficile e noi dobbiamo, con grandissima umiltà, prepararci di volta in volta ad affrontare scuole forti però il nostro obiettivo è quello di provare a ben figurare come abbiamo fatto fino adesso, cercando di dare continuità a quelle che sono le nostre prestazioni".

SCELTI DA SASSUOLONEWS:

Sassuolo incubo di Allegri ma contro Max poche gioie per i neroverdi

SN - Piccareta, l'allenatore che ha portato Volpato in Italia: "Così lo portai a Roma. Simile a Berardi, crescerà ancora"

Matic è il Modric del Sassuolo. E domenica a San Siro si sfidano due eterni giovani

Tra l'altro si potrebbe dire 20 punti in 12 giornate perché le prime due le avete perse. Arrivava la terza giornata con la Lazio. Poi doveva andare a San Siro con l'Inter. Non l'ha mai sfiorata un pochino il dubbio, il timore che qualcosa potesse cambiare subito sulla sua panchina dopo quell'inizio?
"Tanti anni ormai che frequentiamo i campi. Ci siamo dentro da varie sfaccettature e varie angolazioni, quindi conosco quelle che sono le dinamiche di questo sport e so anche quello che serve per poter riuscire a ottenere delle cose migliori di quelle che trovi dal punto di partenza. Anche questa è una cosa che non mi tocca. Nella mia carriera ho fatto anche delle scelte iniziali sapendo che sarei andato incontro a grandissime difficoltà, però mi piace affrontare le sfide, mi piace starci dentro le sfide. Perché stare nelle difficoltà e andare a affrontare le difficoltà per me è la cosa più importante per poi andare alla ricerca di essere i migliori di come eri. Quello è lo step più importante".

So che le piace lasciare messaggi sulle lavagne, per i giocatori, lo spogliatoio, non solo. Ce n'è uno in particolare che le è rimasto in testa per l'efficacia che ha avuto?
"Mi piace farlo a prescindere dal risultato che ottieni. Perché se pensi che è una cosa giusta farla, non è che se non riesci vuol dire che era sbagliata. Provi a fare le cose nel migliore dei modi e capisci quali sono le più giuste. Mi piace appuntare delle cose quando facciamo delle riunioni perché comunque ci piace parlare delle volte quando serve. Però poi si dice no, quando parli dimentichi, quando vedi ricordi e poi quando fai capisci. E quindi mixare queste tre cose per cercare di progredire sotto tutti i punti di vista, calcistico, umano, perché poi è sempre la base di tutto, e anche relazionale perché poi quando ti parli, ti ascolti e ti confronti, sicuramente ci sono dei miglioramenti".

Prima di Milan-Sassuolo c'è già un messaggio che magari ha in testa, qualcosa che si è appuntato?
"Il messaggio è comunque che andiamo in un campo bellissimo, contro un avversario fortissimo e quindi il messaggio è quello di andare per provare ad esprimere quello che sappiamo fare, sapendo e consapevoli delle difficoltà che ci saranno. Però come ho detto prima, proprio dentro quelle difficoltà, la bravura e la bellezza di saperci stare e provare a uscirne".

Da difensore di altissimo livello, come avrebbe affrontato oggi lei Christian Pulisic, visto che è uno dei giocatori che forse in assoluto in questo momento sta facendo la differenza in Serie A? C'è un modo, proprio come predisposizione per affrontare un giocatore così?
"Io sono diventato un difensore, perché poi sono arrivato nella massima categoria, però sono arrivato con altri tipi di caratteristiche, con altri tipi di potenzialità, perché arrivo in Serie A dopo tanti anni fatti in Eccellenza, Interregionale in Serie C, in cui ero un trequartista, ero un giocatore fantasioso. Al di là delle mie caratteristiche fisiche, comunque usavo la fantasia per esprimere le mie qualità. E quindi la mia modalità di difendere era un po' diversa dal difensore classico, provavo a utilizzare un po' più la testa, meno il fisico, perché era meno la mia qualità quella del fisico. Quindi bisogna saper riconoscere quelli che sono i pregi dei avversari, indirizzarli verso quelli che sono i difetti e poi provare a intervenire, perché comunque se cavalchi o affronti solo questi avversari sui loro pregi diventa difficile poi fermarli".

Lei prende questa squadra appena retrocessa in Serie B, forse la difficoltà più grande per una squadra retrocessa dall'ala B con giocatori onestamente di Serie A, perché poi c'erano dentro dei giocatori importanti anche l'anno scorso, è quella di mentalizzare questi giocatori sul campionato di Serie B. Allora le chiedo se è stato questo il lavoro più importante che ha dovuto fare l'anno scorso per poi riuscire a compiere quella straordinaria impresa, quel percorso meraviglioso che vi ha riportato in Serie A?
"Noi dopo un inizio un po' travagliato, con delle dinamiche un po' particolari, ci siamo messi in carreggiata, abbiamo inanellato tante vittorie consecutive, siamo stati padroni di un percorso bello, che comunque ha gettato le basi per poi fare quello che stiamo cercando di fare quest'anno. Però ricordo bene, come vi avevo detto prima, ricordo bene tutte le difficoltà che abbiamo attraversato, come le abbiamo attraversate, e quanto siamo stati bravi tutti, tutte le componenti, club, squadra, staff, dirigenti, ad ottenere quello che avremmo voluto ottenere, ma sapevamo quanto era difficile riuscirci".

C'è stato un giocatore in particolare a cui ha fatto magari un po' più di fatica a riuscire a calarlo in quel contesto?
"All'inizio ce n'erano diversi, sinceramente, perché poi eravamo tanti, qualcuno è stato accontentato e è stato lasciato partire per nuove sfide, qualcun altro invece avevamo deciso di tenerlo, perché comunque l'anno prima si era scesi e si era scesi anche con tanti giocatori che per me dovevano sentire anche la responsabilità di voler riportare questo club dove meritava. Nella fase iniziale con Laurienté non è stato facile, perché comunque lui aveva intenzione di andare via, noi avevamo intenzione di tenerlo o mandarlo via a determinate condizioni che in quel momento sicuramente erano difficili da realizzare, quindi le prime giornate sono state molto complicate, poi però anche lui come tutti i suoi compagni si è messo in carreggiata, abbiamo creato quello spirito comune che comunque deve essere la base per qualsiasi tipo di percorso e poi sono venute fuori le qualità degli interpreti che avevamo all'interno".

Cosa si è portato invece da giocatore ovviamente di altissimo livello come allenatore? Ci sono degli aspetti che ha conservato, che si è trascinato dietro, che utilizza oggi da allenatore, che gli tornano utili per i suoi ragazzi, per gestire magari la routine, la quotidianità?
"Penso che le esperienze ti formino, ti creano, ti costruiscono e quindi tutto quello che ti è successo ti aiuta per provare a fare quello che ti piace mettere in pratica. La mia carriera prima è stata una carriera trasversale, perché io comunque attraverso tutte le categorie del campionato, anche per tanti anni, quindi proprio vivo tutti gli step calcistici fino a toccare anche punti inaspettati e quindi il fatto di aver vissuto tante esperienze comunque mi è utile per riconoscere tante situazioni, perché comunque dentro lo spogliatoio ci sono stato, ci sono stato in varie modalità di spogliatoio, quindi l'ho condiviso con giocatori fortissimi, l'ho condiviso con giocatori forti ma di categorie diverse, quindi tante situazioni le ho vissute e questo comunque è servito per arricchire il mio bagaglio che poi provo sempre a implementare per utilizzare nel migliore dei modi ogni volta".

In carriera ha ricevuto un'unica espulsione diretta, in un Inter-Bayern Monaco in Champions League per una gomitata a Sagnol, tra l'altro al novantesimo. Settimana scorsa, l'hanno espulsa ma credo che sia tra l'altro la seconda, perché forse anche a Lione l'hanno espulsa dalla panchina, quindi ha fatto due espulsioni da allenatore e una da giocatore: c'è più stress a stare in panchina rispetto a giocare le partite?
"Ma quello sicuro, perché comunque quando sei in campo poi trasformi tutta l'energia che hai, la trasformi mettendola sul terreno, correndo, parlando con i tuoi compagni, quindi in panchina sicuramente è diverso rispetto a quando sei in campo, però alla base comunque parlo sempre con i ragazzi dei valori dello sport, dei valori della vita, quindi quelli sono importanti. Poi ovviamente quando li racconti devi essere bravo anche a proporli e mi piace sempre saperli rispettare. Poi ovviamente siamo delle persone, delle volte possiamo sbagliare, l'importante comunque è non andare mai oltre e riconoscere l'errore, chiedere scusa e provare ad andare avanti".

Prima mi ha detto che non ha mai fatto scelte semplici, una di quelle è stata andare proprio in Francia a Lione, un'esperienza complicata per come ha preso la squadra e per tutto il contesto che c'era. C'è però qualche aspetto che si porta dietro di quell'esperienza che anche qui magari le torna utili oggi o che comunque l'ha formata e che è riuscita a convertire in maniera positiva?
"Soprattutto quando le esperienze sono state difficili, quelle sono state gli insegnamenti più grandi che ho avuto, quindi Lione per me era ed è un posto dove sono stato benissimo da giocatore, quindi quando si è prospettata questa situazione, per me era una situazione stupenda, ovviamente era una situazione stupenda forse nel momento non migliore, però sono tornato felice di averlo fatto, di essere rientrato dentro un club bellissimo, una città in cui sono stato bene, nel momento in cui sicuramente era difficile riuscire a fare quello che mi avevano chiesto di fare, però io ci ho messo tutto me stesso, ci ho provato e ovviamente come vi ho detto all'inizio, il tempo poi sempre ti può dare una mano e lì non ne ho avuto tantissima disposizione, però non ho rimpianti".

75 giorni è durata, una cosa del genere?
"Sì, belli pieni, belli intensi, con tante situazioni, oltre che partite difficili, anche situazioni extra calcio che mi hanno segnato e quindi lo porto dentro di me, con un'esperienza che non è andata bene, però è un'esperienza che ho scelto di fare e ho provato a fare nel migliore dei modi come ho cercato di fare sempre".

Visto che l'ha citato a lei, io le faccio vedere questa immagine, che è la copertina dell'Equipe, che immagino che lei ricorderà discretamente bene. Che cosa le scatta quando vede questa immagine in prima pagina, la copertina de L'Equipe, ricordando quell'episodio?
"Scatta il ricordo di una giornata brutta, brutta a livello sportivo, a livello di vita, perché comunque ti accorgi che in un attimo ti possono cambiare tante situazioni, quindi sei tanto fragile dentro questa vita in cui spesso ti senti molto forte e potente. Giornata triste, che mi auguro possa essere insegnamento, però mi sono accorto che non è stato così, perché comunque, sotto certi punti di vista, possiamo fare tantissimi passi avanti e mi auguro che piano piano riusciremo a farlo. Dicono gli psicologi che il sogno più ricorrente è la maturità, l'esame di maturità ovviamente".

Allora io adesso le propongo tre sogni e mi dice in ordine quali sono quelli più ricorrenti come più o meno incubi a questo punto. L'esame di maturità, sbagliare il rigore nella finale del 2006 e la sassaiola prima di Marsiglia-Leone. Quante volte le è capitata di ri-sognare queste cose? E mi fa una classifica.
"La classifica te la faccio dicendoti che ri-sognarle sinceramente non tantissime. Tutte e tre? No, forse con me gli psicologi si sono sbagliati, sono un caso patologico. La classifica è che comunque sto tanto sul pullman e quindi in determinate situazioni ogni tanto mi torna in mente la giornata di Lione e non è un bel ricordo. Per quanto riguarda gli esami poi ci sono delle canzoni che si collegano a quella giornata quindi più che l'esame in sé che non ricordo veramente bene perché forse è una talmente grande rimozione che ho rimosso il contenuto. Questa è anche una cosa bella perché poi si dice sempre che il percorso è molto più importante di quando arrivi, ottieni o fai. Ricordo da casa a scuola col mio motorino con la mia musica nelle orecchie sbagliando perché non si poteva però ricordo la canzone di Notte prima degli esami che mi accompagnava in questo tragitto e il rigore me lo ricordano le persone che mi incontrano, mi ricordano sempre in maniera positiva, e io scherzando dico meno male che è andata dentro perché se fosse andata fuori tutta questa cosa che è successa dopo forse sarebbe successa in maniera differente".

Non le è mai capitato di risognarlo in positivo e in negativo addirittura? Non l'ha mai sbagliato in uno dei suoi sogni quel rigore?
"Non ancora, però ora che ne abbiamo parlato forse che stanotte approfitto per capire".

Io le dico quattro nomi: Paolo Toccafondi, Alessandro Lazzarini, Massimiliano Franchi e Giampaolo Di Magno. Le dicono qualcosa?
"Beh forse il primo perché ho tirato il rigore contro il Prato".

Sono i quattro portieri a cui lei ha segnato un rigore in carriera durante 90 minuti prima di calciarlo poi nel 2006. Ma oggi lei fa l'allenatore se fosse in finale farebbe calciare a Fabio Grosso quel rigore?
"Conoscendomi ci proverei poi non è detto che il risultato sia sempre lo stesso però mi piace prendermi le responsabilità e quindi sicuramente me la darei anche da allenatore".

A proposito di questo però col Verona lei non ha guardato il rigore Sarebbe cominciato o era semplicemente un momento?
"No, poi era già capitato l'ho visto, non l'ho visto. Non mi piace essere metodico nelle cose sono scaramantico il poco quel giusto che può servire perché poi se no si diventa schiavi di tante cose che ti succedono e quindi in quella partita comunque era un momento importante la gara per me era uno scontro diretto allora ci ha dato il rigore, era il momento in cui si stava aspettando se confermarlo o meno quindi mi sono andato a sedere in panchina, ho deciso di rilassarmi un attimo per capire cosa succedeva ed è andata bene così".

Poi però li ve l'hanno dato un altro contro l'Atalanta lì l'ha guardato invece?
"Poi sì, ce l'hanno dato e l'ho visto quindi il prossimo non lo so cosa farò dipende da come mi sentirò al momento".

Comunque possiamo rasserenare l'Italiano che è l'uomo che ha calciato il rigore più importante negli ultimi 40 anni durante i rigori perché tra l'altro, non so se lo sa, ma anche Alberto Gilardino non li guarda, che era un altro che era lì con lei in quei momenti tranquilli nel 2006 è un vizio comune...
"Ci ha talmente tanto stressato quella esperienza che siamo traumatizzati (ride, ndr).

Facendo ancora un passo indietro da giocatore è il suo più grande rimpianto aver vissuto la Juventus soltanto all'inizio di quel percorso straordinario perché lei poi vince lo Scudetto giocando 180 minuti nel primo anno di Conte però forse è un rimpianto aver vissuto la Juventus in quel periodo lì di difficoltà e aver solo assaggiato quel percorso straordinario di nove Scudetti?
"Non mi piace la parola rimpianti perché non ne ho in quel momento, anche in maniera atipica a metà stagione decido da solo che è il momento che non ho più quel fuoco dentro che mi può permettere di togliermi la soddisfazione quindi in punta di piedi esco dalla scena, cosa anche abbastanza particolare, però mi sono goduto quell'annata ho intravisto le fondamenta costruite in quell'annata".

L'aveva intuito?
"Sicuramente, perché poi tutto parte dalla società, tutto dipende dalle qualità delle persone che scegli e lì queste due caratteristiche erano delle caratteristiche comunque che facevano intravedere un futuro roseo però io con grande serenità avevo deciso di abdicare e l'ho fatto col sorriso, l'ho fatto condividendo con i compagni una stagione bella per loro, anche per me nella fase iniziale e quindi lascio il calcio quasi senza che nessuno se ne è accorto. L'ho fatto a modo mio e questa è la cosa che mi è piaciuta".

E che sarebbe diventato così forte Antonio Conte come allenatore l'avrebbe detto?
"È un allenatore comunque che è riuscito a fare delle cose straordinarie e si vedeva che aveva le qualità per fare delle cose straordinarie".

C'è qualcosa che gli ha rubato? Che oggi lei ha utilizzato l'allenatore o che magari anche da altri allenatori che ha avuto?
"Delle cose forse anche inconsciamente le acquisisci e le provi a proporre perché poi per me per per avere, per fare strada, per provare a essere protagonista in questo nuovo ruolo, la cosa determinante comunque è avere le idee chiare, provare a proporle in modo migliore ma soprattutto essere se stessi perché poi se provi ad essere qualcun altro sicuramente il livello dei ragazzi ti scopre immediatamente e non hai più i contenuti per reggere l'urto".

Lei ha vinto a Lione il campionato, con l'Inter il campionato, con la Juve il campionato: ce n'è uno che sente più suo o no? C'è magari una stagione che sente un po' più sua di quei tre che ha vinto?
"Ma in tre modalità diverse perché nell'ultima con la Juve comunque ho detto prima sono stato protagonista nella fase iniziale ma poi non lo sono stato più, anche per scelta mia. Il campionato con l'Inter viene dopo la stagione mondiale quindi lo stress era bello alto però la squadra era molto molto forte, abbiamo fatto un campionato importante con tantissimi punti e tantissime vittorie, uscendo dalla Champions in maniera rocambolesca perché quella era una squadra che comunque poteva essere protagonista anche in Europa e sfortunatamente non c'è riuscito ad esserlo. Quello con il Lione invece avevo metabolizzato l'esperienza Mondiale, esco dalla stagione con l'Inter, vado a fare un'esperienza fuori per me stupenda perché era stata la prima però è stata quella che poi mi ha aperto i confini, mi ha fatto scoprire che è bello conoscere, è bello confrontarsi, è bello capire cosa c'è anche fuori da quello che è il nostro Paese e quindi poi in seguito ho provato a rifarne anche altre. Forse è stata la stagione che mi sono goduto di più perché mi sono staccato, perché con la famiglia sono stato benissimo dentro la città, perché con la squadra comunque dopo una fase iniziale difficile perché ero l'unico italiano all'interno del gruppo, venivamo dal Mondiale che avevamo battuto la Francia, c'erano tutte le condizioni per una stagione traumatica, invece come ho detto prima è stata una stagione stupenda sotto tutti i punti di vista".

Quindi nonostante il 2006 in finale con la Francia e tutto in Francia si è trovato benissimo?
"Molto molto bene".

Se le dico Palermo qual è la prima cosa che ti viene in mente?
"Palermo è proprio la consacrazione per me e per tanti miei compagni perché io arrivo lì a gennaio del campionato di B e facciamo un finale di campionato che diventa una cavalcata in un posto in cui se riesci ad ottenere qualcosa di bello poi te lo fanno notare e Palermo lo porto dentro di me come un ricordo stupendo".

Ha giocato l'ultima partita della nazionale a eliminazione diretta perché poi oggi si parla di nazionale in difficoltà ma in realtà dal 2006 che questa nazionale non gioca una partita a eliminazione diretta. Vi siete dati magari anche tra di voi con quel gruppo storico una spiegazione del perché?
"È un momento in cui dobbiamo essere bravi a ritrovare quella fiducia perché abbiamo le caratteristiche per rifare quello che abbiamo detto che non facciamo da tanto tempo: questa è la modalità di pensiero che mi piace affrontare, perché sennò noi vediamo sempre tanto nero o tanto bianco perché comunque fa più notizia creare sempre la grande difficoltà o la grande euforia. E invece comunque sì, veniamo da diverse annate in cui non riusciamo a rientrare in questa competizione, ma comunque non tantissimi anni fa siamo stati campioni d'Europa, per dirne una, quindi dobbiamo essere bravi a cogliere le cose positive, non nascondere quelle negative perché comunque ci sono e dobbiamo essere bravi a trovare i modi per migliorarle, però essere fiduciosi per quello che andremo a fare, con le persone con cui andremo a fare perché sono persone che hanno qualità calcistiche umane importanti e dobbiamo credere che sia lo staff, sia i dirigenti, sia i giocatori hanno tutte le potenzialità per portarci riportarci a giocare partite come hai detto a eliminazione diretta".

C'è un po' la sensazione allora che questo spareggio lei che ha vissuto in alcuni momenti ci sia un po' di positività?
"C'è la sensazione che è una partita importante le partite importanti vanno affrontate con coraggio e il coraggio viene quando pensi in maniera positiva, quindi io sono positivo".

Come ha visto Gattuso?
"Anche se ci si sente poco, anche se ci si vive poco, comunque ci lega qualcosa di grande quando ti rivedi poi si sente che l'hai vissuto insieme ed è bellissimo. Rino l'ho visto quando ha fatto il giro delle squadre, quando è venuto a trovarci. L'ho visto carico, l'ho visto positivo, l'ho visto entusiasta, l'ho visto consapevole di prendere in mano una sfida difficile ma soprattutto l'ho visto consapevole di crederci e di potercela fare".

Invece chiedendole di suo figlio, che papà è lei? Gli iscrive anche consigli a livello calcistico oppure no, lo lascia tranquillo da questo punto di vista adesso che poi è arrivato a giocare nel Frosinone facendo una stagione positiva?
"Ma come è successo a me, succede a lui, è successo a tutti i ragazzi, devono sapersi tirare sulle maniche saper affrontare le situazioni saper crescere nelle difficoltà, saper affrontare le cose positive perché anche quella è una cosa difficile da fare quindi queste cose riesci a farle non se ti dicono come si fa se le affronti e le superi e ti metti sempre in discussione per cercare di provare a essere migliore. Cerco di essere un buon papà, ma come si dice, il mestiere più difficile del mondo è quello di fare il papà".

Poi lei immagino ha il suo insegnamento migliore per il percorso che ha fatto...
"Quello diciamo che non è sempre facile purtroppo perché comunque spesso ci sono i paragoni, non è mai facile, però ho provato sempre ad affrontare questa situazione in una maniera migliore cercando di fargli capire che non deve fare niente perché è stato fatto lui fa quello che gli piace fare e deve cercare di farlo al meglio senza cercare di qualche cosa alternativa che spesso gli viene proposta".

Tutti gli AGGIORNAMENTI sul Sassuolo Calcio in TEMPO REALE!
Aggiungi SassuoloNews.net tra i tuoi canali WhatsApp: clicca qui

Sezione: News / Data: Ven 12 dicembre 2025 alle 13:57
Autore: Manuel Rizzo
vedi letture
Print