In un'analisi pubblicata sul New York Times, diversi opinionisti hanno risposto alla domanda: chi è il giocatore più sottovalutato del calcio mondiale? Tra i nomi emersi con forza spiccano tre talenti di chiara matrice italiana o comunque legati alla nostra Serie A: Domenico Berardi del Sassuolo, Victor Osimhen (ex Napoli, attualmente al Galatasaray) e Stanislav Lobotka del Napoli. Un terzetto che, pur con carriere e contesti diversi, accomuna una qualità rara: prestazioni di altissimo livello spesso oscurate dal clamore di club più blasonati o da narrazioni mediatiche meno accattivanti.

L'articolo firmato da James Horncastle parte da un suggerimento di Trent Alexander-Arnold (che indica Federico Valverde del Real Madrid) ma si apre a una riflessione più ampia su chi, nel calcio globale, meriti maggiore riconoscimento. E proprio qui emerge con forza il caso di Domenico Berardi, il capitano e bandiera neroverde, indicato come emblema di una qualità sempre più rara: la fedeltà.

A 32 anni, Berardi è in prima squadra al Sassuolo dal 2013, dopo la trafila nel settore giovanile. Quattordici stagioni consecutive con il Sassuolo, oltre quattrocento presenze e una scelta controcorrente: restare, anche dopo la retrocessione. In un’epoca dominata da trasferimenti e ambizioni individuali, Berardi rappresenta un’eccezione.

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In oltre 14 stagioni ha mantenuto un tasso di produzione offensiva costante: circa 0,72 gol o assist ogni 90 minuti in tutte le competizioni, un numero paragonabile a quello di Vinícius Júnior nella sua intera carriera al Real Madrid (0,71) o altri top player mondiali. Eppure, il suo nome raramente finisce nei grandi dibattiti su Pallone d'Oro o top player. Il motivo? La militanza in un club di medio-bassa classifica, lontano dai riflettori delle big e dalle competizioni europee più prestigiose. Berardi ha segnato con regolarità contro le grandi (Juventus, Inter, Milan, Napoli), ha vinto un Europeo con la nazionale nel 2021 e resta uno dei migliori tiratori di punizioni e di rigori del continente. Ma la sua lealtà al club neroverde lo ha reso, paradossalmente, meno visibile.

Per Victor Osimhen, il discorso è diverso: l'ex Napoli ha dominato la Serie A nel 2022/23 con 26 gol e il titolo di capocannoniere, contribuendo al terzo scudetto partenopeo ma è sprecato al Galatasaray. Troppo forte per la Super Lig turca, secondo l'analisi: un attaccante completo, fisico, tecnico e letale, che meriterebbe palcoscenici più alti ma che, per ora, resta in una lega "minore".

Stanislav Lobotka, infine, incarna il prototipo del regista silenzioso. Doppio scudetto con il Napoli, nazionale "minore" (Slovacchia), ma capacità uniche di resistere al pressing, mantenere il possesso e dettare i tempi di gioco. Citato da Cesc Fàbregas come uno dei suoi preferiti, Lobotka è il collante invisibile di squadre vincenti, eppure raramente finisce nelle liste dei "migliori al mondo".

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Sezione: News / Data: Mer 18 marzo 2026 alle 11:45
Autore: Sarah G. Comotto
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