Quando il 2 febbraio il Sassuolo ha annunciato l’arrivo di Darryl Bakola dall'Olympique Marsiglia per una cifra intorno ai 10 milioni più bonus, il messaggio era chiaro: "Ecco il futuro". Maglia numero 60, contratto fino al 2030, sorriso da ragazzino e un fisico da trequartista moderno. Peccato che, nel calcio italiano, il futuro abbia spesso una brutta abitudine: arrivare con la data di scadenza già stampata in faccia.

Classe 2007, nato a Clichy da genitori di origini congolesi, Darryl Bakola è un giocatore di piede destro, ruolo naturale tra le linee o da mezzala offensiva. Cresciuto nel vivaio dell'OM, ha esordito in prima squadra proprio sotto Roberto De Zerbi nella stagione 2025/26: 8 presenze in Ligue 1 per un totale di 68 minuti, un assist, qualche cross interessante e una media voto da onesto 6.1. Ha anche collezionato una presenza in Champions League contro il Newcastle e una in Coppa di Francia. Numeri da "promessa con contorno di panchina", come si potrebbe dire in gergo. Roba che a Marsiglia fa ancora sognare, ma che in Italia richiede un po’ più di pazienza… e di campo.

Eppure il Sassuolo ha deciso di investire proprio su di lui. Il club neroverde, reduce da una stagione altalenante e consapevole di non poter dipendere all’infinito da Berardi e Laurienté, ha puntato su un under-19 con alto potenziale di plusvalenza. Operazione tipicamente sassolese: spendere oggi per incassare domani, sperando che il ragazzo diventi il prossimo Pedri (o almeno il prossimo Politano).

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Per ora, però, Bakola è ancora fermo alla casella di partenza: zero minuti in Serie A dopo quasi tre settimane dall’arrivo. E qui arriva il pizzico di ironia inevitabile. Fabio Grosso, l’allenatore che ha portato il Sassuolo dalla Serie B all’ottavo posto attuale con un grande lavora, dimostra una prudenza quasi chirurgica verso i giovanissimi. Preferisce le certezze di Thorstvedt, Koné, Laurienté e Pinamonti. Bakola, nel frattempo, si gode la vista dalla panchina.

"Grosso non brucia i giovani". Traduzione: li congela. Comprensibile, visti i rischi di un campionato fisico come il nostro, ma anche rischioso: 10 milioni più bonus rischiano di trasformarsi in un lungo esercizio di pazienza finanziaria se il ragazzo finisce in Primavera a fare assist per tenersi in forma. Sarcasmo a parte, Bakola ha qualità interessanti: visione di gioco, dribbling in spazi stretti, buona tecnica tra le linee. A Marsiglia lo descrivevano come un giocatore capace di illuminare la manovra. Il calcio italiano, però, non è la Ligue 1 Under-19: qui servono anche cattiveria, fisicità e continuità. E soprattutto minuti.

Curiosità extra, quasi da film: durante il suo periodo all’OM è svenuto in allenamento nel bel mezzo di una rissa tra Adrien Rabiot e un compagno. Roba da "benvenuto nel calcio vero". Speriamo non sia un presagio.

Nell’ultima uscita contro il Verona, venerdì 20 febbraio, Bakola è rimasto ancora una volta in panchina mentre i compagni rifilavano un bel 3-0 all’Hellas. Il Sassuolo vola ma il ragazzo francese continua a guardare. La domanda ora è semplice: quanto tempo dovrà aspettare per indossare davvero la maglia neroverde? Perché se il progetto è serio, prima o poi bisognerà dargli fiducia. Altrimenti, sarà l’ennesimo talento comprato con fanfare, ’pagato 10 milioni, e che rischia di restare ibernato fino a nuovo ordine. E il Sassuolo, di storie così, ne ha già viste fin troppe.

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Sezione: News / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 17:12
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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