Francesco Acerbi vuole continuare ancora. L'ex difensore del Sassuolo, che si è appena svincolato dopo aver vinto lo Scudetto con l'Inter, non ha alcuna intenzione di appendere gli scarpini al chiodo, anzi ha ancora "la voglia di un ragazzino". In vacanza con la famiglia, "Ace" si è raccontato a 360° tra passato e futuro ai microfoni di SportMediaset.

A 38 anni, "il leone" Francesco Acerbi come sta?
"Sto bene! Un po' con la famiglia: relax, ti si alleni, stai coi bambini. Solita vita che si fa in vacanza"

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Parte un nuovo capitolo della tua vita. Innanzitutto, come possiamo definire la tua quarta e ultima annata all'Inter? Che stagione è stata?
"Guarda, è stata un po diversa dalle altre, ma penso una delle più costruttive. È stata intensa sotto tanti punti di vista: non è stata un'annata in generale facilissima anche se hai vinto due titoli però molto utile. È stata un po' altalenante, dei momenti difficili però sono molto anche orgoglioso di me stesso, anche per come ho fatto l'anno sotto ogni punto di vista".

Orgoglioso per cosa in particolare?
"All'inizio dell'anno sono successe cose che è giusto non dire. Da lì comunque non ho mai mollato, ho sempre cercato di dare il massimo in ogni circostanza in ogni allenamento, di aiutare la squadra nei momenti di difficoltà. Ovviamente non solo io, ci siamo fatti forza a vicenda per uscire da questi momenti duri, che ci sono stati anche se abbiamo vinto due titoli. Soprattutto dopo l'eliminazione in Champions, abbiamo fatto un paio di mesi, da gennaio a prima della sosta della Nazionale, in cui non stavamo più giocando, non eravamo noi, non riuscivamo a stare in campo, eravamo mentalmente stanchi. Poi siamo riusciti a reagire: la vittoria con la Roma, poi quella col Como che ha chiuso definitivamente il campionato. Perché poi non c'è stata una vera diciamo rivale quest'anno: c'è stato un po' il Milan, il Napoli ha perso molti punti, la Juve ha fatto fatica già dall'inizio... quindi non c'era una che poteva starti dietro perché nel momento che qualcuna ci provava perdevano anche loro punti. Quindi alla fine questo campionato è stato abbastanza tra virgolette tranquillo anche se abbiamo avuto dei momenti comunque non facili".  

È Inzaghi l'allenatore che ha lasciato più il segno nella tua carriera?
"Ne ho avuto tanti che mi hanno lasciato qualcosa. Con lui ho vinto, sono stato bene per sette anni e quindi è probabilmente quello che comunque ha inciso di più".

Tornando a te in questo momento preciso della tua carriera, no, a 38 anni guardi più quello che sei riuscito a fare o hai ancora la forza di guardare avanti?
"No, io sto bene e voglio ancora giocare. Non ho in mente di fare altro ma voglio andare avanti con molta serenità perché so di aver dato tutto quello che avevo. Con l'Inter mi sono lasciato bene: non ho nessun rimpianto. Anzi sono molto orgoglioso di questi quattro anni: di come sono arrivato, come me ne sono andato e quello che ho fatto"

Che tipo di esperienza vorresti fare ora? Hai già immaginato qualcosa in particolare?
"Per ora no. Vediamo cosa arriva poi valuteremo con la mia famiglia".

Cosa può dare Francesco Acerbi al calcio italiano, oggi? 
"Ho esperienza e motivazione. Magari un po' di esempio in campo su come ci si deve allenare. A 38 anni ho ancora la voglia di un ragazzino: io voglio giocare. Se volevo fare per dire il mister quest'anno avrei iniziato. Poi sarà il mio mestiere, però adesso ho ancora voglia di andare avanti a certi livelli per 2/3 anni". 

Ripensando adesso no alla tua carriera, a 38 anni, cosa diresti all'Acerbi ragazzino?
"Credi di più in te: la tua testa sa cosa deve fare. Vivila più serenamente: non devi dimostrare niente a nessuno. Dal mangiare bene al fare tutto perfetto, mi sono messo sempre tanta pressione". 

Avevi detto che la malattia ti ha salvato la vita. È così? 
"Probabilmente senza avrei smesso. O comunque a trent'anni non ero a giocare a quei livelli lì, sicuramente non serie A, avrei molto fatica"

E c'è un sogno calcistico che vorresti raggiungere che magari è già raggiunto e che hai dedicato al tuo papà? 
"Gli dedicherei tutto. Forse più la famiglia che il calcio. Grazie a lui che se ho iniziato a giocare al Chievo se no avevo già smesso anche lì. Lo devo solo ringraziare per il carattere che mi ha trasmesso e per tutto quello che ha fatto per me. Contro tutto e tutti, ha ottenuto quello che voleva: ovvero che facessi il calciatore".

Quindi anche il futuro Francesco Acerbi allenatore è grazie a lui? 
"È un pensiero che ho. Poi ovviamente adesso penso più a giocare, poi quando arriverà il momento lo saprò però sì perché no mi piacerebbe".

Tornando indietro faresti o non rifaresti qualcosa?
"No, perché non sarebbe giusto: è andata così e va bene. Ma meglio di così cosa potevo chiedere? Dopo quello che ho avuto dovevo smettere di giocare, non avevo più voglia. Sicuro che sarei finito giù a 30 anni o giocare veramente al massimo in B. Invece ho avuto una seconda chance e ho vinto molti trofei: perché dovrei tornare indietro? 

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Sezione: News / Data: Lun 20 luglio 2026 alle 17:53
Autore: Sarah G. Comotto
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