"Passione ed energia. Il resto viene dopo". Così Fabio Grosso, allenatore del Sassuolo, intervistato da Repubblica. Il tecnico dei neroverdi ha parlato in particolar modo della sua carriera da calciatore e anche della sua vita fuori dal campo ma non sono mancate le domande sul Sassuolo.

Al Sassuolo ha trovato una delle ultime bandiere, Mimmo Berardi.
"Abbiamo un ottimo rapporto. Ci parliamo e ci confrontiamo, come con tutti. È qui da 14 anni e non ha perso entusiasmo. È la nostra storia e un esempio per i giovani".

Lei crede nel supporto psicologico agli atleti?
"La mente è importante quanto il corpo. So di non essere uno psicologo, ma parlo tanto con i calciatori, cerco di aiutarli a mettere il loro carattere al servizio del gioco. Ma qui ho scoperto anche la serenità e l’organizzazione, date da una proprietà forte".

SCELTI DA SASSUOLONEWS:

Il Sassuolo vota no! No, non è lo Scansuolo: è un ipertosSassuolo! Alla faccia vostra!

Assist Serie A: record Berardi, nessuno come Mimmo dal 2013/14

Abbonati Days 5, il Sassuolo riapre le porte del Mapei Football Center: le info

Com’è cambiata la serie A rispetto a quando giocava lei?
"Qualcosa si è perso, dal punto di vista tecnico. I risultati nelle Coppe ci dicono che dobbiamo tornare a crescere. In campo serve coraggio. La colpa è anche di noi allenatori e dei club, che selezionano i ragazzi per caratteristiche fisiche, dimenticando che al centro del nostro sport c’è il pallone".

In A gli italiani sono sempre meno.
"Dobbiamo puntarci di più e prima, quando sono piccoli. Ne gioverebbe la Nazionale".

Da allenatore, chi è il suo idolo?
"Pep Guardiola. Mi piace il suo calcio, ma anche il suo impegno sociale. Ha sempre la forza di esporsi. Io sono più schivo per carattere e lo ammiro".

Dopo aver battuto la Francia al Mondiale, è andato a Lione.
"Sono stato benissimo. Ero l’unico italiano. Lì ho conservato legami con persone e luoghi. Il francese qui a Sassuolo lo alleno con tanti giocatori. È una lingua bellissima".

Da allenatore del Lione ha subito l’assalto dei tifosi del Marsiglia.
"Ho capito che morire è un attimo. Ora stai bene, un secondo dopo sei centrato in volto da un sasso, senza accorgertene. Mi è andata bene, ma lo shock resta. Ci penso ogni volta che salgo in pullman".

Il rigore con la Francia e il gol con la Germania...
"Sono emozioni diverse. Quella contro la Germania fu un’esplosione, una liberazione. Quella con la Francia, felicità pura. Non ho mai incorniciato quelle foto, ma tornano sempre a trovarmi. Saltano fuori da un cassetto. Le ricevo su WhatsApp".

Ha mai pensato: e se quel rigore non fosse entrato?
"Quando lo riguardo, a volte ho paura che non entri. Ma è solo un istante, per fortuna. Sappiamo tutti com’è andata".

Talento e impegno. Nella sua carriera da calciatore, in quale proporzione hanno pesato?
"Solo talento, no. Ma impegno e basta sarebbe riduttivo. Sono partito da lontanissimo: quattro anni in Eccellenza, tre in serie C, in A sono arrivato a 23 anni. Mi sono goduto tutto. Sono ancora attivo nelle chat degli ex compagni ai tempi dei dilettanti, non solo in quella dei campioni del 2006".

Tutti gli AGGIORNAMENTI sul Sassuolo Calcio in TEMPO REALE!
Aggiungi SassuoloNews.net tra i tuoi canali WhatsApp: clicca qui

Sezione: News / Data: Mar 24 marzo 2026 alle 13:18
Autore: Sarah G. Comotto
vedi letture