Intervistato da Marco Nosotti su Sky Sport, Alberto Aquilani ha parlato a margine della presentazione da nuovo tecnico del Sassuolo, raccontando un po' più su di sé: "Sì, ho fatto sei mesi da calciatore a Sassuolo, ho trovato un ambiente dove ho subito riconosciuto molta serietà, un posto dove ci sono persone che lavorano bene e ti fanno lavorare bene. Quindi sono onorato del fatto che torno qui da allenatore, una veste diversa, quindi imparagonabile con quella che era da calciatore. Trovo sicuramente un centro sportivo diverso da quello che c'era, ma trovo sempre quello spirito e quella voglia di lavorare nel modo giusto. Sono contento, non vedo l'ora di iniziare, so che sarà una sfida per me affascinante, è la prima volta che alleno in Serie A, era un po' il mio obiettivo, ma penso che sia l'obiettivo di chiunque inizi a fare questo lavoro, ambire appunto ad allenare in un club di Serie A e quindi sono molto motivato".

Che Sassuolo sarà?
"È ovvio che non c'è una ricetta, ci sono delle idee, sicuramente molto chiare, io vengo appunto con un modo di lavorare che credo sia quello corretto per ambire appunto ai risultati, a migliorare più calciatori possibili. Sono storie differenti rispetto a quelle del passato, rispetto a quello che sarà la mia qui, rispetto anche all'allenatore precedente che c'era qui, perché credo che ognuno di noi ha un modo di vedere il calcio in maniera differente, è ovvio che tanto dipenderà appunto dai giocatori che ci saranno. Parlavi di esterni, ovvio che gli esterni oggi offensivi ti danno la possibilità di giocare in un modo, senza determinati esterni magari devi giocare in un altro, però a parte il sistema di gioco secondo me le idee sui principi sono molto chiare e mi auguro di trasmettere in una maniera più veloce ai calciatori".

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Hai parlato di esterni, qui si parte da Berardi e Laurienté, perché piace tanto Laurienté e poi c'è anche Volpato, dove lo vedi?
"Si, mi hai menzionato due esterni forti, quindi se hai quei tipi di calciatori devi cercare di sfruttarli nel miglior modo possibile. Volpato è un calciatore che io conosco da quando è ragazzo, perché l'ho affrontato diverse volte in primavera, con la Roma primavera, contro la Roma primavera e gli ho sempre riconosciuto un talento incredibile. Ha fatto un buon Mondiale, mi spiace per ieri che sia uscito, ma anche ieri ha fatto una gara importante, credo che sia un ragazzo che è cresciuto molto, mi piacerebbe farlo crescere ancora di più, perché con quel talento secondo me può ambire ancora di più".

In mezzo al campo a Catanzaro ci hai fatto vedere alcune cose interessanti. Qui hai Matic, Koné arriverà tardi, c'è Lipani e poi c'è Thorstvedt che piace a tutti, chi è l'intruso, chi rischiamo di non vedere?
"Non lo so, è difficile, è ovvio che io quando ho analizzato il Sassuolo ho visto una squadra che si avvicina molto per caratteristiche a quello che mi piace di un calciatore, il mercato è un qualcosa che non ti dà certezze, è ovvio che quando hai giocatori bravi ci sono richieste e io devo capire chi è veramente motivato a rimanere qui, chi è curioso magari di fare qualcosa di diverso e poi da lì si parte. La mia forza è che dietro c'è una proprietà molto molto importante che comunque si farà trovare pronta, un direttore che lavora già su possibili o eventuali cambiamenti, però ti ripeto, è importante prendere i calciatori con le caratteristiche giuste e soprattutto con la voglia di stare qui".

Mi dai tre aggettivi del tuo Sassuolo che potremmo anche coniugare più avanti, nel senso che non è che si parte subito già pronti, se no è finito tutto, bisogna costruire.
"Ti rispondo, forse non ti fa piacere, non mi piace darti i tre aggettivi, perché non ci sarebbero e soprattutto perché qua ai microfoni poi siamo un po' tutti bravi a dire mi piacerebbe questo, mi piacerebbe quell'altro, poi c'è il campo che ti dà delle sfumature a volte che sono diverse da quelle che io magari ti direi adesso, sicuramente ti dico che io voglio una squadra, vorrei vedere una squadra propositiva, una squadra coraggiosa, una squadra che ha e che crede in qualcosa e pensa che credere in questo vuol dire competere anche con squadri più forti, che ci si aggrappi nei momenti buoni, nei momenti difficili e quindi con le idee molto chiare, con sempre l'unico obiettivo che è buono per me, ma penso sia buono anche per gli altri, che è quello di fare risultato".

Non c'è più Carnevali, ma mi sembra che forse tutto questo, l'hai detto, stimolerà a dare qualcosa in più, di diverso.
"Sì, sì, mi ha fatto piacere il fatto che appunto alla notizia dell'addio di Giovanni Carnevali Veronica Squinzi si sia presentata in prima persona facendomi capire insieme a Marco, il fratello, che loro sono qui, che ci sono, che ci tengono, che vogliono portare avanti questo progetto. È ovvio che c'è un cambiamento evidente, perché quello che ha fatto Giovanni qui è sotto gli occhi di tutti, però come ti ho detto, come ho detto anche prima in conferenza, io credo che poi quando iniziano queste nuove ere ci può essere anche qualche responsabilità in più da prendersi e magari cercare di fare ancora meglio". 

Ti hanno chiesto di confermare la categoria e poi?
"Ogni tanto bisogna buttarla dentro, giusto? No, no, l'obiettivo è quello, si può, per quello ti dico che non mi piace tanto parlare troppo di domande sul calcio, il mio calcio, non il mio calcio, non esiste un calcio tuo, non tuo, il calcio è di tutti, bisogna trovare solamente il modo affinché tu possa competere il più possibile con squadre del tuo livello e magari anche con squadre superiori, cercando sempre l'obiettivo che è quello di vincere più partite possibili e non farti dire che siete belli e magari non vinci le partite, quindi questo è quello che mi piacerebbe trasmettere a tutti".

Prima di chiudere invece, obiettivamente, siamo tutti svegli a guardare che cosa offre questo questo mondiale, anche il giudizio da allenatore, che cosa ti ha suggerito, visto che sei sempre uno alla ricerca? Cosa ti dice questo mondiale e qual è l'allenatore che venendo qui a Sassuolo porti più vicino al tuo lavoro?
"Sì, il mondiale è un po' diverso, come dicevo prima, il calcio è in evoluzione, oggi vedi delle squadre, vedi l'Argentina ieri, vedi delle squadre che sulla carta puoi pensare che non sono competitive, invece ti danno filo da torcere, il calcio sta cambiando, stanno crescendo molto i paesi, tra virgolette, che prima erano considerati di seconda fascia, quindi io credo che ci sono le classiche Francia, Spagna, Argentina che hanno sicuramente qualcosa in più nell'individuale, ma ci sono altre squadre che possono essere considerate outsider, che insomma possono dar fastidio nelle partite secche. La Spagna è la squadra che personalmente mi piace di più perché abbina un po' tutte le fasi in maniera ordinata e con la voglia, oltre di giocare bene, di vincere le partite e di far gol, quindi quella è quella che mi stimola un po' di più, la Francia ha dei calciatori incredibili".

Qui abbiamo visto portare le sue idee De Zerbi, poco fa hai detto con lui mi sento molto...
"Sì sì, ma Roberto oltre ad essere un allenatore che stimo è anche un mio carissimo amico che stimo anche fuori dal campo".

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Sezione: News / Data: Dom 05 luglio 2026 alle 13:16
Autore: Sarah G. Comotto
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