Sorriso contagioso, scarpe da ginnastica bianche della Nike e tenuta d'allenamento estiva del Sassuolo con maglia verde e pantalocino nero griffato Puma. Alle 14.30 c'è la seduta con la squadra di mister Grosso. L'intervista inizia tre quarti d'ora prima e lui non vuole far tardi e ci tiene a non sforare (finiremo in orario). Prima di recarci in uno degli uffici al piano di sopra dello splendido Mapei Football Center, incrocia e saluta mister Fabio Grosso che nel frattempo sta preparando insieme ai suoi collaboratori l'allenamento e la seduta video nella sala al piano terra. Tarik Muharemovic è stato uno dei grandi colpi estivi del calciomercato Sassuolo targato Francesco Palmieri, uno di quei giocatori che sembrano destinati a spiccare molto presto il volo. Testa sulle spalle nonostante la giovane età e quella voglia guascona di conquistare il mondo. Impossibile d'altronde non averla a 22 anni!
Con il centrale bosniaco nato a Lubiana nel 2003 abbiamo parlato di tutto. Dall'arrivo al Sassuolo in estate alla stagione con mister Grosso, dai rimpianti della sua avventura alla Juventus alla felicità per quel riscatto che, come vi abbiamo anticipato in anteprima proprio su queste pagine, è diventato obbligatorio con la promozione del Sassuolo. Si esprime correttamente in italiano e anche nelle interviste è spigliato e deciso come quegli interventi in scivolata con tanto di esultanza che gasano tanto e lo hanno reso idolo indiscusso dei tifosi neroverdi. Ecco la sua chiacchierata in esclusiva con SassuoloNews.net, intervistato dal direttore Antonio Parrotto.
Tarik, come si sta da vincitori?
"Benissimo! Troppo bene".
Per te è stato un grande anno. L’esordio in Nazionale, la B vinta col Sassuolo…
"Anno perfetto per me. Prima l'esordio con la nazionale, poi un anno perfetto con il Sassuolo dove ho giocato tanto e secondo me ho anche fatto bene, ho vinto la Serie B: top".
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Avete vinto dal divano il campionato, il primo posto l’avete festeggiato a merenda. Quanta voglia c’è adesso di festeggiare con i tifosi?
"Tanta voglia perché la prima festa l'abbiamo fatta sul divano, la seconda insieme a merenda, ora è tempo di festeggiare tutti insieme con i nostri tifosi perché lo meritano".
Dicono che eravate fuori categoria, quindi è stato tutto facile…
"No, sicuramente no, perché la Serie B è un campionato tosto e non è mai facile. Abbiamo vinto tante partite, quello è vero, ma non c'è stato niente di facile".
A volte si dice che la realtà superi l’immaginazione. Com’è stata questa cavalcata? L’avresti detto quando sei arrivato?
"Onestamente quando sono venuto io non sapevo com'era la Serie B perché non l'ho mai guardata ma conoscevo il Sassuolo, ho sempre pensato a un club di Serie A non di Serie B. Quando sono venuto qui mi hanno detto sin dal primo giorno che volevano tornare in Serie A, dove il club si merita di essere. Non sapevo se avrei giocato o no perché faccio parte di un club importante con giocatori forti. All'inizio nessuno pensa che quando arriva in un nuovo club poi va a giocare subito ma ero pronto e ho dato il massimo".
Avete vinto il campionato da 5 giornate. Non state facendo regali in questo finale. Dove si trovano gli stimoli?
"Abbiamo vinto il campionato in anticipo e lo sappiamo ma c'è ancora un pezzettino che vogliamo aggiungere, il record dei punti, e sarebbe il top perché vincere il campionato, andare in Serie A e fare il record dei punti sarebbe bellissimo".
Possiamo dividere il campionato in tre parti: le prime 4 partite dove sono arrivati 5 punti, poi 14 gare consecutive con 12 vittorie e 2 pari, la sconfitta con il Pisa. Lovato ha detto che il match della svolta è stato quel ko dell’andata con il Pisa perché vi ha fatto capire che non siete invincibili. Secondo te qual è stato il match della svolta?
"Lovato ha ragione al 100% perché quando vinci tutte le partite pensi che non puoi perdere più o che nessuno può vincere contro di te. In quella partita con il Pisa ci siamo svegliati, abbiamo capito che tutto può succedere, hanno giocato molto bene, ci hanno studiato prima, hanno studiato il nostro gioco, hanno meritato e dopo quella sconfitta ci siamo svegliati".
Sei diventato un idolo dei tifosi con la tua grinta, sei uno dei giocatori che gasa di più i tifosi, dopo ogni intervento esulti come un gol. So già la risposta ma meglio un gol al 90’ o un salvataggio sulla linea al 90’?
"Meglio un salvataggio, tutta la vita".
Quanto c’è della scuola Juve in questo tuo atteggiamento? Ricorda un po’ Chiellini…
"Sì, ho imparato anche da lui. Io sono arrivato alla Juve quando c'erano lui e Bonucci, ho visto quando esultavano insieme, ma non solo in partita anche in allenamento. Anche il mio idolo Spahic lo faceva ma ho studiato tanto da Chiellini e io quando ci sono i tifosi, uno stadio caldo, lo voglio fare. Poi è perfetto farlo nei derby, i derby mi piacciono più di tutti, è perfetto".
In una recente intervista hai detto che il tuo grande rimpianto è non aver mai esordito con la prima squadra bianconera. È così?
"Sì, sono stato tre anni alla Juventus e ho fatto del mio meglio, ho fatto tutto quello che potevo fare solo che alla fine non mi hanno dato quei 5 minuti per l'esordio che secondo me avrei meritato ma alla fine decide il mister. Ero un po' dispiaciuto".
Cosa ti porti dietro dall’esperienza alla Juve? Cosa ti ha lasciato Allegri?
"Allegri aveva il focus sui giocatori della prima squadra, non era un momento semplice, parlava anche con i giovani ma ovviamente era concentrato sui giocatori della prima squadra ma ci aiutava sempre, quando ti allenavi con loro, se c'è qualcosa che devi migliorare, lui te lo diceva".
Da Allegri a Grosso. Cosa ti ha dato il mister? Vedi analogie tra i due?
"Mister Grosso parla con te, anche in privato. Ti fa vedere i video, lui lo vede, lo sa e vuole che migliori. Quando viene e ti dice che hai margini di miglioramento, lui te lo dice onestamente, ti dice che per essere grande devi migliorare e a me questo piace tanto. Quando un mister è onesto e ti dice tutto, se hai sbagliato o hai fatto bene, e questo ti aiuta".
Tu sei il più giovane dei difensori centrali. Arrivavi dalla C mentre Romagna, Odenthal e Lovato hanno una differente esperienza. Che consigli ti hanno dato e cosa pensi di aver imparato da loro? E tu cosa pensi di aver dato a loro?
"Bella domanda! Da loro ho imparato tanto, Romagna, Odenthal, Lovato, tutti, mi hanno aiutato dicendomi che il campionato di Serie B era diverso dalla C. Subito al mio esordio con il Cosenza mi hanno detto di stare tranquillo, di fare il mio gioco come sempre. Anche Pedro Obiang mi ha aiutato tanto, mi ha fatto vedere cosa migliorare. Loro sanno che cos'è la Serie B. Cosa ho lasciato io? Bella domanda! Spero di averli gasati (ride, ndr)".
In questa annata hai anche sviluppato una grande amicizia con Volpato. Innanzitutto ti chiedo come è nata questa amicizia, ormai una coppia di fatto per i tifosi che vi adorano. Lui ha detto che poteva dare di più. Secondo te è così?
"Cristian non è un amico ma un fratello, è sempre con me quando va bene e quando non va bene. Lui è un giocatore incredibile. Ha fatto sempre il massimo quando giocava, certo meritava di giocare di più ma come ho detto a lui decide il mister chi gioca, ma quando ha giocato secondo me ha fatto sempre bene".
Sei arrivato il 28 agosto, siamo a maggio. Se ti guardi indietro come sei cambiato in questa annata a Sassuolo? Come ti ha cambiato Sassuolo?
"Sassuolo mi ha cambiato tanto. Sono diventato un giocatore professionista. Arrivavo dalla Serie C che è un campionato vero ma diverso dalla Serie B. Il Sassuolo mi ha aiutato tanto, qui mi hanno dato subito fiducia, mi hanno fatto credere che posso giocare in questo campionato e anche in Serie A. Fuori dal campo sono diventato uomo".
Come la immagini la Serie A?
"Bella però tosta (sorride, ndr)".
Qual è stato l’attaccante più difficile da marcare quest’anno e quale attaccante non vedi l’ora di marcare l’anno prossimo?
"In Serie B ti dico Pio Esposito dello Spezia e Moreo del Pisa. In Serie A Lautaro Martinez, Vlahovic e Lukaku".
I boomer del calcio dicono che la costruzione dal basso porti più svantaggi che vantaggi, gli allenatori invece dicono il contrario. Con la Cremonese ad esempio il Sassuolo ha fatto gol sull’errore di Fulignati ma Stroppa ha risposto che continuerà a fare quel tipo di gioco perché dà più vantaggi. Come la pensi e secondo te ha complicato la vita del difensore o l’ha aiutata?
"L'ha aiutata perché prendi anche fiducia a uscire con la palla, non fai lanci lunghi. Noi qui abbiamo ragazzi veramente forti per giocare, anche noi difensori abbiamo fatto bene e secondo me ci ha aiutato tanto".
Parliamo un attimo del mercato. Nel tuo contratto c’era una clausola per l’obbligo di riscatto legato alla promozione. L’anno prossimo riparti dal Sassuolo? Perché di recente hai detto 'poi vediamo cosa succede in estate'...
"Io sono un giocatore del Sassuolo, penso solo al Sassuolo e anche se la stagione è finita ora penso a fare bene nelle ultime due partite. Ora lo sanno tutti e l'obbligo di riscatto era legato alla promozione e sono molto contento perché sto veramente bene qui, poi come dico sempre in estate si parla di tutto e vediamo, ma io per ora penso solo al Sassuolo".
Quest'estate c'era anche qualche squadra di Serie A che ti ha cercato, si parlava del Genoa insieme al Sassuolo...
"Sì, si parlava del Genoa ma non erano così carichi come il Sassuolo (ride, ndr)".
Quali sono gli obiettivi per il futuro e dove ti vedi tra 5 anni?
"Diventare il difensore più forte di tutti. Spero di fare bene con il Sassuolo e di fare il Mondiale con la Nazionale. In futuro spero di vincere la Champions League".
Si ringraziano Tarik Muharemovic e l'ufficio stampa del Sassuolo per la cortesia e la disponibilità dimostrate in occasione di questa intervista.
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