"Il filo conduttore di sempre in tutte le sfide che io ho preso da quando sono ragazzo è quello di provare a pensare positivo e immaginare che col lavoro si possa ottenere qualcosa di bello. Sono arrivato, ho passato una giornata nel centro sportivo, ho iniziato a vedere strutture che non avevo mai visto e non c'ero mai stato e ho fatto i miei primi passi all'interno di questo mondo Sassuolo, trovando una famiglia perché comunque questa è la parola che mi viene fuori quando penso a questa società e a questa squadra" nasce così la chiacchierata di mister Fabio Grosso, uno dei protagonisti delle storie di rinascita del Sassuolo nel racconto a SassuoloChannel dell'ultima annata che ha riportato i neroverdi in Serie B. Ecco le sue parole trascritte per voi da SassuoloNews.net.
Tante difficoltà all'inizio...
"In partenza sì, le difficoltà erano tante, siamo partiti, eravamo veramente un numero molto elevato e quindi delle volte, sorridendo, l'altro giorno ricordavamo con i ragazzi che stanno insieme a me che abbiamo fatto anche quattro allenamenti in un giorno, insomma, la mattina presto, dividendo la squadra in dei gruppi la mattina presto, poi la mattina un po' più tardi, poi il pomeriggio prima, il pomeriggio tardi, però anche quella è stata una bella opportunità per comunque metterci alla prova noi, capire di provare sempre a fare le cose il meglio possibile e cercare di far passare il messaggio importante che era quello di voler costruire un qualcosa di grande, voler costruire qualcosa di bello e cercare di capire quali erano i ragazzi che, anche se all'inizio forse con qualche dubbio, con qualche perplessità avessero all'interno il desiderio e il fuoco di voler riportare questa squadra da dove veniva perché comunque tanti di questi ragazzi, alcuni di questi ragazzi avevano provato la delusione dell'anno scorso e quindi anche risvegliare il desiderio di una rivalsa, di una voglia di rivincita è stata importante per far capire che comunque poteva essere una stagione che ci permetteva di ritornare dove tutti quanti volevano andare".
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Scelte importanti per una stagione importante.
"Abbiamo fatto un grande lavoro nel cercare di trattenere dei ragazzi importanti. Abbiamo portato all'interno, e già c'era qualcuno di ragazzi giovani di un bel potenziale, sono arrivati ragazzi che conoscono la categoria un mix che andava amalgamato bene. Nelle difficoltà iniziali abbiamo progettato i mattoncini per poi costruire la nostra strada dove correre è correre veloce e ci ha permesso poi di continuare a fare questa cavalcata bellissima che ci ha permesso a 5 giorni dalla fine di portare a casa un campionato strepitoso".
Uno dei segreti i messaggi di Fabio Grosso.
"Quando io scrivo la lavagna, chi inizia le piega, chi entra le spezza perché per me è così, però per essere così comunque devo far sì che i ragazzi che entrano si sentano pienamente coinvolti in quello che si fa perché comunque alle spalle ci stanno tante altre piccole cose che poi sostengono questa frase perché poi come ho detto prima, se dici una cosa ma ne fai un'altra, quello che dici poi perde di valore e sicuramente non ha lo stesso effetto".
Quali sono stati i segreti del Sassuolo?
"Avere il formicolio o le farfalle dentro lo stomaco per me è il fuoco che ti deve accompagnare in ogni cosa. Sentire l'adrenalina prima di una sfida, sentire quel timore di affrontare una sfida perché poi queste sensazioni fanno sì che tu vai in campo e sei pronto a tirare fuori tutte quelle che sono le tue qualità. Poi all'interno di questo percorso la cosa importante è che i ragazzi riescano a esprimere quello che sanno fare perché la differenza è sempre là, mettere i giocatori nelle condizioni di fare quello che sanno fare e cercare di farglielo fare al loro 100%. Sembra una cosa banale ma è una cosa molto molto difficile".
Cosa resta di questa stagione?
"Mi rimangono soprattutto le riunioni o degli intervalli o dei finali. Mi rimangono quelli nei momenti difficili, quelli nei momenti in cui hai preso una batosta oppure le cose non stanno andando bene e per me non è un caso che mi rimangono quelle perché comunque quelli sono i momenti in cui se riesci a mantenere la tua solidità, la tua presenza, la tua integrità anche nella grande difficoltà, poi sicuramente quando il vento cambia lo sai utilizzare meglio e riesci ad andare ancora più spedito".
Momenti più difficili?
"Torna in mente il post-gara dopo la Cremonese in cui entro nello spogliatoio e trovo tante teste basse, tanti volti delusi, tanti ragazzi tristi e invece non deve essere così, e invece ai ragazzi che di solito non lo faccio ho fatto una domanda ai ragazzi, 'qualcuno di voi in questo sport ha sempre vinto?. Esiste qualche ragazzo qua dentro che ha sempre vinto tutte le partite? O qualcuno di voi gli è stato detto che tutte le partite vanno vinte 3, 4, 5, 6 a zero?'. Non è questo lo spogliatoio in cui dobbiamo stare, ma non esiste uno spogliatoio in cui si fanno le cose che ho appena detto quindi da lì poi parte anche la cosa mettiamoci dentro tutto quello che abbiamo quando poi le cose non vanno bene vuol dire che gli avversari sono stati bravi, esistono anche loro, sanno fare le cose bene possono metterti in difficoltà".
Il ritorno di Berardi?
"Domenico rientra in occasione in Sassuolo-Cittadella, però comunque lo percepiamo e lo viviamo anche in tutti i mesi prima, la determinazione, la ferocia e la professionalità con cui si approcciava quotidianamente ad ogni allenamento da infortunato per me è stato un grande messaggio per tanti compagni, ancora prima che rientrasse in Sassuolo-Cittadella perché comunque ha trovato un ragazzo in gamba, maturo, che sa quello che vuole, che conosce quelle che sono le sue qualità e che sapeva quanto poteva essere importante per questo club disputare una stagione come l'abbiamo disputata e quindi poi ritrovarlo in campo in Sassuolo-Cittadella non ancora al massimo perché poi ha avuto un infortunio pesante perché poi ci sono volute tante partite per ritrovare determinate sensazioni, però la sua bravura, la sua caratura anche in condizioni non ottimali hanno fatto sì che ovviamente nei primi mesi abbia fatto 7, 8, 9 assist perché comunque è un ragazzo che vede il gioco prima e se in questa categoria riesce a intuire le giocate prima comunque con la qualità che ha lui hanno un effetto sicuramente particolare".
Il derby con il Modena?
"Nel pre-gara di Modena c'è un flash che mi ricordo, allora non faccio sempre le stesse cose anche perché altrimenti diventerei banale e non mi piace esserlo e allora ogni tanto scrivo alla lavagna qualche messaggio, tutti i giorni scriviamo l'allenamento, i ragazzi quando arrivano lo trovano sulla lavagna delle volte sotto c'è un messaggio, delle volte sopra c'è un messaggio, delle volte non c'è niente, delle volte passo un messaggio all'interno della riunione e quel giorno penso di aver scritto sotto al lavoro che avremmo dovuto fare, avevo scritto noi o loro, con loro un po' più piccolino in modo che noi dobbiamo primeggiare su loro e poi mi aggiro all'interno dello spogliatoio, entro un po' nel mio ufficio, vado un po' nella palestra, ci ritroviamo lì nei pre-allenamenti e mentre torno trovo un'altra lavagna che era uscita da fuori alla fisioterapia dove ci scrivo di solito i messaggi degli orari e degli appuntamenti con scritto una frase di Domenico, 'questo era il giorno che aspettavamo da tanto tempo' e che in questa giornata avremmo dovuto mettere il nostro meglio per raccogliere quello che avevamo seminato e quindi l'ho lasciato dove l'avevano messa, se la sono vista nei vari passaggi sui corridoi e poi hanno dimostrato di avere all'interno quelle sensazioni e quelle emozioni che ci hanno permesso di disputare un grande derby e portare a casa una grande vittoria".
Che rapporto ha con la famiglia Squinzi?
"Non ho avuto chiacchierate particolari con la proprietà, Veronica Squinzi e Marco Squinzi, però tutte le volte che ci siamo incontrati comunque ci siamo abbracciati in maniera sincera e questo per me vale molto più di tante parole e tante volte Veronica mi viene a salutare nel mio posticino post gara in cui vado a recuperare energie e a smaltire le tensioni della gara quindi è passata con i miei figli e ci siamo salutati, spesso fortunatamente mi ha fatto i complimenti e ci siamo dati l'in bocca al lupo per quello che poi sarebbe dovuto venire".
Carnevali?
"Giovanni Carnevali è una figura determinante penso in questo club, ha un ottimo rapporto con lui, è una persona lungimirante, ha delle idee chiare nella testa, è molto ambizioso, mi fa molto piacere discutere e confrontarmi con lui e mi è stato di grande aiuto e di grande supporto".
Palmieri?
"Francesco Palmieri è un'altra figura importante di questo club, il nostro direttore ha avuto un'opportunità importante dopo tanti anni e penso che sia stato bravo a sfruttarlo al meglio".
Laurienté?
"Armand, mi asciugo il sudore (ride, ndr). In Armand, così come in altri ragazzi, quando poi ti ci metti dentro ai ragazzi provi ad aprirli, per aprirli devi provare ad aprirti, devono sentire che sei sincero, che provi a fare del tuo meglio per il nostro meglio, come dico io. Ho scoperto un ragazzo intelligente, un ragazzo che sa quello che vuole, sa da dove viene, sa dove vuole andare, ho scoperto un ragazzo che sicuramente in dei momenti ho preso anche come spunto per delle cose che la squadra avrebbe dovuto fare meglio".
Boloca?
"Daniel, per me è un ragazzo che ho trovato a Frosinone, era un po' ai margini, l'ho scoperto il primo anno e gli feci fare l'ultima partita, che ovviamente mi aveva anche lì dato l'opportunità a dei ragazzi di giocare che l'avano fatto poco. Nell'ultima partita mi impressionò, nonostante l'avevo già fatto in allenamento, ma non mi aspettavo che mi impressionasse così tanto. Gli ho sempre dato tanta fiducia perché è sempre stato un ragazzo che ha meritato la mia fiducia. Gli riconosco delle cose che può migliorare clamorosamente, che proviamo quotidianamente a cercare di migliorare. Alcune ce le facciamo, altre facciamo più fatica, ma è un ragazzo con grande generosità, grande disponibilità, grande spirito di squadra e voglia di aiutare i compagni. Sono dei giocatori che sono sempre molto importanti da avere a disposizione".
Quello che scriverei sulla lavagna adesso?
"Di solito ci penso molto di più. Adesso ho meno tempo, però racchiuderei tutto in due parole. Fame, tra virgolette lo metto, e poi spesso ci aggiungo non di pasta asciutta per farli sorridere. Quel desiderio non mi piace, aggiungo anche questo, non mi piacciono gli arrivisti, mi piacciono gli ambiziosi. Una sottile differenza, quel desiderio di voler primeggiare senza andare a discapito di qualcuno, ma con il supporto dei tuoi compagni, quella è una caratteristica per me importante. E poi l'altra parola è insieme, perché uno ha supporto di squadra e per me non si può prescindere da un desiderio comune di voler fare le cose per bene. Da gruppo poi ti devi consolidare per diventare squadra, da gruppo devi saper mettere all'interno di un bagaglio comune, che poi tutti possono usare, le tue doti più belle. Perché anche questo lo dico spesso, soprattutto prima delle partite: se do, comunque so di poter ricevere da 25, do per uno e ricevo da 25, quindi la piacevole sensazione è di voler mettere all'interno di un contenitore comune tutte le mie doti, perché poi posso soffrire anche di quelle dei compagni. Questa sensazione è sicuramente aumentata nel tempo, perché all'inizio eravamo molto distanti da queste caratteristiche e nel tempo invece ci siamo avvicinati tantissimo ad averne".
Messaggio ai tifosi?
"Ringrazio i tifosi del Sassuolo che mi hanno anche omaggiato nella giornata di premiazione. Non sono un allenatore, una persona che comunque nei fine partita va sotto la curva, ma non perché penso che non si debba andare, perché penso che mi piace andarci nei momenti in cui le cose non vanno bene. Perché quando le cose vanno bene, per me è giusto che ci vadano i ragazzi che sono stati in campo, tutta la squadra che in tutte le partite va in campo e propone lo spettacolo che loro poi omaggiano con un applauso finale. Quindi sono loro quelli che lo meritano".
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