C'è un momento in cui una statistica smette di essere soltanto un numero e diventa la misura di una carriera. Ciro Immobile ha deciso di fermarsi e, con il suo ritiro, cambia anche la geografia dei grandi bomber italiani ancora in attività. Il centravanti chiude dopo 17 anni da professionista, 306 reti realizzate con i club e una carriera nella quale è stato quattro volte capocannoniere della Serie A.
Dietro di lui, adesso, resta un altro pezzo importante del calcio italiano degli ultimi quindici anni. Uno che, a differenza di Immobile, per costruire praticamente tutta la propria storia non ha avuto bisogno di cambiare maglia: Domenico Berardi.
Il capitano del Sassuolo, con 130 gol in Serie A, diventa infatti il calciatore italiano ancora in attività con il maggior numero di reti realizzate nel massimo campionato. Un primato particolare, forse poco rumoroso, esattamente come gran parte della carriera di Mimmo.
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Immobile saluta, Berardi diventa il riferimento degli italiani
Il ritiro di Immobile chiude l'avventura di uno dei più prolifici centravanti italiani dell'epoca moderna. Il suo rapporto con il gol è stato impressionante soprattutto durante gli anni della Lazio: 207 reti in 340 partite con i biancocelesti, quattro titoli di capocannoniere e la Scarpa d'Oro conquistata nel 2020, stagione nella quale arrivò a 36 gol in Serie A.
Con la sua uscita di scena viene meno il grande riferimento italiano nelle classifiche realizzative degli ultimi anni. E il testimone, almeno limitatamente alle reti segnate in Serie A dai calciatori italiani ancora in attività, passa proprio a Berardi.
340 partite, 130 gol. Tutti con il Sassuolo.
Ed è probabilmente quest'ultimo particolare a rendere il dato ancora più significativo. 130 volte Berardi. Sempre in neroverde Berardi non ha costruito il proprio bottino passando da una grande squadra all'altra. Non ha segnato con Juventus, Inter o Milan. Non ha avuto alle spalle per dieci anni una formazione abituata a giocare per lo scudetto. Ha fatto tutto a Sassuolo. Dal primo gol realizzato il 6 ottobre 2013 contro il Parma fino alla rete numero 130, il filo conduttore è rimasto sempre lo stesso: la maglia neroverde. È una storia difficilmente replicabile nel calcio contemporaneo.
Berardi è stato il talento emergente, poi la promessa della Nazionale, l'uomo mercato corteggiato dalle grandi, il capitano, il giocatore rimasto anche dopo la retrocessione in Serie B e infine uno degli uomini decisivi per riportare il Sassuolo nella massima categoria. Nel frattempo continuava a segnare.
Da quella notte contro il Milan alla storia della Serie A
Quando si parla dei gol di Berardi è quasi inevitabile tornare al 12 gennaio 2014. Aveva 19 anni e il Sassuolo affrontava il Milan. Mimmo segnò quattro volte nel 4-3 neroverde, diventando improvvisamente un nome conosciuto in tutta Italia. Quella sconfitta costò anche la panchina rossonera a Massimiliano Allegri.
Sembrava l'inizio della classica storia del giovane talento destinato a utilizzare Sassuolo come trampolino verso una big. È successo esattamente il contrario. La big non è mai arrivata e Berardi ha trasformato Sassuolo nella propria dimensione. Stagione dopo stagione, il ragazzo delle quattro reti al Milan è diventato il miglior marcatore della storia del club e uno degli attaccanti italiani più prolifici della propria generazione.
Berardi davanti a tanti giganti
È sufficiente guardare dove sono arrivati quei 130 gol per comprendere la portata del risultato. Berardi ha ormai raggiunto una zona della graduatoria storica della Serie A popolata da alcuni dei grandi attaccanti del calcio italiano e internazionale. Il suo bottino lo colloca a quota 130 reti nel massimo campionato. Ma c'è soprattutto un dato che da oggi assume un significato nuovo: tra gli italiani ancora in attività, nessuno ne ha segnati più di lui in Serie A. E Berardi avrà la possibilità di aumentare ulteriormente il proprio bottino nella stagione 2026/27.
Non è mai stato soltanto un goleador, non è mai stato un centravanti puro. Non ha trascorso la carriera aspettando palloni negli ultimi sedici metri. Ha giocato prevalentemente partendo da destra, costruendo, rifinendo, servendo assist e venendo incontro al pallone. Il gol è stato soltanto una parte – enorme, naturalmente – del suo repertorio.
Anche nell'ultima Serie A, nonostante il passare degli anni, ha chiuso il campionato con 8 reti in 26 presenze, accompagnando i gol alla capacità di creare occasioni per i compagni. È questo che distingue Berardi da molti attaccanti: può segnare su azione, dal limite, su punizione, dal dischetto. Ma può anche diventare il giocatore attraverso il quale passa praticamente tutta la produzione offensiva della squadra.
Ora Aquilani riparte ancora da Mimmo
E la storia non è finita. Berardi sarà ancora uno dei riferimenti del nuovo Sassuolo di Alberto Aquilani. Cambia l'allenatore, cambia la società, cambiano alcuni protagonisti, ma sulla fascia destra rimane quel numero 10 che attraversa le epoche neroverdi quasi fosse immune al mercato.
Con Laurienté dall'altra parte e un reparto offensivo che sta cambiando pelle, Aquilani avrà ancora nel capitano il giocatore al quale affidare le situazioni più complicate. E adesso esiste anche un piccolo obiettivo statistico in più. A quota 130 non c'è nessuna intenzione di fermarsi.
Da Immobile a Berardi, cambia il volto del gol italiano
Immobile lascia il calcio con numeri che raccontano da soli la grandezza della sua carriera: 306 gol in 599 partite con i club, oltre alle 17 reti realizzate con la Nazionale. Berardi continua. Sono stati compagni in azzurro e protagonisti insieme dell'Europeo conquistato dall'Italia nel 2021. Due attaccanti profondamente differenti, per caratteristiche e percorso, ma capaci di rappresentare una parte importante dell'ultima generazione offensiva italiana.
Adesso uno ha deciso di fermarsi, 'altro riparte ancora una volta da Sassuolo. Centotrenta gol in Serie A, tutti con la stessa maglia. Dopo il ritiro di Ciro Immobile, nessun calciatore italiano ancora in attività può guardarne dall'alto il bottino nel massimo campionato. E forse è perfino appropriato che questo piccolo pezzo di storia appartenga a Domenico Berardi. Perché mentre intorno a lui sono cambiati allenatori, compagni, categorie e dirigenti, Mimmo ha continuato a fare la cosa che gli riesce meglio da più di un decennio: prendere il pallone, partire da destra e lasciare un altro segno nella storia del Sassuolo.
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