Simone Barone, ex centrocampista e attuale allenatore dell'Under 17 del Sassuolo, si è raccontato ai microfoni di FIGC.it. Lunga chiacchierata con il tecnico neroverde che ha della conquista del Mondiale e anche della sua esperienza in neroverde, con i giovani. Ecco le sue dichiarazioni trascritte da SassuoloNews.net.

Come hai vissuto il passaggio dal campo alla panchina?
"La mia fortuna è stata già negli ultimi anni di carriera quella di capire, mentalmente, che la mia carriera stava terminando e stavo pensando a fare l'allenatore. Il distacco non è stato così forte perché sono passati 6 mesi dall'addio al calcio giocato all'inizio della mia esperienza in panchina".

Ritieni di avere un ruolo formativo oltre che tecnico?
"Abbiamo l'etichetta di allenatore ma siamo più educatori perché abbiamo in mano dei ragazzi dai 15 ai 17-18 anni e bisogna far capire che siamo allenatori ma ci sono delle dinamiche che ti portano a fare l'educatore, perché dei ragazzi parlano più con te che con i genitori".

Riesci sempre a trasmettere i valori del SGS?
"Me lo auguro, anche se non è facile, ma abbiamo il compito di farlo capire ai ragazzi. Quando arrivano al campo dobbiamo far percepire queste cose ai ragazzi, che sono alla base di tutto, ma se non si ha quello il ragazzo fa capire a recepire quello che vogliamo da loro".

Com'era allenarsi con campioni come Buffon, Cannavaro, Sensini, Thuram?
"E' stata una fortuna perché mi piaceva osservare e rubare i segreti. Poi nel mio percorso sono entrato nel giro della Nazionale e questi aspetti sono stati importanti nella mia crescita da calciatore. Incontrare di nuovo Buffon, con cui siamo cresciuti, in Nazionale e alzare la Coppa del Mondo con Cannavaro, è stato splendido".

Hai avuto tanti allenatori, da chi hai appreso di più?
"Ho avuto grandi allenatori e ho appreso da tutti, cose negative e positive. Due allenatori però mi hanno cambiato: Prandelli mi ha insegnato tanto sotto il profillo tecnico-tattico e Delneri mi ha fatto diventare più uomo, li ho avuti uno dietro l'altro e mi hanno fortificato come uomo e giocatore. Ho avuto Salvioni nel Parma Primavera che mi ha arretrato in campo e mi ha fatto diventare centrocampista centrale, perché il mio ruolo era più offensivo".

Il tuo rapporto con De Zerbi e la prima squadra?
"Negli ultimi tre mesi ero quotidianamente al centro sportivo. Ho conosciuto mister De Zerbi a Padova, dove abbiamo giocato insieme. Lui è uno degli allenatori più importanti della Serie A, ho un ottimo rapporto con lui, quando ci vediamo ci confrontiamo e ho anche la fortuna, quando si può, di vedere i suoi allenamenti".

Come avete passato la vigilia della finale del Mondiale?
"Non abbiamo dormito molto. Abbiamo parlato, scherzato sulla Coppa perché non si vede molto, ma era per scaricare la tensione in vista della finale".

Negli ultimi anni hai allenato a livello giovanile: pensi ci sia stata una crescita?
"Sì, ogni società è cresciuta nel metodo di lavoro e poi ci sono molti incontri tra noi addetti ai lavori. Il risultato è importante ma la cosa più importante è la crescita del ragazzo perché poi se cresce il ragazzo cresce il gruppo e arrivano i risultati. Sono cresciute anche le strutture, anche se non siamo ancora al 100% ma tante squadre possono gestire più spazi e anche le Nazionali giovanili negli ultimi anni hanno avuto risultati importanti".

Che rapporto hai con Palmieri?
"E' una persona di campo, non lo conoscevo personalmente. Ho un ottimo rapporto, è una persona schietta, leale, che sa fare calcio. Anche loro devono far crescere noi allenatori e io sono cresciuto con lui. Il Sassuolo è una società che sta cercando di crescere notevolmente sotto l'aspetto del settore giovanile. Abbiamo un centro sportivo, nel campo principale, molto bello con la tribuna, con le altre annata che andavano a vedere gli altri, si lavora sotto l'aspetto dell'appartenenza. Ci sono staff importanti e la società vuole crescere, vuole crescere sul territorio con l'obiettivo di lanciare ogni anno qualche ragazzo. Quest'anno ci sono stati Turati, Raspadori e altri ragazzi che hanno fatto panchina".

Un consiglio ai giovani, ora.
"Stiamo a casa. Io capisco i ragazzi ma questo ci fa capire quanto siamo fortunati a stare in questa realtà. Quando ti mancano le cose giornaliere ti rendi conto che sono le più belle in assoluto. Ricordiamoci che quando ripartiremo sarà più bello. E vi dico anche di sognare, non ci devono essere pensieri negativi: bisogna sognare per ottenere qualcosa di importante. Questo è il messaggio che do ai miei ragazzi ma anche a tutti perché tutta Italia sta affrontando questo problema e ne usciremo".

Sezione: Settore Giovanile / Data: Mar 05 maggio 2020 alle 19:37
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
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