Seconda parte di Magnanelli racconta. Il capitano del Sassuolo ha riavvolto il nastro dei ricordi parlando della sua lunga esperienza in neroverde. Ecco le sue parole a Nero&Verde, in onda su TRC: "Cinquecento presenze sono tante e la fortuna di averle fatte con questa maglia anche di più. L'ho voluto fortemente e ne vado orgoglioso. Non smetterò mai di ringraziare la famiglia Squinzi, questa città che ha accolto me e la mia famiglia, la mia storia. E' una grande soddisfazione poter regalare questo traguardo alla città. E' stato un percorso lungo, salendo di categoria non sempre partito tra i probabili titolari e conquistarmi la fiducia dei grandi allenatori che ho avuto, vuol dire che ti hanno apprezzato come giocatore e anche come uomo. E' una grandissima soddisfazione aver fatto gli ultimi 9 anni da capitano. La speranza è quella di star bene, accumulare presenze, dare una mano ai giovani e chiudere al meglio. Questo viaggio non lo dimenticherò mai, lo tengo stretto e ne vado molto orgoglioso".

Capitano?
"Il ruolo di capitano è una responsabilità perché quelle sfumature, quelle lacune, che a volte la piazza, la tifoseria, può sopperire, qui a Sassuolo devi fare tu. Sassuolo ti dà tutto, ti dà tantissimo, per un giovane, per chi ha voglia di riscatto, questa è la piazza ideale ma allo stesso tempo qui non è facile sotto certi punti di vista e il capitano deve riuscire a trasmettere la mentalità e l'idea della società che si porta dientro anche la città. Non è facile. Io ho cercato di seguire nel mio piccolo i miei esempi del passato. Ho cercato di prendere da questi qua e allo stesso tempo cerco di dimostrare e far vedere ai giovani come uno si deve comportare, quali valori mettere in campo. Sbaglierò anch'io ma cerco di fare tutto nel modo giusto. Ho avuto capitani che mi hanno dato l'esempio e spero di lasciare in futuro a chi sarà capitano, ora è Domenico, il meglio. Sono loro che guardano e cercano di apprendere, sono loro che scelgono".

Grandi allenatori?
"Ho avuto i migliori. Non so quanti giocatori possano dire la stessa cosa. Al di là della parentesi con Sarri alla Sangiovannese, qui ho avuto Pioli, Allegri, Di Francesco, De Zerbi, Iachini, Mandorlini, Remondini, Gregucci. E' cambiato tanto. Sono cambiate le categorie. Sali di categoria e ti devi preparare meglio. La tecnologia è cambiata. E in questi ultimi anni anche il calcio italiano sta cambiando e non dico che De Zerbi abbia un po' tracciato la linea, ma credo sia stato uno dei primi, con il suo credo, a cercare di far capire agli altri che il calcio italiano poteva competere in Europa. E credo che adesso in tanti si stiano adeguando perché anche il calcio è in continua evoluzione. A me piace questo tipo di calcio, credo di aver trovato l'allenatore ideale nel momento giusto della mia carriera, credo di essere stato fortunato come lo sono stato ad aver incontrato Di Francesco in un momento della mia carriera dove avevo bisogno di stimoli nuovi e quindi ripeto sono stato molto fortunato".

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Sezione: News / Data: Mar 12 gennaio 2021 alle 19:45
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
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