Francesco Magnanelli racconta e si racconta. Il capitano del Sassuolo ha rilasciato una lunga intervista a TRC nel corso dell'ultima puntata di Nero&Verde, parlando della sua lunga esperienza in neroverde (sono 500 le presenze per lui). Ecco le sue parole nella prima parte (ci sarà poi anche una seconda puntata con altre dichiarazioni di Magnanelli): "Quando sono arrivato a Sassuolo era totalmente diverso da adesso. Ho la fortuna di poter fare il confronto, la cosa è nettamente cambiata. La differenza è disarmante. Era un altro calcio perché era una categoria inferiore ed era una squadra che per certi versi era quasi dilettantistica. Era l'unica squadra che mi voleva. Sono arrivato in un paese che probabilmente non era neanche così affamata di calcio".
Una vita da mediano?
"Mi piace la canzone di Ligabue e mi ci ritrovo. Non tutti nel calcio vengono baciati da un talento incredibile, la maggior parte sono i cosiddetti gregari ma non per questo siano meno importanti. Con il lavoro e il sacrificio si possono raggiungere bei traguardi e fare una carriera importante e si può essere diversi da giocatori di talento perché gli allenatori difficilmente fanno a meno di questo tipo di giocatori, il giusto mix tra talento e gregari, tra gente che sa stare in campo e sa mettersi a disposizione di chi ha talento è importante".
La scalata alla Serie A?
"Sono molto fiero di essere arrivato in A con le mie gambe, vincendo i campionati con la stessa squadra. Ci sono giocatori che, per meriti, hanno fatto una strada diversa dalla mia, facendo un buon campionato in B, poi si sono ritrovati in A. Io ho voluto tutto questo con questa maglia, un po' perché sono orgoglioso e un po' perché volevo fare qualcosa di diverso dagli altri. Si possono realizzare i propri sogni. Mi sono sentito dire che sono rimasto per non uscire dalla mia comfort zone ma non è stato più facile. Per stare in un ambiente del genere devi avere degli obiettivi importanti per crescere giorno dopo giorno, le motivazioni vengono da dentro, dall'affetto che una città piccola ti dà, fare qualcosa di importante con una società piccola che si è dimostrata molto grande e di questo vado orgoglioso".
Squinzi e Adriana Spazzoli?
"Parlare di loro non è facile, ci sono delle forti emozioni che mi legano a loro due. La loro presenza sarebbe stata anche in questo momento molto determinante ma credo abbiano fatto la differenza nel progetto iniziale che va al di là della forza economica che non è mai mancata. Loro, pur non essendo sempre a Sassuolo, credo che ci abbiano illuminato la strada, come e in che modo percorrerla e nei momenti difficili si sono fatti sentire vicini alla squadra. Ad esempio tre anni fa, quando eravamo in difficoltà con Bucchi prima e poi con Iachini, c'è stata una bellissima cena che abbiamo fatto al Mapei con la dottoressa Spazzoli che è stato molto incisiva e decisiva, senza mezze parole è arrivata molto diretta, ha dimostrato la sua vicinanza e ci ha stimolato con parole abbastanza dure. Il dottor Squinzi è stato sempre molto ambizioso e noi abbiamo sempre lavorato per farlo felice ma allo stesso tempo non accettava scorciatoie. Dietro a grandissima umiltà e valori credo ci voglia anche un pizzico di ambizione, questa era la sua forza".
Sassuolo-Livorno?
"Credo sia stata la partita più bella. Quando vai a giocare contro la Juve, contro il Milan, te la godi, pensi che anni prima eri in categorie inferiori ma quelle emozioni lì non me le ha regalate nessun'altra partita. Era una partita molto tesa. Avevamo dominato il campionato, sembrava cosa fatta. Abbiamo raggiunto l'obiettivo con un gruppo incredibile, non c'erano egoismi. La salita allo stadio Braglia prima di Sassuolo-Livorno c'erano tante emozioni, sapevi che era da dentro o fuori, non volevamo farci sfuggire quell'occasione. Mia moglie mi chiamò la mattina e mi disse 'ci sono le bancarelle in centro a Sassuolo che vendono le vostre maglie, le sciarpe, maglie della A', c'era un clima incredibile. Era un mix tra paura, tensione, voglia, è stato pazzesco. E' stato un momento decisivo, o arrivato in Serie A per giocarmi gli ultimi 7-8 anni di carriera in A o non so se ci sarei arrivato, era una gara circa di tensioni ed emozioni, fortunatamente per come è finita è stato ancora peggio, è stato un vortice".
La prima salvezza?
"La partita a Firenze dove abbiamo trovato una salvezza insperata, è una partita che metti come decisiva nella mia storia e in quella del Sassuolo. Pegolo mi dice scherzando che devo ringraziarlo perché mi ha regalato tanti altri anni di carriera in A. Scherzando ma ha ragione. Noi con mille fatiche, mille difficoltà ci siamo salvati, è stata un'annata molto bella e quella è stata una delle partite più importanti che ci ha permesso di crescere costantemente".
L'Europa League?
"E' stato un anno ricco di emozioni. Oltre al campionato, dopo essere arrivati settimi, il dover rigiocare subito l'Europa è stato bello. Io avevo metabolizzato perché vai in vacanza e ti arriva la comunicazione perché devi ripartire 15 giorni prima per il preliminare, ti prepari in vacanza, pensi a chi affrontare. Eravamo un ottimo gruppo. Già la partita di Lucerna l'abbiamo affrontata nel modo giusto. La partita che per certi versi mi ha dato soddisfazione, oltre all'Atletico Bilbao, è stata con la Stella Rossa. Andare a giocare in uno stadio del genere, con una squadra con una storia del genere, vincendo sei dentro...è quella che ho sentito di più. Poi con il Bilbao, 3-0, è girato tutto perfetto. Eravamo anche impauriti, è stato importante".
Il Capitano racconta...
— U.S. Sassuolo (@SassuoloUS) January 6, 2021
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