Il Sassuolo di Fabio Grosso è la sorpresa di questa Serie A. Da neopromossa, è arrivata addirittura a scomodare le voci di una potenziale qualificazione europea. E Fabio Grosso si è raccontato a Cronache partendo dalle frasi emozionali scritte sulle lavagne nel centro sportivo: "Ci credo tanto al fatto di vivere lo sport attraverso le emozioni. Quello che succede poi può cambiare le sensazioni che arrivano da fuori, però se ci metti dentro il senso giusto, la ricerca è sempre di migliorarti e di ottenere qualcosa in cui credi".
Fabio Grosso è l'allenatore rivelazione di questa Serie A. E lo ha detto a Allegri dopo aver perso 2-0 in casa del suo Sassuolo: "Lo ringrazio più sul fatto che sono d'accordo. L'ho ringraziato, l'ho detto anche dopo la partita. Lo conosco personalmente e lo stimo tanto. Mi è fatto veramente tanto piacere quello che ha detto e sono contento che l'abbia detto. Se te lo senti addosso, probabilmente la rivelazione può essere soggettivo, però di esserti magari stupito anche su certe cose. Puntiamo sempre a cercare di fare bene, a cercare di fare meglio di quello che si è fatto prima. Quindi poi in questo momento stiamo ottenendo dei risultati importantissimi, siamo felici, però io questo mondo lo conosco da tanti anni, quindi mi piace sempre tenere i piedi a terra in tutti i casi. Anzi, preferisco aprire il petto nei momenti di difficoltà piuttosto che farlo quando le cose vanno tanto bene. Quindi me le godo, sono contento, però poi guardo subito avanti cercando di mettere dei tasselli in più".
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C'è stato un momento in cui hai tirato fuori il petto nella difficoltà? "Sì, c'è stato. All'inizio dell'anno scorso comunque siamo partiti con un passo non consono a quelle che erano le nostre qualità e soprattutto i nostri obiettivi, però avevo fiducia nei ragazzi. Ricordo che abbiamo perso una partita pesante in casa poco dopo l'inizio del campionato, quindi non amo parlare subito dopo la partita, invece in quel momento l'ho fatto rispolverando un po' ai ragazzi quanto è difficile praticare questo sport, quanto è difficile ottenere risultati e quanto la determinazione e la voglia di volerli raggiungere poi ti danno la possibilità di farlo. E quindi quello è un momento che ricordo. Quest'anno invece abbiamo passato un momento di difficoltà, avevamo perso qualche ragazzo a livello numerico, eravamo in difficoltà nel mercato di gennaio e nello stesso tempo in ordine abbiamo affrontato le squadre quelle di testa, ci hanno bastonato, siamo riusciti a rimanere dentro le partite, però siamo usciti con diverse sconfitte. La forza di stare dentro le sconfitte per me ti permette poi di goderti momenti positivi, perché se tu dentro una sconfitta sei in grado di saperci rimanere, saper reagire e non abbandonare la nave quando le cose vanno male, allora poi quando ritrovi la rotta sicuramente la velocità diventa quella giusta".
Ti cito un'altra frase di Allegri, per chi mi ha colpito molto più della sviolinata, ha detto sembra che ti lasciano gli spazi, ma in realtà non è così ed è lì che abbiamo perso. Cosa significa? "La dovresti chiedere a lui, perché quando abbiamo affrontato queste squadre ci vuole grande rispetto, ci vuole grandissima umiltà nel sapere che hanno all'interno dei giocatori in grado di avere la grande continuità, di provare a concedere il minimo indispensabile, poi saper pungere con coraggio nei momenti giusti, la disponibilità di tutti, l'abnegazione di tutti, la voglia di fare tutte le fasi insieme diventa determinante quando c'è questo dislivello all'interno di una gara. Non basta solo che tu giochi al meglio, serve che sei in grado di abbassare il livello degli avversari e gli episodi ti vanno nel verso giusto, e questo nella partita di domenica è andato tutto nella nostra direzione".
Appena arrivato a Sassuolo, Nemanja Matic ha creato la Nemanja Arena per sfidare a Freccette i suoi compagni. Ha costruito uno spazio dentro l'area dei nutrizionisti che è diventato il vero e proprio tempio del gruppo. E proprio Matic ha fatto il migliore endorsement per il suo allenatore, dicendo che Grosso è destinato a qualcosa di più grande: "L'ho ringraziato e ho offerto una cena per sdebitarmi. Nema è a livello top. Scoperto il giocatore, vabbè non c'era da scoprirlo, un giocatore di livello assoluto. Ragazzo determinante nel nostro percorso, grande carattere, grande personalità. Ho avuto la fortuna di giocare con questo livello di giocatori, ma non avevo mai avuto la fortuna di poterli allenare. E anche lui è stato determinante in questa stagione con le sue caratteristiche, perché al di là di quello che ci ha dato sotto il punto di vista tecnico è quello che ci ha dato sotto il punto di vista morale, con come è riuscito a saper sostenere determinati compagni nei momenti del bisogno, come è riuscito a saper legare, anche insieme ad altri ragazzi di livello della squadra, perché poi non me l'hanno dimenticato assolutamente. Però sono stati i cardini dove poi intorno poter aggrappare le caratteristiche e le potenzialità di tanti altri ragazzi. È un centrocampo che ha qualità, che ha quantità. Comunque credo che il fulcro della squadra sia determinante per poi intorno poterci mettere le caratteristiche giuste. Nema ci ha dato una grande mano in questa, e Thorstvedt per me è un giocatore di alto livello con un potenziale grandissimo. A cosa è destinato? Se riesce a dare continuità a quelli che sono i suoi grandissimi picchi. Ognuno di loro, ognuno di noi, ha delle cose positive, ha delle cose negative. Quindi l'importante è saperle riconoscere e poi andare a lavorare sui pregi, perché sono quelli che poi vai a utilizzare quando sei nella sfida, e anche sul migliorare i difetti, per poi nel tempo, lavorandoci con continuità, provare a farli diventare non proprio dei pregi assoluti, ma delle cose che puoi utilizzare durante le competizioni".
All'estero sono tutti impazziti per il tuo Sassuolo. Ci sono tantissimi analisti che studiano il Sassuolo e lo portano a modello:." Mi mancava, mi mancava questo passaggio. Avevo anche avuto l'opportunità di poter entrare a stagione in corso nell'ultimo anno di Serie A del Sassuolo, però ho voluto aspettare. Mi era piaciuto il direttore Carnevali, con cui avevo chiacchierato, però mi piaceva prenderla dall'inizio questa sfida. Quindi questa sfida l'ho voluta accettare ripartendo dalla Serie B con una società comunque che aveva fatto benissimo negli anni di Serie A, che aveva avuto questa grande difficoltà con la retrocessione. Mi è piaciuto riaccettarla, prenderla, provarci. Sapevo che sarebbe stata dura, però c'erano le basi per poter fare qualcosa di bello. Poi, detto proprio sinceramente, a distanza di così tanti mesi, così bello come sta avvenendo sicuramente non l'avevo immaginata. E bravi tutte le componenti che hanno partecipato a questo impegno, a questo percorso lungo, con un campionato faticoso di B. Abbiamo fatto una cavalcata bellissima, abbiamo vinto con 5 giorni d'anticipo il campionato, con tantissimi numeri belli. Abbiamo riportato questo club dove voleva tornare".
Sul grande salto: "Sento sempre la parola utilizzata, pure per i ragazzi, è pronto o non è pronto? Il pronto lo si verifica dopo che si concede un'opportunità, si mette alla prova per capire se è in grado di tirare fuori le sue caratteristiche. Come ho detto prima, non è mai stato un assillo quello di voler fare chissà quale scalata o quale categoria. La mia priorità è sempre quella di andare in un posto in cui vogliono me, e quindi ci sono i motivi belli che mi dimostrano che vogliono me. E quando è capitato questo, sono sempre state delle stagioni positive, perché comunque alla base c'è la fiducia che ti dà un club, e questa fiducia poi va ricambiata con il lavoro sul campo, con credere in qualcosa e avere il tempo per poterlo dimostrare. Passando anche attraverso i momenti difficili, però quando poi si crede in qualcosa che si fa, questi momenti poi diventano delle opportunità per costruire qualcosa di ancora più bello."
Una cosa molto interessante che hai detto è che ci sono questi elementi che hanno partecipato alla caduta, alla rinascita e a questo percorso. Però non è facile convincerli aa accettare la sfida Serie B per poi tornare in Serie A, rimanere e performare come stanno performando: "Con certi ragazzi comunque ci ho chiacchierato sicuramente. Ho provato a renderli partecipi del fatto che avevano trovato questo club in una posizione del calcio italiano e erano stati partecipi di portarlo in una posizione diversa, peggiore di quello che avevano trovato, e quindi sentire la responsabilità, perlomeno di lasciarlo allo stesso livello di quello che avevano trovato, per me era un segnale di maturità, era un segnale di responsabilità, era un segnale di riconoscenza verso chi ti aveva dato un'opportunità e aveva creduto nelle tue qualità. Sono rimasti questi ragazzi che comunque erano stati protagonisti di questo club, anche in Serie A, e si sono rimessi dentro bene, progressivamente, non da subito, perché poi ovviamente sono ragazzi giovani, ognuno di loro ha i suoi sogni, le sue aspettative, ha i suoi tempi per volerli realizzare, quindi non è stato facile all'inizio, assolutamente, però ho provato con grande sincerità, con lealtà, mettendo, raccontandogli quello che poteva essere un qualcosa di bello, quello di riconquistare un qualcosa che avevano partecipato a perdere e riessere protagonisti all'interno di questo club, per poi provare a realizzare quelli che possono essere i loro sogni, però mi hanno creduto ed è stato bello, perché comunque ho scoperto dei ragazzi con delle belle qualità, sicuramente calcistiche, che sono sotto gli occhi di tutti, però anche umane, che sono quelle che poi determinano l'esplosione di quelle calcistiche, sono le fondamenta, io le chiamo per poi sopra appoggiarci quelle che sono le qualità calcistiche. Mi piace tanto provare a relazionarmi con i ragazzi, poi provando sempre a raccontare le cose che penso siano giuste, quelle in cui credo, perché poi se no col tempo, se ti dimentichi il bugia che dici, poi vieni scoperto, perdi di credibilità ed è forse uno dei grandi errori che mi piacerebbe non commettere mai".
Uno dei fattori fondamentali nella costruzione di questo Sassuolo e della sua ricostruzione anche, è stata la bravura di Grosso e del club nel convincere tanti pezzi forti a rimanere in B con la promessa di risalire subito in Serie A, come Mimmo Berardi, l'ultima bandiera: "L'ho detto e lo ripeto perché l'ho trovato nel momento di maggior difficoltà della sua carriera, ovviamente, perché aveva fatto una carriera già bellissima, e io l'ho trovato dopo una recessione, dopo un infortunio brutto, e proprio in quel momento ho scoperto tante caratteristiche che mi hanno fatto capire come si è stato in grado di fare quello che ha fatto, perché comunque l'ho trovato con una determinazione, con una ferocia, con una voglia di rientrare bella, vera, sì. Voglia di aiutare questo club, perché comunque è il club che l'ha formato, è il club che l'ha tirato fuori, è il club dove lui ha trascorso tutta la sua carriera. È diventato ormai sempre merce rara trovare dei ragazzi che fanno una carriera intera nel stesso club. Sono stato molto contento anche di averlo conosciuto e di continuare ad allenarlo, perché ha sempre voglia di migliorarsi, ha sempre voglia di ottenere qualcosa di grande, questa grande ambizione che ha dentro, un carattere spigoloso, però bello".
C'è un incontro che vi ha un po' uniti da questo punto di vista? "Con lui c'è l'aneddoto prima dell'ultima partita l'anno scorso, la partita decisiva a Modena, quando poi matematicamente siamo tornati in Serie A. A me piace, sono varie lavagne sparse all'interno del spogliatoio, perché comunque ogni tanto mando qualche messaggio oppure scrivo delle cose che andremo a fare, oppure mi porto avanti raccontandogli alcune cose che poi ci diremo o faremo. Quindi in quella giornata gli avevo scritto una cosa che ho dimenticato che è quella mia e lui vicino invece aveva scritto il messaggio suo, bello, da capitano, da giocatore protagonista di questo club che ha sofferto tanto nella difficoltà della recessione e che non vedeva l'ora di ritrovare la gioia della promozione. Quindi un messaggio in bocca al lupo a tutti i compagni, che era la giornata giusta per riottenere quello che avevano perso tanti mesi prima.
Su Muharemovic: "Più di parlare del passato, con lui mi piace parlare del presente, perché negli ultimi due o tre mesi ha fatto proprio uno scattino avanti clamoroso sotto il punto di vista dell'abnegazione all'allenamento. Il riconoscere quanta fatica riesco a fare nell'allenamento e come poi riesco a gratificarmi durante la partita, questo per me con lui è stato il gradino più bello che abbiamo raggiunto. Il ragazzo, poi tutti i ragazzi hanno i loro caratteri, a me piace sempre rispettarli, non mi piace cambiare il carattere di nessuno, quindi lo porto sempre da quel punto di vista che è importante per me. Un ragazzo molto silenzioso, di primo acchitto, quindi all'inizio potrebbe sembrare anche un po' distaccato o tra virgolette superficiale, invece nel tempo ho scoperto un ragazzo molto intelligente, consapevole delle sue qualità, consapevole soprattutto dei suoi limiti e è stato bravissimo a riconoscerseli per andarli poi a pizzicare. Questi limiti adesso stanno diventando quasi dei punti di forza, perché li sta migliorando tantissimo e si vede all'interno delle gare, quindi contentissimo del suo percorso e di quello che siamo stati in grado di fare insieme".
Sei uno che parla molto con i calciatori, da questo punto di vista? "Molto poco, è sempre relativo, quindi non so, all'inizio mi dicevano che parlavo poco, poi faccio un po' di più, ma lo faccio sempre quando penso che ho qualcosa da dire soprattutto, lo faccio sempre quando loro hanno qualcosa da dirmi, quello sì, non lo faccio quando non c'è qualcosa da dirsi, capito? Credo molto nel raccontare le cose per provare a crescere, mi piace migliorarmi, quella è una cosa importante che mi riconosco e mi piace provare a migliorare le persone che lavorano con me, quindi stuzzicarli anche mentre chiacchieriamo per me è importante, farlo con le parole, poi farlo delle volte con la carezza, delle volte invece in allenamento anche con un po' più di incisività e quindi mi ci relaziono e devo dire la verità, questo fatto di relazionarmi mi ha fatto prendere tantissimo dai ragazzi, perché poi come ho detto prima, ognuno è diverso e ognuno di loro a modo suo è in grado di tirarti fuori qualcosa di inaspettato, che prima se non ci parli non lo conosci, non te lo aspetti, invece sempre qualcosa di bello ci esce, qualcosa che mi ha arricchito che poi posso riutilizzare nel futuro".
E poi ci sono due singoli che sono stati forse gestiti in modo opposto, un elemento è Volpato, l'altro è Muharemovic: " Sono due profili diversi che si sono attratti, perché poi hanno un rapporto bellissimo tra di loro. Con Tarik è arrivato l'anno scorso, e l'anno scorso comunque è stato protagonista della stagione, però non era protagonista assoluto, quindi delle volte giocava, altre volte giocava qualche suo compagno. Ricordo un episodio molto interessante, che ti vengono fuori degli aneddoti. Viene una volta verso fine campionato quando stava giocando poco, e io poi, come ho detto prima, sempre molto volentieri ci faccio le chiacchierate, quindi con grande maturità, consapevole di quello che stava succedendo, perché gli avevo detto che in quel momento comunque stavo preferendo altri compagni, che comunque credevo tanto nelle sue qualità, ma lui era venuto per chiedermi cosa pensavo di lui, cosa pensavo del suo futuro, perché si stava già proiettando a quello che poteva essere, e io con altrettanta sincerità gli avevo detto che immaginavo un ragazzo forte, immaginavo un ragazzo su cui puntare nei mesi a venire, e che doveva continuare ad allenarsi bene, perché poi all'improvviso il campo, questo sport ti regala le opportunità che poi ti possono permettere di alzare il tuo livello, e così è stato. Con Christian ho un rapporto anche con lui molto intenso, perché è un ragazzo che per me ha un potenziale incredibile, veramente grandissimo, sono tante cose che può migliorare, che sono quelle con cui altri giocatori costruiscono le proprie carriere, invece lui su determinate cose fa un po' fatica, però ci stiamo lavorando tanto, ci stiamo provando, dando anche delle opportunità meritate, perché poi come dico anche a loro, non mi piace regalare le opportunità, le opportunità vanno sempre meritate. Sta facendo dei passi in avanti e mi auguro che all'improvviso possa fare quel click decisivo che poi gli permetta veramente di esprimere tutto il suo potenziale, che è un potenziale secondo me di un livello veramente alto".
Sassuolo, che ormai è diventato un posto in cui gli allenatori, bene o male, sanno che se vengono qua possono anche lavorare molto bene, abbiamo parlato di te e della squadra, c'è anche tutto un contesto forse che in questo momento aiuta, in questo caso tu e il tuo staff, a emergere, perché di fatto tantissimi allenatori trovano ora anche questa struttura comunque nuova, un posto dove lavorare con calma, bene o male: "Con calma, la parola calma a me non mi entusiasma, perché poi le motivazioni devi avere a prescindere da quanto sereno può essere il contorno, quindi qui io trovo una proprietà seria che ha dei valori belli, comunque ha sempre dimostrato di portare avanti dei progetti importanti, quindi io sono stato contentissimo di aver accettato questa sfida e di stare all'interno di questa sfida. C'è la possibilità di fare il tuo lavoro bene, perché comunque non ci sono interferenze, e poi c'è da fare il tuo lavoro bene, quindi devi saperti stimolare bene, andare alla ricerca proprio dell'energia giusta, perché poi quando c'è troppa tranquillità alla fine si diventa piattume e non va bene, invece la serenità di sapere di avere un posto dove poter lavorare, però lavorare facendo un gioco che sognavi di fare da bambino è la possibilità che è diventato il tuo lavoro, quindi il fatto di metterci all'interno, fare fatica, andare a fare i sacrifici, andare a richiedere grandi sforzi al tuo corpo, perché senza tutte queste cose poi quando arriva la partita non sei in grado di poter tirare fuori le tue caratteristiche, quindi qui lo si può fare, ma lo si può fare anche da altre parti ovviamente, l'obiettivo è riuscire a farlo, l'obiettivo è riuscire a stuzzicarsi sempre, a prescindere da quante aspettative ci sono, quante non ci sono, quanta pressione c'è e quanta non c'è, quando vuoi raggiungere dei livelli importanti devi essere bravo a trovarle dentro di te e avere l'equilibrio giusto per saperti stuzzicare quando c'è tanta serenità, saperti tenere equilibrato quando c'è tanta adrenalina fuori, quindi a prescindere da quello che c'è fuori, all'interno di te andare a riconoscere quelle che sono le caratteristiche determinanti per poi raggiungere gli obiettivi".
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