Tredici anni esatti. Eppure, ogni volta che arriva il 18 maggio, il cuore neroverde fa ancora quel balzo. Era Sassuolo-Livorno, Braglia, dentro o fuori. Una partita che sembrava scritta da un regista sadico: neroverdi in nove dopo l’espulsione anche di Berardi, loro in dieci, un vantaggio di dieci punti buttato al vento nelle ultime giornate e la promozione che sembrava scappare proprio sul più bello. E invece no. Perché quando la storia decide di prendersi la scena, lo fa in modo plateale.

Capitan Magnanelli sempre sia lodato, a tenere in piedi la baracca con le unghie e con i denti. Eusebio Di Francesco che correva impazzito abbracciando un raccattapalle come se avesse vinto il Mondiale. La folla neroverde stipata al Braglia, con il fiato sospeso, le mani nei capelli, le preghiere sussurrate. E poi quel maledetto pallone che non ne voleva sapere di entrare. Traversa, respinta, sofferenza pura. Occhi chiusi. Missirooooooooooliiiiiii. Occhi aperti. Gol. Serie A. Boato. Abbracci. Lacrime. Salti. Storia scritta per sempre.

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E non è un caso che sia successo proprio il 18 maggio, giorno del compleanno del compianto Giorgio Squinzi. Il Dottore che ha reso possibile l’impossibile. Oggi avrebbe compiuto 83 anni. Il destino, a volte, ha un gusto raffinato per le coincidenze. Tredici anni dopo, il Sassuolo è ancora qui. Non più la Cenerentola che saliva per la prima volta, ma una realtà consolidata del calcio italiano.

Dodici stagioni in Serie A vissute (e sofferte) tutte d’un fiato. Senza Squinzi, senza la Dottoressa Spazzoli, ma con il loro ricordo stampato indelebile dentro ogni vittoria, ogni sconfitta, ogni trasferta. Grazie Dottore. Grazie Missiroli. Grazie a quella squadra matta e meravigliosa che il 18 maggio 2013 regalò il sogno più bello a un'intera città. E che quel boato al Braglia continui a rimbombare nelle orecchie neroverdi, ogni santo 18 maggio. Per sempre.

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Sezione: News / Data: Lun 18 maggio 2026 alle 11:55
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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