"Abbiamo perso un grande uomo, un esempio di umanità. Lui è sempre stato vicino al mondo dello sport, è sempre stato un grande appassionato di calcio e ha sempre trasmesso a tutti noi come lo sport possa essere mezzo di inclusività. Ricordo una partita, Uniti per la pace, dove ho partecipato e facevo parte dell'organizzazione e ricordo le sue bellissime parole, il suo abbraccio, e trasmetteva l'importanza della passione, del rispetto, la voglia di superare le sfide lavorando tutti insieme per cercare di migliorarsi insieme, per cui qualcosa di speciale. Abbiamo perso una grandissima persona": così Giovanni Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo, in apertura del suo intervento a La Politica nel Pallone su GR Parlamento, in ricordo su Papa Francesco.
Giusto fermare il calcio?
"Io penso che fermarsi sia la decisione più giusta, avrei voluto chiedere a lui cosa avrebbe preferito a lui, è una curiosità, io credo che lui avrebbe voluto veder giocare le partite, ma credo che la decisione presa sia stata quella migliore".
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Grandi numeri per il Sassuolo in Serie B e tanti record nel mirino. Cosa vi ha insegnato quest'anno in B?
"Non è stato facile ripartire dopo la retrocessione e ripartire con questo slancio. Magari all'inizio anche noi stessi non conoscevamo il mondo della B. Siamo partiti il primo giorno dopo la retrocessione mettendo il primo tassello, cioè l'allenatore Fabio Grosso, che è stato l'artefice di questo campionato, poi la promozione di Francesco Palmieri a ds e mantenendo i giocatori con la giusta voglia per la risalita. Abbiamo sofferto molto nella passata stagione ma ci siamo rimboccati le maniche sapendo di avere alle spalle una proprietà come la famiglia Squinzi che ci ha dato questo grande entusiasmo per dimenticare la retrocessione dell'anno scorso".
12 anni di Sassuolo per Carnevali e 11 anni di A con una qualificazione in Europa...
"Credo sia straordinario perché in questa società sia stato fatto qualcosa di speciale con 11 anni di Serie A ma soprattutto aver dato forza perché i risultati di quest'anno si riescono a ottenere se hai delle basi solide, le idee chiare e la voglia di ripartire. Fra tutti i numeri ci mettiamo anche l'acquisizione dello stadio e la costruzione del centro sportivo. Tutto parte dalla proprietà. Io sono a Sassuolo da 12 anni, l'anno prossimo saranno 13, e ci dà la possibilità di continuare con obiettivi ben precisi. Sappiamo già che non sarà facile, sarà un'annata durissima. Io sono sempre dell'idea che su 20 squadre 8 fanno un campionato per non retrocedere e 3 di queste retrocederanno per cui la percentuale è altissima e su questo dobbiamo ripartire magari provando a rifare quanto abbiamo fatto negli altri anni in Serie A".
C'è stata una proposta, un tormento, che ha messo in crisi Carnevali in questi anni?
"Non c'è mai stato nessun tormento in particolare, a parte che ultimamente non ci sono mai state delle proposte interessanti o valide. In passato ci sono state, in dei momenti diversi perché io sono molto legato alla famiglia, erano momenti in cui il dottore e la dottoressa non passavano buoni momenti di salute e penso che ci debba anche essere della riconoscenza per quanto ho ricevuto. Ora ho la fortuna di lavorare con i figli che sono persone straordinarie e ho la fortuna di poter lavorare in una società straordinaria per fare calcio dove ho la possibilità di poter decidere insieme ai miei collaboratori e penso che la fortuna di una società di calcio oggi sia poter decidere tutti insieme ed è difficile poter trovare altre soluzioni in queste squadre in cui si potrebbe lavorare così. Quando arriveranno delle proposte sarà un tormentone e verranno valutate, ci penseremo a tempo debito".
Carnevali da grande cosa vuole fare?
"Come età sono già grande. Non è la diplomazia ma è la verità. Io faccio parte di una famiglia importante che mi permette di lavorare, quando ci saranno le richieste le valuterò, sapendo che spostarsi da una società come questa sarà difficile".
Inter stanca?
"Spesso si discute di un campionato di 18 o 20 club, io non penso sia questo il problema. La Champions quest'anno ha portato a tante partite in più e questo va a penalizzare le società che vi partecipano perché poi diventa difficile competere. Un problema di preparazione? È da vedere perché è il primo anno che le squadre partecipano a una Champions con tante gare in più".
Valzer delle panchine in A?
"Io sono stato impegnato a vincere un campionato di Serie B. Noi in generale abbiamo la fortuna di avere degli allenatori bravi che sono richiesti all'estero, penso che anche Pioli potrebbe rientrare il giro, ma la cosa importante è che i nostri allenatori sono richiesti".
Non guadagnano troppo gli allenatori e i giocatori?
"Penso che una società di calcio debba essere un'azienda ma è un'azienda particolare perché perde denaro. Bisogna fare ogni gestione in casa propria ed è normale che certe cifre sono abbastanza elevate, troppo esose, ma credo che la colpa sia in questo caso di noi dirigenti ma poi all'estero, basta vedere in Arabia Saudita, fanno alzare il mondo allenatori e giocatori e credo che andando avanti questo sistema può solo peggiorare perché il calcio diventa business, basta vedere i fondi che stanno entrando nel calcio. Noi siamo tra i pochi fortunati che fanno eccezione con una proprietà familiare, il calcio del futuro mi piace un po' meno, ma la direzione è quella".
Frattesi?
"Io con Frattesi ho un legame speciale, è un ragazzo e un giocatore straordinario. Giocare nell'Inter non è semplice perché è un grande club. Se fossi il dirigente di un grande club, uno come Frattesi lo prenderei sempre, come lui ce ne sono pochissimi. Capisco che lui abbia la volontà di andare a giocare, ma l’Inter farebbe un errore a cederlo".
In Serie A con Berardi e Laurienté?
"Berardi si è dimostrato un vero campione. Tutti lo conoscono sotto l'aspetto del gioco, del calciatore. Lui si è ripreso benissimo dall'infortunio ma come mentalità in un campionato di Serie B ha dimostrato sotto l'aspetto umano di essere un fuoriclasse. Come ogni anno sappiamo di avere dei giocatori come Laurienté, piuttosto che altri, che avremo delle richieste. Pensiamo a concludere il campionato nel modo migliore per sederci con il mister, il direttore sportivo, lo scouting, e come sempre valutiamo le offerte che arriveranno e se saranno congrue, se saranno adatte, vedremo ma soprattutto oggi siamo interessati a far ripartire il Sassuolo con un ciclo come quelli degli altri anni".
Grosso è più un Inzaghi o un Conte?
"Io l'ho visto allenare sul campo e ha dato un'identità alla squadra, riesce a incidere sul campo. Non c'è solo il campo ovviamente, c'è la gestione, lo spogliatoio, e soprattutto a livello di mentalità è un ragazzo che ha grandissime qualità. Io sono convinto che è destinato a un futuro importante. Lui ha lavorato benissimo sulla testa, questa è stata forse la parte più complicata e difficile. Bisognerà vedere cosa riuscirà a fare in Serie A ma posso dire che è un giusto mix tra Inzaghi e Conte. Noi siamo molto soddisfatti del suo lavoro e dobbiamo dirgli grazie per quello che ha fatto".
De Zerbi tornerà in Italia?
"Soltanto per averlo vicino me lo auguro. Sarebbe il momento e il caso che qualche società big potesse chiamarlo. Milan? Non ho idea di cosa abbiano in testa, se fossi al Milan probabilmente potrebbe essere l'uomo giusto".
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