In montagna si respira aria fresca. Una ventata di novità però a Ronzone, sede del ritiro del Sassuolo scelta dopo diversi anni di lavoro a Vipiteno. Novità però non solo per la sede ma anche per la guida tecnica. Il Sassuolo è passato da Dionisi e Ballardini a Fabio Grosso, è passato dalla Serie A alla Serie B, e ora vuole recitare un ruolo da protagonista per tornare nella massima serie. Filippo Missori ha vissuto l'amara retrocessione con i neroverdi ma ora vuole voltare pagina, insieme a tutta la squadra e ha parlato ai microfoni di SassuoloNews.net e del direttore Antonio Parrotto, che lo ha raggiunto all'Hotel Milano di Fondo che ospita i neroverdi, per parlare di quello che è stato ma soprattutto di quello che sarà.
Il ritiro è ormai agli sgoccioli. Come è andata? Che aria si respira quassù in montagna?
"È andata bene. Il mister è un ottimo mister, pretende tanto come è giusto che sia, e noi cerchiamo sempre di dare il massimo in ogni allenamento e andiamo avanti per cominciare bene questo campionato, soprattutto adesso che c'è la Coppa Italia per passare il turno".
Con mister Grosso? Qual è stato il primo impatto? Quali sono state le sue richieste?Ti ha dato dei consigli essendo stato un terzino come te…
"Il primo impatto è stato un po' a spalancare gli occhi perché sappiamo tutti quello che ha fatto nel 2006. Mi ha dato tanti consigli ma mi ha detto di giocare come so e di fare quello che mi viene".
Tu nel 2006 avevi due anni ma cosa ti è stato raccontato di mister Grosso? È stato l’uomo della storia azzurra…
"Non mi è stato raccontato granché ma ho visto tanti video soprattutto del rigore procurato con l'Australia, il gol con la Germania, il rigore con la Francia e solo quello già basta per raccontare la sua carriera".
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Resto in tema nazionale. L’anno scorso arrivasti in ritiro con una medaglia al collo, quella dell’Europeo vinto con l’Italia U19. A distanza di un anno coda ti è rimasto di quell’esperienza?
"Resta la felicità e la soddisfazione di vincerlo a 20 anni di distanza dall'ultima volta. Resta anche il grande gruppo che si era formato perché secondo me non siamo stati una squadra ma una grande famiglia che si è aiutata nei momenti più brutti e che è riuscita a gioire tutti insieme".
Sei arrivato a Vipiteno con quella medaglia, hai iniziato a conoscere il mondo Sassuolo che è differente da quello della Roma naturalmente. Ti chiedo un commento sullo Special One e poi quali sono state le difficoltà maggiori nel passaggio dalla Roma al Sassuolo e da Roma a Sassuolo?
"Da Roma a Sassuolo è facile perché iniziando a vivere da solo devi responsabilizzarti di più, quindi i primi mesi stando da solo sono stati complicati, poi iniziando a conoscere i compagni ho cominciato a uscire, girando per la città, e mi sono trovato molto bene. Tra Roma e Sassuolo cambia il livello di pressione e di attenzione soprattutto fuori dal campo perché magari a Roma perdi una partita ed è difficile uscire o andare a cena fuori, mentre a Sassuolo ti lasciano un po' più di libertà che non fa male ma non fa neanche troppo bene perché ci sono delle persone che si possono adagiare. È stato per me un anno di responsabilità e di crescita".
Entro a gamba tesa: ti aspettavi di giocare così poco l’anno scorso?
"Sinceramente a inizio stagione no, poi come è andata l'annata ho saputo accettare le decisioni perché eravamo in una situazione difficile ed era comprensibile che giocassero i giocatori più esperti".
Con mister Dionisi e Ballardini che rapporto avevi?
"Il rapporto, con tutti gli allenatori che ho avuto, è stato di stima, fiducia e rispetto perché anche quando uno ti dà meno minutaggio non è scontato avere lo stesso carattere con loro. Le differenze tra loro? Dionisi era più intraprendente, voleva sempre il massimo dai giocatori, mentre Ballardini durante gli allenamenti ti lasciava un po' isolato ma sono entrambi due grandi allenatori".
Sotto questo aspetto che hai voluto sottolineare tu ci sono delle piccole somiglianze tra Dionisi e Mourinho o mi sto allargando troppo? Con i dovuti paragoni ovviamente...
"Penso che simile a Mourinho non ci sia nessuno perché quello che pretende Mourinho in Italia secondo me non lo pretende nessuno. Lui è uno che ti dà una carica impressionante prima della partite, un giorno, due giorni prima, anche una settimana prima".
A livello di squadra secondo te cosa non ha funzionato? Quali sono state le cause che hanno portato a questa inaspettata retrocessione?
"Secondo me non è un qualcosa che non ha funzionato, dopo tante partite che non viene il risultato la squadra un po' si abbatte ma penso sia normale perché non siamo robot, siamo umani, a differenza di quanto possano pensare le persone, anche noi abbiamo dei momenti no. Ora però non dobbiamo pensarci, è un nuovo anno, dobbiamo pensare subito alla risalita in Serie A".
Per rimanere in tema di momenti no anche se non è il termine adatto, Berardi ha subito un brutto infortunio che ha condizionato la vostra annata. Com'è stato affrontarlo in allenamento?
"In allenamento tutti passano la palla a lui perché sappiamo il suo valore e sappiamo cosa può dare alla squadra. È stato molto sfortunato, si sta riprendendo dall'infortunio adesso e speriamo si possa riprendere al meglio".
Il tuo amico Volpato può seguire quelle orme secondo te?
"Io sono dell'idea che ognuno abbia il suo stile di gioco. Io lo conosco da tanti anni, ha fatto la differenza anche l'anno scorso e due anni fa in Serie A e può farla tranquillamente se continua ad avere testa come sta avendo".
A proposito di pressioni, il Sassuolo adesso passa dall’essere 'una delle tante' in Serie A ad avere un ruolo da protagonista in B. Che campionato ti aspetti? E quale sarà lo step principale che dovrete fare voi?
"Una delle tante secondo me non è corretto perché ogni squadra ha una connotazione, in Serie B sì ci si aspetta di più e dovremo essere pronti ad attaccare subito bene il campionato e fare pressing sulle altre squadre. Non è un campionato facile, una gara di B non è mai scontata, dobbiamo subito approcciare bene per prendere fiducia e conquistare più punti possibili".
E tu a livello personale che annata ti aspetti?
"Io mi aspetto di crescere sotto ogni punto di vista, di giocare il più possibile se il mister lo ritiene giusto, e ovviamente di ritornare in Serie A perché quello che è il posto che merita il Sassuolo".
Diamo per scontato che resti qua?
"Io do grande fiducia alla società, poi se loro non dovessero puntare su di me troveremo qualcosa ma per ora sto qua e sto bene qua".
Che fioretto saresti disposto a fare per riportare il Sassuolo in A?
"Qualunque cosa! Io penso che qualunque giocatore che giochi a calcio e retrocede l'anno prima dalla Serie A potrebbe fare qualunque cosa per riportare la propria squadra in Serie A".
Si ringraziano Filippo Missori e l'ufficio stampa del Sassuolo Calcio per la cortesia e la disponibilità dimostrate in occasione di questa intervista
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