Francesco Farioli protagonista con il Porto. L'ex preparatore dei portieri del Sassuolo è ora la prima guida tecnica dei Dragoes e ha vinto il campionato portoghese e si è raccontato ai microfoni del Corriere dello Sport svelando un retroscena sui neroverdi.

Le manca l’Italia?  
"Mi mancano la famiglia, gli amici, la Toscana. I luoghi del cuore. Anche perché quest’anno non mi sono mai mosso dal Portogallo: devo ancora ritirare il passaporto alla questura di Montecatini!".

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Andiamo al cinema, danno “Febbre a 365°”, il film sull’anno pazzesco di Farioli. L’allenatore con una carriera breve e già molto intensa. 
"La parola giusta è proprio intensità. Faccio fatica a realizzare quante esperienze, quanti cambiamenti e quante emozioni siano stati concentrati in così pochi anni. Italia, Turchia, Olanda, Francia, Portogallo. Dal Karagümrük al Porto. Ambienti, lingue, culture e pressioni completamente differenti, ma io non ho mai cercato zone di comfort e ho sempre scelto contesti che mi obbligassero a crescere velocemente. Ma ho ancora tantissimo da imparare, costruire e migliorare".

Se si guarda indietro?  
"Penso che a 30 anni non avevo ancora la licenza Uefa A e il mio obiettivo era tornare al Sassuolo come allenatore entro cinque anni. E poi che a 37 sono già stato all’Ajax e al Porto, club incredibili, e che sono grato. Grato alla vita e alle persone".

Lei è l’unico italiano ad aver vinto un campionato che conta in Europa in questa stagione.  
"Più che il dato statistico in sé, credo sia importante il messaggio che c’è dietro: oggi anche giovani allenatori italiani possono andare all’estero, confrontarsi con contesti molto complessi, adattarsi, evolversi e vincere".

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Sezione: News / Data: Gio 21 maggio 2026 alle 19:53
Autore: Sarah G. Comotto
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