Nel quarto episodio di PodCasteddu, il podcast ufficiale del Cagliari Calcio, Sebastiano Esposito si è raccontato a tutto tondo. L’attaccante classe 2002, arrivato in estate dall’Inter in prestito con obbligo di riscatto, pronto a sfidare il Sassuolo sabato prossimo, ha tracciato un ritratto intimo della sua scelta di vestire la maglia rossoblù, del rapporto con la piazza sarda e della propria crescita personale e professionale.

L’intervista, condotta da Alessandro Spedicati, parte da un tema caro all’attaccante: l’amore per le "piazze calde", quelle dove pressione, dibattito e affetto si mescolano. "Mi piacciono le piazze calde, con pressione, dove c’è amore e dibattito. Anche per questo il Cagliari mi ha convinto di fronte ad altre ipotesi. Ho trovato qui un ambiente ideale", ha spiegato Esposito.

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La decisione è stata rafforzata dai colloqui quotidiani con il direttore sportivo Angelozzi, dal pronto contatto di Fabio Pisacane e dal fatto di conoscere già diversi compagni di spogliatoio grazie al percorso nel calcio. "È stato come un destino", ha aggiunto, descrivendo l’accoglienza dei tifosi come un "bell'abbraccio".

Il classe 2002 ha sottolineato più volte il valore del collettivo. "Non vivo solo per il gol: prima vengono il sacrificio, la corsa e l’assist per la squadra. Possiamo raggiungere l’obiettivo solo insieme alla nostra gente, che invito a sostenerci sempre come è loro abitudine". Pur riconoscendo le difficoltà della stagione, segnata da numerosi infortuni, Esposito ha elogiato lo spogliatoio: "Siamo un gruppo sano, difficile da trovare".

Ha avuto parole di stima per il tecnico Pisacane ("Abbiamo un bellissimo dialogo, nel rispetto dei ruoli. Lui sa dare serenità, ma poi in partita ha gli occhi della tigre") e per compagni come Michael Folorunsho ed Elia Caprile. Nel ripercorrere la sua carriera, Esposito ha ricordato con emozione gli inizi a Castellammare di Stabia ("Una città bellissima per me"), la famiglia ("Abbiamo sempre mangiato pane e pallone") e il padre che ha scelto di stare lontano dalle partite per non esercitare pressioni e del rapporto con i fratelli Pio e Salvatore, entrambi calciatori: "Competizione tra noi non c'è - ha esordito - per quel che mi riguarda è una cosa positiva. Siamo felici delle persone che siamo diventati, prima che dei giocatori. Poi a livello calcistico non potevamo chiedere di più. Tra di noi abbiamo una chat superscorretta dove ci massacriamo, la cosa più bella che ci scriviamo è: 'Bravo'". Ad esempio, quando sbagliò un gol folle a porta vuota in Champions League contro l'Union Saint-Gilloise glielo facemmo notare dicendogli: 'Ma che c...o di gol hai sbagliato'. Ci prendiamo sempre in giro".

Ha parlato degli anni all’Inter, dell’esordio in Europa League, dei prestiti tra alti e bassi (compreso un periodo all’estero a Basilea e Anderlecht, città che gli sono rimaste nel cuore) e dell’amore nato per la Sampdoria e per Genova. A 24 anni si mostra maturo e autocritico: "Il 70% delle difficoltà passate è colpa mia", ha ammesso, preferendo vivere stagione per stagione senza progetti a lungo termine. L’intervista si chiude con un messaggio chiaro ai tifosi del Cagliari: continuare a essere il dodicesimo uomo, soprattutto in casa. Per Esposito, la Sardegna rappresenta l’ambiente giusto per sentirsi "vivo".

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Sezione: News / Data: Sab 28 marzo 2026 alle 19:17
Autore: Manuel Rizzo
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