Mister Emiliano Bigica, ex allenatore dell'Italia Under 17 e della Fiorentina Primavera, ha parlato ai microfoni de La Giovane Italia, sulle pagine di Tuttomercatoweb. Il nuovo tecnico del Sassuolo Primavera ha parlato dell'arrivo in neroverde, dei motivi che lo hanno spinto ad accettare il Sassuolo e degli obiettivi del club neroverde.

Mister, come hai scelto di andare a Sassuolo?
“Io e Francesco Palmieri ci conosciamo da diversi anni e ha sempre mostrato grande stima nei miei confronti. Nel momento in cui ho chiuso il mio rapporto con la Fiorentina lui si è fatto subito avanti e scegliere Sassuolo non è stato difficile: è una società all’avanguardia, che investe nel settore giovanile e che dispone di un grande centro sportivo, con un allenatore della prima squadra che crede in un gioco propositivo e che sfrutta le qualità dei giovani. Questo insieme di cose mi ha spinto ad accettare immediatamente la proposta del Sassuolo".

Come valuti la tua esperienza a Firenze?
“La Fiorentina è una delle squadre più ambite a livello di settore giovanile, visto il grande lavoro fatto da Corvino e Vergine nella direzione dell’area tecnica. È stata una bellissima esperienza, ormai Firenze è la mia seconda casa. Con tre diversi gruppi siamo riusciti a giocarci cinque finali in tre anni e questo per me è motivo di grande soddisfazione, che mi stimola a continuare su questa strada e che mi spinge a dare il meglio per i giovani che ho il piacere di allenare. Mi sento un insegnante e con i ragazzi, se riesci ad insegnargli le cose nel modo giusto, ti accorgi subito di quanto rapidamente riescono a recepire i messaggi e apprendere nuovi concetti".

Ritieni quindi che i campionati giovanili siano la tua dimensione?
“Non necessariamente: un giorno vorrei arrivare ad allenare i grandi, a patto però che ci siano le condizioni giuste per farlo. Ma non mi voglio lasciare prendere dalla fretta: devo aspettare che si verifichino i presupposti giusti per compiere il salto nel migliore dei modi".

Avete già iniziato la preparazione?
“La nostra stagione è iniziata il 4 agosto, abbiamo fatto una prima settimana di lavoro individuale e successivamente abbiamo iniziato a fare qualcosa in gruppo”.

Come hai trovato i ragazzi dopo tutti questi mesi di stop?
“Direi bene, l’inizio è stato incoraggiante: ho trovato un gruppo ben disposto e con voglia di imparare. Anche io ho sentito un po’ di ruggine, perché alla fine siamo stati tutti fermi e ho dovuto non farmi prendere troppo la mano. Vista la lunga inattività bisogna procedere per gradi con i ragazzi e non pretendere tutto e subito".

D’altronde ormai il campionato Primavera è come un campionato di Serie A in miniatura.
La differenza rispetto a prima è abissale, soprattutto per l’introduzione dei play-out e delle retrocessioni, ma anche per l’introduzione dei cinque fuori quota. È diventato un campionato molto performante per i giovani e li prepara molto dal punto di vista dell’intensità di partita, sull’aspetto mentale. Iniziano a trovarsi in delle situazioni particolari che ritroveranno quando andranno a giocare con i grandi. Sono pienamente convinto che questa riforma sia stata utile perché prima i giocatori che uscivano dalla Primavera non riuscivano ad esprimersi e i dati stanno comprovando questa tesi".

Secondo te questo è un concetto applicabile a tutti i campionati giovanili?
“Questo concetto deve fermarsi solo alla Primavera, non vedrei di buon occhio retrocessioni per ragazzi più piccoli. I giovani nel momento della crescita devono essere spensierati. La Primavera invece è giusto sia un campionato più competitivo. I ragazzini avranno tutto il tempo del mondo per stressarsi in campo, perché a livello di energie nervose un format come quello che è stato introdotto da qualche anno porta via tanto".

Sezione: Settore Giovanile / Data: Lun 31 agosto 2020 alle 13:03
Autore: Redazione SN / Twitter: @sassuolonews
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