Filippo Romagna è stato uno dei protagonisti dell'ultima puntata del Podcast "Potrero". Il centrale del Sassuolo ha parlato della sua avventura con la maglia neroverde a 360° partendo dall'attuale stagione: "Si sta molto bene in vetta alla classifica sperando di rimanerci il più possibile e dobbiamo per me continuare così, lavorare bene in settimana come stiamo facendo perché credo che sia quello il segreto, tenere questo questo livello sapendo che ogni partita adesso sarà sempre più difficile, più ci avviciniamo alla fine, più sarà tosta portare a casa punti".
Dal punto di vista personale era una stagione iniziata con grande continuità poi quel piccolo stop tra dicembre e gennaio. Tu come ti senti?
"Sì esatto, ero partito bene, con continuità appunto dopo anni un po' così e ho avuto quello stop ma per fortuna sono rientrato bene. Abbiamo lavorato bene, adesso mi sento a posto, pienamente recuperato, quindi spero di dare il mio contributo da qui alla fine".
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Cos'è che secondo te sta facendo la differenza in questa stagione fino a questo momento nel vostro Sassuolo?
"Sicuramente la qualità a livello della squadra, quello lo sanno tutti, è sotto gli occhi di tutti però credo anche - come ho detto prima - il lavoro settimanale sia quello il segreto, comunque ci alleniamo bene e va dato merito anche a chi ha meno minuti che tiene alto il livello degli allenamenti settimanali per cui grazie a questo riusciamo poi chi va in campo la domenica, il sabato, a dare il meglio".
Gente come Berardi, Laurienté, Obiang, Simone Verdi ,gente che ha esperienza veramente enorme. Cosa vuol dire giocare con questi ragazzi?
"Sono gente fuori categoria per la serie B ma credo che appunto quest'anno ci sia un giusto mix tra giovani forti e promettenti che avranno un grandissimo futuro e ragazzi più di esperienza che hanno già fatto tante partite, han giocato in palcoscenici importanti, quindi che possono aiutare a crescere tutti i ragazzi e portarli tutti a un livello superiore e per cui sì siamo fortunati ad avere questi giocatori che hai menzionato e ce li teniamo stretti e noi dobbiamo essere tutti bravi a cercare di rubare qualcosina da loro".
Adesso un passo indietro, Filippo Romagna da ragazzo che lascia la sua casa per andare alla Juve. Mi racconti quel periodo?
"Sì avevo 14 anni e in un primo momento avevo addirittura rifiutato perché non me la sentivo io poi mammone, attaccato tanto alla famiglia, la mia città Fano e avevo rimandato tutto, poi avevo capito che non aveva senso procrastinare questa scelta quindi ho detto va bene, accetto, vengo su. I primi mesi sono stati molto difficili perché sono stato 2-3 mesi senza tornare a casa all'inizio e stavo tutti i giorni al telefono con i miei genitori, mio fratello, quindi sono stati mesi duri però avevo in testa che volevo fare il calciatore, avevo questo obiettivo e quindi ho sempre continuato a cercare di fare del mio meglio".
E dal punto di vista proprio del ragazzo che tipo di apporto ti hanno dato per la tua carriera quegli anni lì?
"Tanto dal punto di vista umano, tantoissimo appunto, perché lì passi da vivere con la tua famiglia a vivere con altri ragazzi da solo siete tutti sulla stessa barca per cui cerchi di darti una mano nelle difficoltà e anche ovviamente da un punto di vista calcistico perché comunque crescere nella Juventus è un po' come essere io dico sempre l'università del calcio perché poi in quella Juventus, era la Juventus tra Conte e Allegri, e la Juventus dei campioni per cui diciamo che ci sono state tante persone cioè tanti tanti giocatori da cui rubare qualcosina e ho avuto ottimi esempi".
Quali sono i cinque giocatori che ti hanno un po' più catturato nella tua esperienza alla Juve?
"Sicuro Pirlo, il mio idolo da ragazzino idolo calcistico, Pirlo clamoroso. Buffon e poi ti posso dire Tevez impressionante, attaccante, e io da difensore mi sono trovato a marcarlo qualche volta impressionante e ne ho detti tre sì. Chiellini per mentalità ancora oggi ogni tanto mi ci sento perché è una persona fantastica e m'ha insegnato tanto dal punto di vista della mentalità. Lui proprio la mentalità, la famosa mentalità della Juventus di quegli anni, e poi ti dico a pari merito che mi ha impressionato dico Pogba e Douglas Costa, uno per fisicità e qualità l'altro per rapidità m'hanno impressionato tantissimo però ce ne son tanti, me ne hai chiesti cinque e ne ho detti sei ma te ne potrei dire tanti altri".
Carlitos Tevez me l'hai detto tu il più complicato da marcare di tutti...
"Sì lui veramente è fortissimo, giocatore fantastico. È stato difficile marcarlo".
Vorrei chiederti ovviamente del vostro Mister attuale, Fabio Grosso. Voi avete già condiviso un'esperienza veramente incredibile, parliamo di un torneo di viareggio del 2016...
"Sì, io allora n quel in quel torneo non c'ero perché ero in nazionale e quindi sono stati bravissimi, hanno vinto, però ovviamente sono stato con lui 2 anni e abbiamo raggiunto anche ,la finale di Coppa Italia la finale del campionato persa purtroppo però ci siamo arrivati, per cui sì ci conosciamo da tanti anni- È stato bello rivedersi dopo un lungo periodo".
E a proposito di allenatori Filippo tu qua a Sassuolo hai incrociato Roberto de Zerbi. Captavi questa sua possibilità di arrivare a essere un grandissimo allenatore?
"Io veramente ho un debole per lui. Ci siamo sentiti tre giorni fa tra l'altro. Persona fantastica, allenatore super. Io quando erò a Cagliari e m'aveva chiamato il mio procuratore dicendo ti vuole il Sassuolo di De Zerbi, ovviamente anche Sassuolo per serietà e tutto, ma l'idea di essere allenato da De Zerbi ha inciso parecchio. Credo che sia fortissimo, ha cambiato proprio il modo di ragionare in campo per cui m'ha preso e m'ha cambiato come calciatore. Sono stati anni fantastici quelli con lui e lo ringrazierò sempre, ripeto siamo rimasti in contatto".
Succede però che proprio nel periodo De Zerbi arriva anche il periodo Covid che ovviamente ha martoriato tutti gli italiani e arriva per te un grave infortunio, probabilmente il più importante della tua carriera . Quanto fu difficile per te?
"Nel momento migliore della mia carriera è arrivato questo grosso infortunio ma la mia fortuna è stata trovarmi in questa società perché non m'hanno mai fatto sentire da solo e avere persone giuste oltre a quelle che ci sono in questa società e avere persone giuste accanto cioè la mia famiglia, la mia compagna che m' hanno dato una mano a livello mentale è stato importante. Sono stato bravo però in tanti momenti ho avuto bisogno di loro perché sono stati mesi, anzi anni molto difficili per cui ogni tanto c'era sempre quando vedevo che appena andava meglio mezza cosa poi succedeva qualcosa e facevo 10 passi indietro, ho avuto le persone giuste accanto che mi hanno aiutato piano piano ad uscirne".
Dal punto di vista tuo personale dove hai trovato veramente quella forza dentro per poterti rialzare. Hai dei rimpianti?
"Ogni tanto ci penso però è andata così e la forza un po' per orgoglio, l'idea di non accettare questa cosa, il fatto di dover smettere perché ci sono stati tanti momenti in cui mio corpo faceva capire quella che probabilmente era la l'unica strada però ecco l'orgoglio e la passione per la voglia di ritornare in campo per divertirmi e tutto m'ha spinto ogni giorno a provare a far qualcosina per riprovare a tornare a giocare a calcio".
In allenamento Tevez il più difficile da marcare, in campo?
"Ho fatto tanta fatica sempre con Mertens, furbissimo, rapido, furbo, furbo, furbo. Una volta m'ha fatto rigore che mi è sbucato all'ultimo, tra l'altro la mia prima partita da titolare in Serie A, mi è sbucato all'improvviso e pam, rigore. Zapata un altro che ogni volta a giocare contro di lui era veramente tosto. Fisicamente molto molto forte, ecco ti direi loro due. Ce ne sono stati tanti perché comunque ho giocato giocato contro Ronaldo, però c'ho giocato solo una volta, e Higuain diciamo che ce ne sono e non ho mai passato domenica proprio serene".
I tuoi sogni nel cassetto da qua ai prossimi anni quali sono?
"Sogni ce ne sono, per scaramanzia li tengo li tengo lì nel cassetto. Diciamo che mi metto più che altro obiettivi a breve. A lungo termine e i sogni son quelli che avevo prima dell'infortunio anche se sono passati diversi anni, comunque il mio obiettivo è quello di realizzarli. Adesso più che guardare Il sogno mi concentro più sugli obiettivi, le tappe per arrivare a quel sogno, e una è quella di far bene ovviamente, continuare a far bene quest'anno, sappiamo tutti qual è l'obiettivo".
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