Sassuolo, Salernitana, Sampdoria, Crotone, Renate, Gubbio. Ferrari ha collezionato oltre 400 presenze tra i professionisti in Italia: 443, per la precisione. E i 34 anni compiuti lo scorso maggio non sembrano affatto un peso, anche se uno sguardo al futuro viene naturale: “Sicuramente non farò l’allenatore (ride, ndr). Serve troppa pazienza. Da giocatore sei più libero di pensare a te stesso, mentre chi siede in panchina deve gestire costantemente trenta ragazzi. Mi piacerebbe ricoprire un ruolo più marginale, come direttore o magari agente. Ma oggi ho ancora voglia di giocare a calcio. Il mio corpo regge. Non sono mai stato un fulmine: negli ultimi due anni sembra che io sia diventato più lento, ma la verità è che lo sono da quando avevo 16 anni (ride, ndr). Non è quello il problema” ha detto a GianlucaDiMarzio.com.

Oggi gioca allo United FC ha chiuso il campionato al secondo posto con 58 punti: obiettivo centrato, visto che in UAE Pro League salgono le prime due. “Purtroppo non siamo riusciti a blindare il primo posto con due giornate d’anticipo e nelle ultime partite ci siamo rilassati un po'. Per questo ci è sfuggita la vetta, ma il club, il mister e tutto l'ambiente sono felicissimi”. A proposito di allenatore. In panchina, come sottolineato, c’è Pirlo, che ha voluto fortemente il difensore a Dubai, chiamandolo personalmente per convincerlo a sposare la causa: “Durante il mio ultimo anno a Sassuolo (2024, ndr) ero in scadenza in contratto e il mio trasferimento alla Sampdoria, dove c'era proprio Pirlo, era praticamente fatto. Ci eravamo sentiti ed era tutto definito, poi la trattativa saltò. Quando ho visto che il mister si era trasferito a Dubai, ci siamo messi in contatto e mi ha convinto. Così sono partito. Pirlo, in Italia, deve fare bene per forza anche in panchina - ovvero - tutti si aspettano che, essendo stato il migliore del mondo in campo, lo debba essere automaticamente anche da allenatore. Secondo me ha subito critiche ingiustificate, la gente pretendeva sempre qualcosa in più da lui. Ha fatto benissimo a scegliere Dubai”.

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In un contesto dove il calcio italiano viene ancora visto come un'eccellenza assoluta. Basti ricordare la presentazione ufficiale del difensore, in cui il club ha giocato sul parallelismo con la nota scuderia di Maranello: “Molto particolare, mi è piaciuta (ride, ndr) … anche se, analizzando le mie caratteristiche, sembro decisamente più una Panda! Ci scherzo su fin dall'inizio della mia carriera, non è un problema. Il calciatore italiano a Dubai viene percepito in modo diverso. Se arriva Pirlo e lo guardano con ammirazione, ci sta. Ma quando sono arrivato io con il cognome Ferrari… beh, non ce n'era bisogno, ecco. Nonostante questo, per loro il calcio europeo resta un punto di riferimento enorme. Questa sensazione si respirava chiaramente anche nello spogliatoio: all’inizio i compagni ti portano persino troppo rispetto. Io però sono un tipo tranquillo e alla mano, infatti verso la fine del campionato l'atmosfera era diventata molto scherzosa e leggera”.

194 partite giocate in neroverde non si dimenticano. Una parentesi enorme, ricca di gioie ma macchiata dal penultimo posto della stagione 2023/24: “Lì le dinamiche erano ben diverse - spiega Ferrari - . Berardi si fece male e la squadra non era coesa come avrebbe dovuto. Di conseguenza l’ho sofferta, ma quella di Salerno l’ho avvertita di più sulla mia pelle. A Salerno si parla di Salernitana tutto il giorno, tutti i giorni”.

Un percorso, quello in Emilia, che lo ha formato caratterialmente e dove ha lavorato a stretto contatto con Giovanni Carnevali, neo Amministratore Delegato e Direttore Generale della Juventus: “È una persona estremamente preparata e lo ha ampiamente dimostrato. La Juventus è quotata in borsa, il Sassuolo no, e già questo aspetto cambia totalmente le dinamiche lavorative. Si merita questa grande opportunità. Dire oggi come farà è impossibile, ma gli auguro di cuore il meglio”.

Chi ha visto crescere da vicino, sia come calciatore sia come uomo, è invece Domenico Berardi, con cui ha condiviso il campo per ben 142 partite: “Ho vissuto sei anni al suo fianco. Per me resta inspiegabile il fatto che non sia mai andato in una big. Ha doti fuori dal comune. Era giovanissimo quando è esploso e c’erano già stati i primi interessamenti, anche se io non ero ancora arrivato. All’inizio non era convinto di cambiare aria e la società faceva di tutto per trattenerlo, quindi lui era ancora più titubante. Mi disse che tutto era cambiato dopo la vittoria dell'Europeo: in quel momento gli è venuta la voglia di fare il grande salto per misurarsi, ad esempio, con la Champions League. Nei due anni successivi sembrava sul punto di partire, ma non se ne fece nulla. Non per mancanza di volontà nei confronti del Sassuolo, semplicemente la società non ha trovato gli accordi giusti con i club acquirenti”.

Sezione: News / Data: Mar 23 giugno 2026 alle 12:35
Autore: Sarah G. Comotto
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