Con il caso pertosse-Sassuolo sono tornati di moda anche i virologi. Il professore Matteo Bassetti è intervenuto su Radio CRC, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” dicendo la sua sul caso della scorsa settimana: "La pertosse del Sassuolo? Il movimento calcistico professionistico italiano tratta con una certa leggerezza il tema della lotta alle malattie infettive. Io non mi sono espresso contro il Sassuolo in quanto tale, i casi sono stati scatenati da un calciatore del Sassuolo che aveva contratto la pertosse o da malattie che la prevedano. Quindi, non c’è stato un buona gestione dei controlli vaccinali all’interno del sistema calcistico italiano. Ho formulato solo una domanda alla Federcalcio poiché si pone quasi un’attenzione esclusiva alla gestione di problematiche muscolari, cardiologiche e alle ossa e poco alla gestione a livello professionistico delle vaccinazioni. Se le cose vanno male a livello internazionale, ci sarà anche un motivo".

Ancora Bassetti: "Il calcio italiano non deve vivere in una bolla dal resto del mondo, se i cittadini si sono vaccinati, anche i calciatori devono esserlo. Nel focolaio che si è generato all’interno della rosa del Sassuolo ci deve essere per forza un giocatore che non si è vaccinato. La pertosse è una malattia che può essere facilmente prevedibile con una dose di vaccino. Probabilmente qualche giocatore aveva in casa dei figli che avevano la pertosse e l’ha trasmessa ad altri membri della squadra. Pensate se il Sassuolo fosse sceso in campo contro la Juventus con più casi di pertosse, che figura di m***a sarebbe stato per il calcio mondiale? Non ho ricevuto alcuna risposta da parte della FIGC. Forse, è perché ho ragione io come in altri casi. Alla domanda di Bassetti deve esserci qualcuno che risponde. Siamo di fronte ad una leggerezza grave del sistema sanitario italiano".

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Per Bassetti la prevenzione è fondamentale: "Lo screening è fondamentale anche per quanto concerne la prevenzione delle malattie infettive per quanto le mie conoscenze mi impongono. Quello che è successo è una cosa gravissima. Non c’è nessun protocollo vaccinale che impone ai calciatori provenienti da altri paesi di farsi somministrare una dose di vaccino o un piano ben delineato sulla gestione delle vaccinazioni nel calcio professionistico. Parliamoci chiaro: nella gestione delle campagne vaccinali c’è un certo dilettantismo in Serie A!".

Rischio nazionale? "Non sono tanto i calciatori italiani che mi preoccupano poiché in Italia c’è un calendario vaccinale ben delineato, quindi sono sicuro che tutti i calciatori italiani hanno ricevuto la dose di vaccino. Il problema sono i calciatori che provengono da altri paesi su cui non sono stati fatti gli opportuni controlli. Quindi, escludo ogni rischio per la nostra nazionale italiana. Io non sono il medico del Genoa, ma ho consigliato al medico della squadra di valutare lo stato vaccinale dei giocatori. Stiamo facendo un ottimo lavoro in questo senso a Genova".

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Sezione: News / Data: Mar 24 marzo 2026 alle 09:05
Autore: Sarah G. Comotto
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