Kevin Leone è uno dei 2005 più promettenti d'Italia e lo ha ingaggiato il Sassuolo, allo scadere del mercato estivo, inserendolo nell'affare Caputo con la Sampdoria. Questa una delle tante rivelazioni che Gianluca Virzi, agente della GVTalentsAgent, ha fatto nell'intervista esclusiva concessa a SassuoloNews.net all'indomani del trionfo del Sassuolo Under 18, arrivato proprio grazie all'ultimo calcio di rigore segnato nella finalissima contro i nigeriani dell'Alex Transfiguration, dal suo assistito Kevin Leone. Ecco le sue dichiarazioni.
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Ieri la vittoria del Viareggio con il rigore decisivo segnato ma oltre questo anche un gran torneo disputato. Ha sentito Kevin? Come ha vissuto queste emozioni?
"Kevin ha vissuto questo torneo in maniera molto importante perché ci teneva a essere protagonista perché lui in particolar modo avrebbe avuto una lente di ingrandimento, è un 2005 e ha affrontato questo torneo sotto età. Ha fatto un torneo da titolare in tutte le partite, sotto età, e ha dimostrato, nonostante fosse tra i più piccoli, di essere protagonista. Ha fatto ottime prestazioni, ha fatto un gol e ha segnato anche il rigore in finale. Il suo obiettivo era quello di entrare nella storia di questo torneo ed effettivamente ci è riuscito e ci è riuscito da protagonista".
Kevin ha tirato il rigore decisivo, dimostrando grande freddezza e personalità. È questa una delle sue caratteristiche? Mi racconta che tipo di giocatore è, per chi non lo conoscesse, e anche che ragazzo è fuori dal campo.
"Il ragazzo ha caratteristiche tecniche importanti che sono già ben note da quando era alla Samp, forse sul ruolo in campo ci sono diverse linee di pensiero perché alla Samp lo facevano giocare da esterno d'attacco, poi da trequartista, poi da seconda punta, e ovunque lo mettessero è riuscito a farsi notare e si è affermato a livello internazionale con il torneo fatto all'estero con 3 gol in 4 partite. Ho parlato anche con il direttore Palmieri e mi diceva che non era ancora stato ben identificato nel ruolo in campo e gli hanno dato la possibilità di muoversi liberamente perché gli piace abbassarsi per prendere la palla, vuole stare al centro del gioco, ma la sua caratteristica principale è lo strappo, quando parte in corsa diventa alcune volte imprendibile. Ha delle ottime caratteristiche tecniche che gli consentono nell'allungo un ottimo controllo di palla. Vede molto bene la porta, tira da tutte le parti e ha grande forza. Ha tecnica, forza, strappo, ha una gamba che quando riesce a correre è imprendibile. In questo torneo ha giocato da trequartista dietro le due punte ed è riuscito a verticalizzare per le punte. Forse questo adesso è il ruolo che più si identifica nello schema del Sassuolo. Devo dire che io, che lo conosco molto bene, diventa imprendibile quando ha la possibilità di puntare l'uomo. Fuori dal campo posso dire che Kevin è un ragazzo molto umile, legato alla sua terra, alla sua città Catania e al suo quartiere. Gli fa piacere, quando è possibile, tornare in città e stare con i suoi amici, è cresciuto nel quartiere di Nesima, lo aspettano sempre, gli vogliono bene, è molto generoso e gli piace stare in comitiva e naturalmente con la famiglia e con il fratello più piccolo. È un ragazzo che vive di calcio e il suo obiettivo è poter esordire in Serie A con il Sassuolo".
Secondo lei quali sono invece i punti in cui deve ancora migliorare?
"Probabilmente deve migliorare, come tutti i giovani a questa età, dando continuità alle prestazioni. È sempre nel vivo della partita ma devo fare una premessa: ha sofferto per un problema alla schiena e non ha potuto dare continuità alle prestazioni, forse senza questo problema avrebbe potuto dare una continuità maggiore. Fortunatamente in questo torneo di Viareggio non è emerso questo problema e il ragazzo è stato protagonista in tutte le partite. Come mi diceva lo staff medico, è un problema dovuto a un'infiammazione e legato alla crescita, abbastanza comune nei ragazzi quando crescono in maniera rapida e lui effettivamente è cresciuto tanto".
Lui è stato uno dei colpi di mercato, a livello giovanile, del Sassuolo. Si parlava di interessi di Milan, Juve e anche altri club stranieri. Perché ha lasciato la Samp nell'affare Caputo e ha scelto il club neroverde? Cosa lo ha convinto maggiormente?
"È stata un'operazione di mercato molto avvincente perché è avvenuta negli ultimi minuti del mercato, mancavano circa una 20ina di minuti alla fine del mercato. Mi era arrivata questa proposta da parte del Sassuolo e contemporaneamente dalla Sampdoria perché rientra nell'affare Caputo: la Samp ha chiesto Caputo e i neroverdi hanno chiesto Leone. È stata un'opportunità perché quando mi ha chiamato il Sassuolo, per il bene del ragazzo, ho visto nel Sassuolo, una società che conosco bene e so come lavora con il settore giovanile, non volevo farmi scappare questa opportunità. L'unica cosa che ho chiesto da agente è stata la possibilità di avere un contratto da professionista, non è facile averli a 16 anni. Lui è un giocatore importante, il Sassuolo ci ha creduto da subito e il club non ha esitato, abbiamo firmato il contratto da pro una settimana dopo e questo dimostra la grande serietà del Sassuolo e di Francesco Palmieri. La scelta è stata la migliore. Ci sono stati contatti anche all'estero in passato ma noi abbiamo sempre portato avanti i nostri obiettivi: fare un passo alla volta, non bruciare le tappe. La Samp è stata la scelta più giusta diversi anni fa, ora il Sassuolo è il top per il ragazzo".
In una vecchia intervista lei disse che Kevin è il 2005 più importante d’Italia e che è tenuto in considerazione per l’Under 21. A distanza di due anni, si sente di confermare queste parole?
"Che lui sia tra i 2005 più forti in Italia lo confermo anche oggi, ancor di più rispetto al passato. Forse in passato aveva ancora di più la lente di ingrandimento perché quando ha fatto i tornei internazionali, avendo siglato diversi gol, aveva addosso le attenzioni delle Nazionali e dello staff tecnico. Oggi lo sta dimostrando ancora di più perché è sempre stato un crescendo e se lo era allora, oggi lo è ancor di più tra i migliori 2005 d'Italia. Più che Under 21 mi aspetto e mi auguro una convocazione dell'Italia Under 17 perché ci sarà l'Europeo. Anche in Nazionale va fatto un percorso step by step ma oggi continuo a ribadire la mia tesi: Kevin Leone è tra i migliori 2005 d'Italia".
Quali sono i progetti presenti e futuri per lui? Quando lo immagina in prima squadra?
"Questo è un argomento che ho già affrontato con Francesco Palmieri. Lui punta molto su di lui come punta sui migliori talenti che ha il Sassuolo. Nella sua prospettiva è possibile che nel giro di 2 anni possa andare a fare il ritiro con la prima squadra e poi meritarsi una eventuale convocazione. Poi nel calcio le cose possono accadere in qualsiasi momento, anche in base a certe dinamiche: come potrebbe anche andare in estate a fare il ritiro, come potrebbe esserci una convocazione last minute. È ovvio che il Sassuolo, che è una società ambiziosa che punta molto sui giovani, avendo un talento come Kevin Leone sono convinto che presto lo terrà in considerazione per la prima squadra".
Le faccio un’ultima domanda sul problema giovani e calcio italiano. Perché in Italia si fa fatica? Quali possono essere le soluzioni ai problemi?
"Questo è un argomento molto delicato, oggi più che mai. In Italia si fa fatica ad aspettare il giovane, i tempi sono sempre più veloci, non c'è la voglia di aspettare la crescita di un giovane che entra in un settore giovanile a 14 anni e teoricamente dovrebbe diventare giocatore a 17-18 anni e in questo lungo lasso di tempo i club non sono disposti ad aspettare e poi vanno ad ingaggiare giovani all'estero. Ci sono società che aspettano e altre che preferiscono non aspettare. Io lavoro molto con i giovani, sono sempre alla ricerca del talento, gestendo tanti giovani talentuosi tra cui Kevin Leone, posso dire che ci vuole pazienza e coraggio. Dico ai club: 'abbiate coraggio, ci sono ragazzi che meriterebbero anche la possibilità e la considerazione di poter fare quel passo in prima squadra'. Viste anche le difficoltà economiche a livello europeo, oggi i giovani sono l'unica possibilità a cui attingere per i club. Perché non cercare di promuovere il talento? Basterebbe alcune volte una convocazione, farlo giocare per 2-3 minuti, entrare in un campo in serie A o Serie B, io credo che sia una di quelle possibilità e forse alle società manca il coraggio di puntare sui ragazzi, alcune volte anche sbagliando ma sbagliando ti rendi conto di dove poter arrivare. Ecco, quello che potrei ai responsabili del settore giovanile: abbiate coraggio nel lanciare i giovani".
Si ringrazia il signor Gianluca Virzi per la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista
Autore: Antonio Parrotto / Twitter: @AntonioParr8
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