Nemanja Matic si racconta. Il centrocampista del Sassuolo, intervistato da La Repubblica, ha parlato della sua lunga carriera e anche dei suoi sogni futuri.

Il suo primo allenatore è stato suo padre. Che cosa le ha insegnato?
"Dal punto di vista del calcio, quasi niente. Era nello staff della squadretta del mio paese, ma non era un grande coach. Gli insegnamenti importanti me li ha dati a casa: lavora duro, non accontentarti mai".

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Fa ancora il boscaiolo?
"Lo facevamo insieme, quando ero ragazzo. Da quando sono diventato professionista, gli ho permesso di smettere di tagliare legna. Ora si gode la vita".

Cosa ricorda degli inizi della sua carriera calcistica in Serbia?
"Da bambino non avevo cellulari né Internet. Ero sempre in strada a fare sport: calcio, basket, volley, pallamano. Era bello. La parte dura è arrivata a 12 anni, ho lasciato casa per andare a giocare in giro per la Serbia. Da lì non mi sono più fermato".

Carnevali e Grosso l’hanno portata al Sassuolo un anno fa, ma oggi non ci sono più.
"Per fortuna è rimasto il ds Francesco Palmieri, a cui sono legato. Rispetto le scelte di Carnevali e Grosso: nella vita bisogna prendere decisioni. A Grosso auguro di vincere tutte le partite, tranne quelle contro di noi".

Come si trova con Aquilani?
"Sono contentissimo. Capisce il calcio, ha idee chiare, chiede cose concrete. Sono sicuro che avrà una grande carriera. Intanto, dobbiamo fare meglio della stagione passata. Non sarà facile".

Cosa pensa di quanto è accaduto al suo compagno Cristian Volpato, che in un controllo della polizia stradale australiana è inizialmente risultato positivo a un test antidroga?
"Conosco bene Cristian e ho sempre avuto piena fiducia in lui. Ho creduto fin dall’inizio alla sua innocenza. È già rientrato in Italia e si allena regolarmente con noi".

Anche suo figlio Filip gioca nel Sassuolo. Vi vedete al centro sportivo?
"Ci alleniamo a cinque minuti di distanza l’uno dall’altro, mi tocca fare il tassista, lui non ha ancora la patente. Gli giro il consiglio che mi dava mio padre: lavora duro, perché il talento da solo non basta".

Perché la chiamano “Wolf”?
"Il soprannome è nato negli anni dello United. Quando giocavamo al bar, a freccette o a carte, vincevo sempre. Gli altri si arrabbiavano. Dicevano che ero un animale pericoloso".

Cosa ricorda del suo anno alla Roma?
"Mi è bastato per capire che il pubblico romanista meriterebbe una squadra che lotta ogni anno per lo scudetto".

È vero che Svilar è stato ospite a casa sua, a Londra, e che lei non gli dava da mangiare?
"È un bugiardo! (ride, ndr). Aveva dieci anni, è rimasto da me alcuni giorni. Mi svegliava alle sette perché latte e cereali non gli bastavano. È vero che in frigo non avevo altro, ma non l’ho certo lasciato morire di fame".

Cosa non funziona nel calcio italiano?
"Se fossi il presidente della Figc partirei dalla riforma dei vivai, guardando a quello che fanno spagnoli, inglesi e francesi. Ma non è facile, lo so".

Cosa vuole fare dopo il ritiro?
"Voglio allenare. Ho la licenza Uefa B, tra un anno avrò la Uefa A. Seguo il corso in Inghilterra, in Italia non puoi farlo se giochi ancora. Ho girato tanti Paesi come calciatore e mi preparo a un futuro da nomade, in base a chi mi vorrà in panchina. Ma casa mia sarà sempre la Serbia".

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Sezione: News / Data: Mar 04 agosto 2026 alle 15:32
Autore: Sarah G. Comotto
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