Pochi club in Italia possono vantare una tradizione così consolidata nel lanciare o far crescere allenatori emergenti come il Sassuolo. La società neroverde ha spesso puntato su tecnici giovani, ambiziosi, possibilmente amanti del 4-3-3 e con un’idea di calcio propositiva, trasformando la panchina sassolese in un vero e proprio trampolino di lancio per carriere importanti.

Il primo grande esempio è Massimiliano Allegri in Serie C, mentre in B c'è stato fra gli altri Stefano Pioli. Il primo allenatore a portare in Serie A il Sassuolo però è stato Eusebio Di Francesco. Quando è arrivato nel 2012 (prima in Serie B, poi in A), era un allenatore relativamente poco conosciuto, reduce da esperienze in categorie inferiori. Con il Sassuolo ha costruito un calcio offensivo e spettacolare basato sul 4-3-3 a trazione anteriore che ha portato il club dalla promozione alla massima serie fino a un sorprendente 6° posto nella stagione 2015/16, con tanto di qualificazione in Europa League. Di Francesco è divenuto poi un nome di primo piano, arrivando a guidare la Roma, portata fino alla semifinale di Champions League.

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L’eredità è stata raccolta da Roberto De Zerbi. Arrivato nell’estate 2018 come uno dei tecnici più promettenti della sua generazione, al suo primo anno in Serie A con il Sassuolo (2018/19) ha ottenuto una salvezza tutto sommato tranquilla ma ha gettato le basi di un’identità di gioco moderna, basata sul possesso e sulla costruzione dal basso. Nelle due stagioni successive De Zerbi è arrivato per due volte ottavo facendo il record di punti e ha affinato il suo modello, portando il Sassuolo a giocare un calcio spettacolare che ha attirato l’attenzione di tutta Europa. Da Sassuolo è partita la sua ascesa: Shakhtar, Brighton, Olympique Marsiglia e ora Tottenham.

Nel 2021 il testimone è passato ad Alessio Dionisi, altro profilo emergente. Dionisi è arrivato dall'Empoli, dove aveva centrato una promozione in A, e al Sassuolo tra alti e bassi ha confermato subito le sue qualità: nella prima stagione (2021/22) ha ottenuto 50 punti e un 11° posto, valorizzando tantissimi giovani (da Scamacca a Frattesi passando per Raspadori) e imponendo un calcio più verticale. È rimasto sulla panchina neroverde per oltre due anni e mezzo, conquistando vittorie prestigiose contro le big, chiudendo purtroppo con l'esonero nell'anno che ha portato poi alla retrocessione.

Dopo una parentesi con Davide Ballardini, nell’estate 2024 il Sassuolo ha puntato nuovamente su un nome in rampa di lancio: Fabio Grosso. Reduce dalla promozione con il Frosinone, Grosso ha riportato immediatamente i neroverdi in Serie A con una stagione dominante in Serie B. Al suo primo anno nella massima serie sta facendo addirittura meglio di De Zerbi al debutto con una salvezza già aritmetica con 5 giornate di anticipo e può migliorare i 50 punti di Dionisi. Proprio in queste ore il suo nome è accostato a Fiorentina e Bologna, segno che anche Grosso sta seguendo il percorso tipico degli allenatori “lanciati” dal Sassuolo.

La tradizione non si ferma qui. In questi giorni la dirigenza neroverde sta valutando per il possibile dopo-Grosso due profili emergenti di grande interesse: Alberto Aquilani (reduce da un ottimo lavoro al Catanzaro) e Ignazio Abate (in grande crescita alla Juve Stabia). Entrambi incarnano perfettamente lo spirito Sassuolo: tecnici giovani, preparati, capaci di lavorare con rose giovani e di proporre un calcio moderno. Il Sassuolo ha dimostrato negli anni di essere molto più di una semplice società di provincia: è una vera e propria fucina di talenti ma anche una vera e propria scuola di allenatori.

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Sezione: News / Data: Mar 21 aprile 2026 alle 12:53
Autore: Manuel Rizzo
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