Alberto Aquilani, allenatore del Sassuolo, ha parlato alla Gazzetta dello Sport. Il tecnico neroverde ha detto la sua sulla nuova esperienza a Sassuolo parlando dal ritiro di Ronzone. Ecco le sue parole: "Il calcio è fatto di tante sfumature, ogni allenatore ha un metodo e una linea che deve essere riconosciuta dalla squadra. Si tratta di inculcare un’identità, un modo di lavorare quotidiano che poi ci permetta di proporre, ma anche di aggrapparci a quei concetti nei momenti di difficoltà. L’idea è quella di creare uno spazio comune in cui c’è la proposta, la condivisione e la convinzione che quella sia la strada che porta al risultato".

In questo ragionamento, modulo e ruoli quanto contano?
"Quel che conta è come occupi il campo. Ci sono principi che si legano alle caratteristiche dei giocatori e in base a quelle scegli un sistema di gioco. L’idea è quella di avere il controllo quando si può, ma non lo puoi fare sempre e allora devi capire come difenderti, che ha uguale importanza".

SCELTI DA SASSUOLONEWS:

"SASSUOLO, LA PROMESSA MANTENUTA": è uscito il libro sulla stagione del riscatto neroverde

Maglia Sassuolo 2026/27: presentata la nuova divisa home della Puma

Francesco Palmieri, un uomo solo al comando del Sassuolo. E l'inizio è col botto

Il termine“giochista” lo sente suo?
"Non ne comprendo il senso. Giochista e risultatista hanno lo stesso obiettivo: vincere le partite. Fare gol e subirne il meno possibile. Poi ovvio: c’è un po’ di gusto personale che determina uno stile piuttosto che un altro".

Dopo Pisa si è preso un anno di stop. Studiando De Zerbi e Fabregas.
"Avevo un altro anno di contratto, ma dopo un finale di stagione turbolento ho pensato che fermarmi sarebbe stato meglio. De Zerbi è un amico, con lui ho un confronto quasi quotidiano e appena potevo andavo a Marsiglia. Fabregas mi aveva incuriosito e così sono andato a trovarlo per vederlo al lavoro. Mi stimolava, volevo parlargli".

Di Jorge Jesus disse: 'Mi ha acceso la lampadina'.
"Allo Sporting. Ho trovato un metodo differente rispetto all’Italia. Un allenatore analitico che mi ha trasmesso voglia e bisogno di studi più profondi".

Spalletti invece è quello che l’ha lanciata.
"Ho lavorato 5 anni con lui a Roma. Si è sempre evoluto e mi lascia sempre qualcosa".

Allegri al Milan cosa le ha lasciato?
"Aveva una squadra di campioni e ho visto una gestione di altissimo livello".

Rafa Benitez al Liverpool?
"Nel suo modo di essere manager all’inglese, mi ha fatto notare delle sfumature che prima non avevo compreso e che mi hanno arricchito".

E quindi come si gestisce uno spogliatoio?
"Con la coerenza e il buonsenso. Servono regole, ma non sono un sergente di ferro: mi fido dell’uomo prima ancora che del calciatore".

I calciatori sono tutti uguali?
"No. Perché hanno storie, caratteri e curriculum diversi e in tal modo vanno trattati, senza favoritismi, ma con buonsenso".

Valorizzare è una delle missioni del Sassuolo. L’uomo giusto nel posto giusto.
"Sì, mi riconosco nei valori di questo club ed è stato determinante nella scelta. Qui ho anche giocato e conoscevo già lo spessore umano dell’ambiente. Poi, come ho fatto a Catanzaro, se metto in campo qualcuno è perché è bravo e penso mi possa portare al risultato. La valorizzazione è una conseguenza".

Cosa le ha chiesto Veronica Squinzi?
"Più che altro cosa mi ha dato. Mi ha fatto molto piacere che, dopo l’addio di Carnevali, sia venuta da me col fratello Marco per ribadire la centralità del club nell’universo Mapei".

Prime impressioni dopo dieci giorni di lavoro?
"Ho trovato un gruppo volenteroso e curioso. Siamo un cantiere aperto e questo, al momento, crea qualche difficoltà, ma è così per tutti. Il mercato deve ancora decollare".

Matic ha parlato di Europa.
"Scherzava - risata - Va bene, l’ambizione deve far parte del nostro modo di essere. Che non è solo legata al risultato, ma anche alla voglia di creare un’identità molto forte. Matic è un veterano che ogni giorno ha la stessa curiosità di un ragazzino".

Berardi che ruolo avrà nel nuovo corso?
"Ha sposato questo progetto, mi aspetto tanto da lui. Lo considero diverso dagli altri".

Cosa manca al Sassuolo?
"Mancano diversi elementi considerando anche l’infortunio di Koné. Ma non è tanto il numero quanto certe specificità per accelerare il processo".

Affronterà per la prima volta la Roma da allenatore. Sensazioni?
"Eh... sarà una partita diversa, speciale".

E sfiderà pure, per la prima volta, Daniele De Rossi.
"Con Daniele sono cresciuto, lo stimo come uomo, calciatore e allenatore. È come un fratello".

Tutti gli AGGIORNAMENTI sul Sassuolo Calcio in TEMPO REALE!
Aggiungi SassuoloNews.net tra i tuoi canali WhatsApp: clicca qui

Sezione: News / Data: Mer 22 luglio 2026 alle 09:41
Autore: Manuel Rizzo
vedi letture