Una nuova era, senza rinnegare ciò che è stato costruito. Veronica Squinzi, amministratrice delegata del Sassuolo, ha raccontato a La Gazzetta dello Sport il presente e il futuro del club neroverde, partendo dalle radici del progetto voluto dalla famiglia Squinzi e arrivando alla nuova stagione con Alberto Aquilani in panchina.

Una lunga intervista nella quale emerge con chiarezza la filosofia del Sassuolo: continuità, programmazione e attenzione ai giovani, ma anche la volontà di aprire un nuovo ciclo dopo la fine dell'era Carnevali.

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Dal 2003 siete proprietari del Sassuolo. Come scoccò la scintilla? 
"Nasce dal desiderio di mio padre di restituire valore a un territorio per noi importante, il distretto della ceramica di Sassuolo, che ci ha dato tanto. Abbiamo sempre guardato al Sassuolo con la nostra visione imprenditoriale: pazienza, programmazione, metodo, costanza, investimenti mirati, strutture moderne e modello gestionale rigoroso". 

Venendo al presente. Lei è una proprietaria in prima linea: gioie e dolori del calcio? 
"La gioia più grande è vedere un ragazzo del vivaio esordire al Mapei Stadium. L’ultimo è Cinquegrano, ma in questi anni ne abbiamo visti tanti. Il dolore è stata la retrocessione di due anni fa, vissuta come una ferita familiare. Importante è ripartire sempre e farlo con le persone che hanno a cuore la società. Mi preme ringraziare Giovanni Carnevali che ha chiuso un ciclo di 13 anni straordinario. Ora si apre un’era nuova ma non da zero. Con noi è rimasto il Presidente Carlo Rossi, che è la nostra continuità. Come ad e direttore generale abbiamo riportato a casa Andrea Fabris. Poi c’è mio fratello Marco come vicepresidente e, soprattutto, lo staff del Sassuolo"

Alberto Aquilani pare una scelta azzeccata?
"Sì, e molto voluta. Alberto lo conoscevamo già: è stato un nostro giocatore nel 2016-2017, condivide i nostri valori. L’abbiamo seguito a Firenze con la Primavera, a Pisa e poi al Catanzaro dove ha sfiorato la Serie A. Quando abbiamo chiuso con lui ho capito subito che era la scelta giusta. È un allenatore coraggioso, vuole proporre calcio, non ha paura di lanciare i giovani". 

Anche il ds Francesco Palmieri. Suo il mercato pieno di guizzi, come la cessione di Muharemovic. 
"Sì, Francesco è il nostro faro sportivo. Ha dato continuità nel momento più delicato. Da anni è in prima linea, costruendo il mix giusto di giovani e giocatori di esperienza. Un lavoro straordinario". 

La filosofia del Sassuolo in tre parole?
 "Come dice Andrea Fabris: “Ambiziosamente umili”. E aggiungerei responsabili. Ambiziosi perché vogliamo sempre migliorarci, umili perché sappiamo da dove veniamo, responsabili perché non facciamo mai il passo più lungo della gamba. Mio padre Giorgio diceva sempre che nel calcio come nell’impresa i conti devono tornare e le persone vengono prima dei bilanci". 

Un giocatore che incarna questa filosofia?
"Ne cito due. Domenico Berardi è il Sassuolo. Ha rinnovato per altri quattro anni. È la bandiera, l’emblema di fedeltà e talento. Se pensi al Sassuolo pensi a Domenico. E poi Nemanja Matic. Un campione con la C maiuscola, come dice Palmieri. È arrivato da noi con l’umiltà di un ragazzino. Aiuta i giovani, ci dà ordine, intelligenza, esempio". 

Domenica arriva il Milan, altra passione di famiglia, specie di suo padre Giorgio. È una gara particolare? 
"Non solo di mio padre, ma anche di mia zia. A casa nostra il Milan è sempre stato amato e rispettato. Sono sicura che la squadra affronterà questa partita con la determinazione e l’impegno che una sfida come questa merita"

A fine stagione sarà contenta se...? 
"Se avremo giocato un calcio coraggioso, divertente, con una squadra unita e, perché no, se i nostri giovani esploderanno dimostrando sul campo le loro potenzialità".

Ha fissato un termine per il vostro viaggio nel calcio?
"Il nostro motto è “Mai smettere di pedalare”, non fissiamo mai un termine al nostro viaggio ma guardiamo sempre al nostro prossimo traguardo". 

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Sezione: News / Data: Sab 10 ottobre 2026 alle 10:48
Autore: Sarah G. Comotto
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