Alberto Aquilani si racconta tra presente, passato e futuro. L’allenatore del Sassuolo ha parlato al Messaggero del suo impatto con la Serie A, del rapporto con Francesco Palmieri, del percorso che lo ha portato in panchina e dei modelli che hanno influenzato la sua crescita da tecnico.

Alberto Aquilani, il suo impatto con la Serie A meglio da allenatore o da giocatore?
"Bella domanda. La A è il massimo, quando inizi a giocare sogni di arrivarci e il giorno che ci riesci provi qualcosa di speciale, a Roma di più. Anche da allenatore le sensazioni sono speciali, si equivalgono".

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Il bello e il difficile in 5 partite?
"Il meglio quando vedo che i calciatori recepiscono, condividono e mettono in pratica quanto ricerco da allenatore. La A è difficile, non si può sbagliare nulla. La missione è curare al massimo tutti i dettagli, in tutte le fasi, per arrivare al risultato".

Il rapporto con il direttore sportivo Palmieri?
"Ottimo. Lo conosco da anni, ci siamo affrontati nelle giovanili. Ho sempre avuto una grande stima nei suoi confronti. È una persona che mi ha aiutato molto in questo inizio, abbiamo avuto oggettive difficoltà perché per vari motivi ci mancavano diversi giocatori. Non ha mai perso la bussola, mi ha supportato in questa fase per me nuova. Ha fatto quel che ha sempre detto, ha cercato di allestire una buona squadra e c’è riuscito".

Quando e come ha pensato di fare l’allenatore?
"Sin dal finale di carriera volevo capire questo ruolo, anche all’estero dove sono andato per conoscere nuove realtà. Quando ho deciso di smettere avevo già in testa questa cosa che è nata negli ultimi anni da giocatore".

Capello la definì timido: lei si sente timido?
"Io fondamentalmente sono un timido, più che altro rispettoso delle persone e del lavoro degli altri. Lo ero anche quando andavo a scuola, poi l’età e il calcio ti tolgono questo aspetto. Nel quotidiano ancora lo sono, sul lavoro no".

Le giovanili e lo staff alla Fiorentina, poi Pisa e Catanzaro in B: è stata la gavetta giusta per arrivare in A?
"Non lo so, credo che ognuno abbia una gavetta differente. Chi ci arriva prima, chi dopo. Per me ogni fase che ho vissuto è stata importante. Ho fatto esperienze, poi un anno ho deciso di stare fermo e l’ho voluto per guardare e riflettere: anche quella scelta è stata corretta. L’esperienza ti dà sempre qualcosa di più".

Sassuolo è l’isola felice come la si vede?
"È una dimensione in cui si lavora bene. Oltre al blasone, la piazza e il clamore ci sono le persone. Abbiamo risorse umane di altissimo livello e si sta bene. Sono fortunato".

È lo stesso ambiente dove ha giocato 9 anni fa?
"Rivedo quello che ho conosciuto, chi c’era e vale anche per i nuovi. Chi lavora nel club fa la differenza. Il filo conduttore non è cambiato".

Da Berardi a Matic, da Bakola a Volpato: garanzie e talento?
"Abbiamo un mix di ragazzi molto giovani e di esperienza. Penso che oggi sia importante andare in questa direzione, con il giovane accompagnato da un esperto. Servono le componenti giuste per far sì che la squadra abbia un po' di tutto".

I suoi predecessori in neroverde si sono tolti parecchie soddisfazioni: pure per questo non ha esitato?
"Non ci ho pensato, non la metto su questo piano. Nei colloqui che ho avuto ho riscontrato il posto giusto per le caratteristiche. Il club va nella direzione dove mi piace andare".

Un allenatore di assoluto riferimento?
"Ne ho avuti tanti e da ciascuno ho preso qualcosa. Non si possono fare paragoni, ognuno mette qualcosa di suo. Quello che negli anni mi ha stimolato di più è De Zerbi: siamo amici e mi sono confrontato tanto con lui".

Chi la incuriosisce di più tra i giocatori degli altri?
"I giovani in rampa di lancio, come Cisse del Milan perché voglio capirne l’evoluzione. Penso a Favasuli al Napoli, Liberali al Como e alla crescita del nostro Bakola".

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Sezione: News / Data: Mer 07 ottobre 2026 alle 14:01
Autore: Manuel Rizzo
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