Corsi e ricorsi storici. Domenica il Milan tornerà al Mapei Stadium e ritroverà un avversario che, negli ultimi anni, gli ha regalato più di un dispiacere. Ma ritroverà soprattutto Alberto Aquilani, oggi allenatore del Sassuolo e, quattordici anni fa, centrocampista rossonero per una sola stagione.

Un capitolo breve, intenso e rimasto incompiuto. Aquilani arriva al Milan nell’estate del 2011, quando ha 27 anni e una carriera ancora alla ricerca di una sistemazione definitiva. A Roma era stato "Il Principino", soprannome inevitabile per chi veniva accostato a Giuseppe Giannini, "Il Principe". Poi il trasferimento al Liverpool per circa 20 milioni di euro, il prestito alla Juventus e quindi quello al Milan. Domenica, però, sarà dall’altra parte. E dopo aver già battuto una sua ex squadra, la Juventus, Aquilani proverà a fare lo stesso anche contro i rossoneri.

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Il Milan del 2011 e l’eredità pesante di Pirlo

Quello che accoglie Aquilani è il Milan campione d’Italia in carica. In mezzo al campo ci sono giocatori come Seedorf, Ambrosini, Flamini e Van Bommel. Andrea Pirlo, invece, ha appena salutato per trasferirsi alla Juventus. "Ho caratteristiche diverse, ma l'eredità di Andrea Pirlo sarà per me una responsabilità in più", disse Aquilani al suo arrivo.

L’operazione viene costruita da Adriano Galliani con il Liverpool sulla base di un prestito con obbligo di riscatto fissato a 6 milioni di euro più uno di bonus, legato però al raggiungimento di almeno 25 presenze stagionali. Una clausola destinata a diventare decisiva.

Un inizio che prometteva molto

La partenza è positiva. Massimiliano Allegri utilizza Aquilani in diverse posizioni, da mezzala a trequartista nel 4-3-1-2. All’esordio contro la Lazio arriva subito un assist, poi trova anche il gol a Napoli.

Fino a Natale gioca praticamente sempre. Tra Serie A e Champions League accumula 18 presenze entro dicembre, con un gol e sei assist. Numeri che sembrano rendere il riscatto quasi una formalità. Poi cambia tutto.

L’infortunio alla caviglia e il lungo stop

A gennaio arriva un problema alla caviglia. Inizialmente lo stop previsto è di circa un mese, ma i tempi si allungano. La terapia conservativa non dà i risultati sperati e Aquilani resta fuori prima due mesi, poi quasi tre.

Quando rientra, a marzo, la situazione è completamente diversa. La condizione non è più quella della prima parte della stagione e Allegri comincia a utilizzare con maggiore continuità altre soluzioni, compreso Emanuelson sulla trequarti. Il minutaggio di Aquilani si riduce drasticamente.

Quelle 22,5 presenze che cambiarono tutto

Per far scattare l’obbligo di riscatto, Aquilani avrebbe dovuto raggiungere quota 25 presenze, ma le apparizioni da subentrante venivano conteggiate soltanto per mezzo gettone. A metà aprile il totale era fermo a 22,5.

Il Milan, impegnato anche nella corsa Scudetto contro la Juventus, decide di non portare il centrocampista alla soglia necessaria per far scattare il riscatto. Una scelta condivisa tra Galliani e Allegri.

Aquilani racconterà successivamente quel momento: "Mi chiamò nel suo ufficio per spiegarmi la situazione e apprezzai la sua sincerità. Il Liverpool non era contento, voleva monetizzare, si è sentito preso in giro dal Milan e ha preferito trattare con altre squadre".

L’ultima partita nella giornata dei grandi addii

A maggio arriva l’ultima presenza rossonera. È Milan-Novara, una partita diventata soprattutto la giornata degli addii di Inzaghi, Nesta, Gattuso e Seedorf. Tra quei titoli di coda c’è anche Aquilani, anche se in maniera meno rumorosa.

Il Milan non lo riscatta, il Liverpool volta pagina e nell’estate del 2012 il centrocampista approda alla Fiorentina, dove vivrà tre stagioni importanti. La sua parentesi milanista si chiude così: con la sensazione di qualcosa che, almeno nella prima metà dell’anno, avrebbe potuto prendere una direzione molto diversa.

Ora il Milan lo ritrova da allenatore

Quattordici anni dopo, Aquilani ritrova il Milan con un ruolo completamente diverso. Oggi guida un Sassuolo giovane, propositivo e costruito sulla volontà di giocare, tenere il pallone e alzare il baricentro. Una squadra che in questo avvio di stagione ha già battuto la Juventus, altra ex del tecnico.

E il Mapei Stadium non è esattamente il posto dove il Milan ama tornare. Nella scorsa stagione il Sassuolo vinse 2-0, in una delle peggiori prestazioni del secondo ciclo di Allegri sulla panchina rossonera. Allora si giocava alle 15, stavolta il calcio d’inizio sarà alle 18.

Cambiano l’orario, l’allenatore e molti interpreti. Ma resta un dato: in Emilia il Milan, storicamente, ha spesso sofferto. E stavolta dall’altra parte troverà anche un ex che quella maglia l’ha indossata, l’ha sfiorata davvero soltanto per pochi mesi e l’ha lasciata con una storia rimasta a metà. Aquilani-Milan, dunque, non sarà soltanto Sassuolo contro rossoneri. Sarà anche un piccolo conto aperto con il passato.

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Sezione: News / Data: Gio 08 ottobre 2026 alle 20:00
Autore: Manuel Rizzo
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